Bauman: “Berlusconi? Un incidente Gli italiani sapranno andare avanti”

da LA STAMPA

29/10/2011 – INTERVISTA
Bauman: “Berlusconi? Un incidente
Gli italiani sapranno andare avanti”

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Zygmunt Bauma, sociologo e filosofo polacco, è nato nel 1925

“La precarietà è in aumento
ci troviamo su un campo minato
Gli indignati? Senza programmi”
FLAVIO ALIVERNINI

Zygmunt Bauman è a Roma, al Salone dell’Editoria Sociale per una lectio magistralis, introdotta da Guliano Battiston, sul tema “Etica e Responsabilità pubblica”. L’abbiamo incontrato ieri a pochi passi dal centro due ore dopo il suo arrivo e l’occasione è sembrata propizia per proporgli una riflessione sulla nostra maniera di intendere morale e politica.

Il tema dell’etica nella responsabilità pubblica tocca da vicino noi italiani. Che idea si è fatto del nostro primo ministro?
Berlusconi è un fenomeno unico che non si è manifestato in nessun altra cultura politica democratica. E’ molto astuto e riesce sempre a manipolare gli alleati nonostante le differenze che esistono fra di loro: ha le capacità che servono a mantenere il potere. Che poi abbia anche la qualità necessaria a guidare un meraviglioso paese come Italia con le sue grandiose tradizioni di indipendenza e autonomia, questa è un’altra questione. Ne parlo con tante persone ma nessuno mi da una buona spiegazione: forse è un momento di mancanza di attenzione, dove non si guarda alla vera essenza delle cose. Sono convinto, però, che tra poco gli italiani guarderanno indietro e si domanderanno: come è possibile che sia successo tutto questo? Berlusconi è un incidente: tutti i paesi hanno qualche dispiacere dalla storia.

Ma se Sarkozy e la Merkel ridono di noi si prendono gioco dell’Europa intera, non crede?
De Gasperi è stato uno dei pionieri dell’Europa e l’Italia è stata coinvolta nella formulazione dell’idea fin dall’inizio ma adesso tutto il Vecchio Continente è in crisi. Una crisi legata agli eventi di un mondo globale: anche se fosse stata più unita economicamente non avrebbe potuto causarla da sola.

L’asse franco-tedesco sta andando nella giusta direzione per risolverla?
La Germania e la Francia hanno avuto il placet dagli altri paesi dell’Ue per la loro strategia ma il piano è quello di ricapitalizzare le banche: significa tornare indietro al punto di partenza. E’ un tentativo di gestire la crisi senza rimuovere le vere cause di essa. Penso che nei prossimi anni i cambiamenti saranno profondi: il sistema economico non è stato capace di autoregolarsi.

In Italia il dibattito politico si sta concentrando su una norma del governo che permetterebbe licenziamenti più facili. Sono i lavoratori a pagare il prezzo più alto per la crisi?
E’ risaputo che i guadagni tendono a privatizzarsi e le perdite si redistribuiscono. Si pensava che lo sviluppo della classe operaia fosse inarrestabile ma così non è stato: basta vedere cosa sta accadendo alla Fiat e alla Pirelli. Gli operai stanno scomparendo, non avremo più proletari ma precari. E i sentimenti che li guideranno saranno la paura e la perdita di autostima.

Nel mondo infiammano le proteste. Crede che la “rivolta degli indignati” possa canalizzare questi sentimenti negativi?
Non è un movimento rivoluzionario. Non ci si può aspettare una rivoluzione da chi non ha un programma e una visione alternativa di società.

Dove sfocerà la loro protesta?
Questo non lo so, ma siamo in un campo minato: circondati da materiale esplosivo nascosto ma che sicuramente da qualche parte, in qualche momento, esploderà. Non si può dire dove e quando. La gente scende in piazza in tutti i paesi ma l’obiettivo delle proteste è diverso ovunque, non c’è unità. Solo rabbia e rancore. Questa è una nuova forza politica: provare di poter distruggere ciò che non piace. Proprio ciò che è successo a Mubarak, Gheddafi e Ben Ali. Ma lo stesso impeto può concentrarsi nella costruzione di qualcosa? Questo è il problema.

Vede un punto di forza nella struttura sociale italiana?
La forza dell’Italia sta nelle relazioni familiari. In Gran Bretagna, per esempio, è facile sentirsi abbandonati e soli mentre in Italia c’è un sistema di relazioni familiari più esteso. Questo significa che se un membro della famiglia ha successo può condividerlo con tutti gli altri e se ha problemi può aspettarsi l’aiuto di tutti gli altri: una specie di ammortizzatore. Sfortunatamente non è così nell’Europa del Nord dove le cadute sono più dure
 

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