PROMEMORIA Fortini e Della Mea sulla morte di Franco Serantini

PROMEMORIA      Fortini e Della Mea     sulla morte di Franco Serantini      

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la ballata di franco serantini – YouTube
Era il sette di maggio, giorno delle elezioni, e i primi risultati giungon dalle prigioni: c’era un compagno crepato là, era vent’anni la sua età. Solo due g…
<www.youtube.com/watch?v=bb3eZ2BlYe4 – Cache>

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Ivan della mea Ballata per Franco Serantini

Di nome avevi Franco,
cognome Serantini;
i nazi-celerini
ti han fatto morir.

Ti hanno preso in piazza,
gridavi “No al fascismo!”,
ma un figlio di nessuno
questo non lo può gridar.

Avevi solo vent’anni,
vivevi l’anarchia,
ti han coperto d’odio,
di botte e sangue. Sì!

Chiuso nella tua cella,
cercavi invano aiuto,
ma a un figlio di nessuno
l’aiuto non si da!

Così, la tua vita
te l’han strappata via.
Ridi, Democrazia
fascista e non Cristiana.

E tu, Scudo Crociato,
bestemmi anche al Cristo:
sei scudo del fascismo
di ieri e oggi, ancor.

Contro questo fascismo
che ha il segno della morte,
Franco, la tua sorte
ci chiede l’unità!

Una unità di classe,
sopra gruppi e partiti,
una unità in coscienza
di nuova resistenza.

“Tenetemi nel cuore!”
ci grida Serantini,
“Tenete questo amore,
è amore per lottar.

Tenetemi nel cuore,
compagni e cristiani!
Tornate, partigiani,
ed io non morirò!”

Fonte: AA. VV., Canzoniere della protesta 5 – Ivan Della Mea, Milano, Edizioni Bella Ciao, 1976

Informazioni La canzone è eseguita sull’aria di “Canto per la morte di Felice Cavallotti”, nota anche col titolo di “Povero Cavallotti”.
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Franco Fortini, PER SERANTINI

Il cinque di maggio del Settantadue nella città di Pisa
Alcuni miei concittadini agenti della polizia
Scatenati coi fucili rompendogli le ossa
Hanno ammazzato un giovane chiamato Serantini.
A quelli che lo hanno ucciso il governo ha benedette
Le mani con un sorriso
Alla radio hanno parlato dei nostri doveri
Negli anni della mia vita le vittime innocenti
La gente ha altri pensieri
Hanno coperto di corpi i continenti.
E ogni giorno il potere squarcia e distrugge chi
Non accetta chi non acconsente
Chi non si consuma con rabbie e devozione.

Lo so perché io guardo dalle due parti
Come un ridicolo iddio
Non voglio impietosire non lo mostro denudato
Con la fronte nera che i grandi gli hanno spezzato.
E potrei farvi piangere saprei farvi gridare
Ma non serve al difficile lavoro che abbiamo da fare.
Per questo queste parole non sono poesia
Se non per una rima debole che va via
Di riga in riga sibilo o memoria o augurio o rimorso di qualcosa
Che fu gloria o pietà per la nostra feroce storia
Canto che serbò un nome voce che amò una croce.

Non c’è ragione che valga il male né vittoria
Una vita la mia lo sa che tra poco sarà finita.
Ma se tutto è un segno solo e diventano i destini uno solo
E poi portiamo Serantini finché possiamo.
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Ivan Della Mea – L’Internazionale di Fortini (1994)     (

Ivan Della Mea sings Franco Fortini’s heart rendingly beautiful rewriting of the Internationale. “Siamo gli ultimi del mondo…” gets me every time! Lyrics below… Noi siamo gli ultimi del mondo. Ma questo mondo non ci avrà. Noi lo distruggeremo a fondo. Spezzeremo la società. Nelle fabbriche il capitale come macchine ci usò. Nelle scuole la morale di chi comanda ci insegnò. Questo pugno che sale questo canto che va è l’Internazionale un’altra umanità. Questa lotta che uguale l’uomo all’uomo farà, è l’Internazionale. Fu vinta e vincerà. Noi siamo gli ultimi di un tempo che nel suo male sparirà. Qui l’avvenire è già presente chi ha compagni non morirà. Al profitto e al suo volere tutto l’uomo si tradì, ma la Comune avrà il potere. Dov’era il no faremo il sì. Questo pugno che sale… E tra di noi divideremo lavoro, amore, libertà. E insieme ci riprenderemo la parola e la verità. Guarda in viso, tienili a memoria chi ci uccise, chi mentì. Compagni, porta la tua storia alla certezza che ci unì. Questo pugno che sale… Noi non vogliam sperare niente. il nostro sogno è la realtà. Da continente a continente questa terra ci basterà. Classi e secoli ci han straziato fra chi sfruttava e chi servì: compagno, esci dal passato verso il compagno che ne uscì. Questo pugno che sale…

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