fed la sala, LEA GAROFALO, TESTIMONE DI GIUSTIZIA.

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’NDRANGHETA. Concluso il processo sul primo caso di lupara bianca al Nord
LEA GAROFALO, TESTIMONE DI GIUSTIZIA. Sei ergastoli: al massimo della pena i sei imputati per l’omicidio di Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia uccisa e sciolta in cinquanta litri d’acido per aver testimoniato sulle faide tra la sua famiglia e un clan rivale.
I giudici hanno condannato all’ergastolo con l’isolamento diurno per due anni l’ex compagno di Lea, Carlo Cosco, contro cui ha testimoniato in dibattimento anche la figlia Denise.
domenica 1 aprile 2012.
 

[...] «Il fatto più importante oggi è che una giovane ragazza a cui hanno ucciso la mamma ha avuto il coraggio di essere testimone di giustizia. Ha rotto la paura e l’omertà e ha portato il suo contributo a scrivere una pagina di giustizia e verità», è il pensiero che Denise ha espresso attraverso il suo legale Vincenza Rando. «Abbiamo restituito dignità, verità e giustizia a sua mamma – ha detto in aula don Luigi Ciotti, fondatore di Libera – Dobbiamo inchinarci davanti a una ragazza che ha trovato il coraggio di rompere l’omertà» [...]

LEA GAROFALO (Wikipedia)

  Testimone uccisa e sciolta nell’acido
  sei ergastoli, c’è anche l’ex compagno

La sentenza della Corte d’appello di Milano per l’omicidio di Lea Garofalo, la testimone di giustizia che fu sequestrata nel capoluogo lombardo nel novembre 2009 e poi uccisa

di SANDRO DE RICCARDIS *

Ergastolo. Sono quasi le nove di sera, quando nella prima Corte d’assise di Milano, presieduta da Anna Introini, dopo più di quattro ore di camera di consiglio si legge la sentenza che condanna al massimo della pena i sei imputati per l’omicidio di Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia uccisa e sciolta in cinquanta litri d’acido per aver testimoniato sulle faide tra la sua famiglia e un clan rivale. Il tribunale accoglie in pieno le richieste del pm Marcello Tatangelo. I giudici hanno condannato all’ergastolo con l’isolamento diurno per due anni l’ex compagno di Lea, Carlo Cosco, contro cui ha testimoniato in dibattimento anche la figlia Denise.

Stessa pena per il fratello Vito. Ergastolo e un anno di isolamento, invece, per Giuseppe Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino, quest’ultimo ex fidanzato di Denise. Tutti erano accusati di sequestro di persona, omicidio e distruzione di cadavere.

Il collegio ha stabilito una provvisionale di 200mila euro per Denise e di 25mila per il Comune. Carlo Cosco perde la potestà genitoriale. Il processo aveva rischiato l’azzeramento per la nomina dell’ex presidente della Corte d’assise, Filippo Grisolia, al ministero della Giustizia, con scadenza dei termini della custodia cautelare a luglio. Il nuovo presidente è invece riuscito, con un calendario fitto di udienze, ad arrivare in tempo alla sentenza.

Si conclude così il processo sul primo caso di lupara bianca al Nord. Lea Garofalo era scomparsa in corso Sempione il 24 novembre 2009, arrivata dalla Calabria per tentare l’ultima riconciliazione con l’ex «pensando – ha spiegato il pm – che così avrebbe potuto continuare a vivere con Denise». Rapita e torturata per confessare cosa avesse raccontato agli investigatori, fu uccisa con un colpo di pistola e fatta scomparire. La ventenne Denise, con i legali Enza Rando e Ilaria Ramoni, ha ascoltato la sentenza da una stanza attigua all’aula.

«Il fatto più importante oggi è che una giovane ragazza a cui hanno ucciso la mamma ha avuto il coraggio di essere testimone di giustizia. Ha rotto la paura e l’omertà e ha portato il suo contributo a scrivere una pagina di giustizia e verità», è il pensiero che Denise ha espresso attraverso il suo legale Vincenza Rando. «Abbiamo restituito dignità, verità e giustizia a sua mamma – ha detto in aula don Luigi Ciotti, fondatore di Libera – Dobbiamo inchinarci davanti a una ragazza che ha trovato il coraggio di rompere l’omertà».

* PER APPROFONDIMENTI: La Repubblica, 30 marzo 2012

NEL SITO E IN RETE, SI CFR.:

VIDEO: ’Ndrangheta: Lea Garofalo rischia di morire una seconda volta
  Intervista esclusiva con la sorella della testimone di giustizia

LEA GAROFALO (Wikipedia)

IL SIMBOLO DELL’ 8 MARZO 2012: TRE DONNE CORAGGIOSE. Iniziativa del Quotidiano della Calabria, lanciata il 13 febbraio dal direttore, Matteo Cosenza. Il suo editoriale

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1 aprile 2012, di Antonio
FORSE BISOGNEREBBE RIPENSARLA QUESTA CULTURA! La delinquenza fa parte della nostra cultura…
E’ troppo diffusa la cultura che ad un torto si risponde con un altro torto ancor più efferato. Anche se i più non arrivano a scioglere nell’acido una persona il desiderio di vendetta è sempre vivo, a ciò si aggiunge anche il desiderio di guadagnare facilmente. Insomma la delinquenza fa parte della nostra cultura.
Dobbiamo dire grazie anche ai modelli diffusi dai nostri “rappresentanti”, vedi Andreotti, Berlusconi, Dell’Utri, ma anche da prosfessionisti senza scrupoli, vedi Alessandro Cozzi, i medici della clinica Santa Rita di Milano.
La cosa strana è che tutte queste persone hanno un elemento in comune: hanno tutti raggiunto il più alto livello di istruzione, l’elenco è interminabile. Tutti sono uomini di cultura tout court. Si dice che lo studio dovrebbe aprire la mente, sviluppare la capacità di analisi, il senso critico, il senso civico e tutti gli altri sensi, ma se così fosse perchè uomini di tale levatura arrivano a fare cose del genere ?
Forse bisognerebbe ripensarla questa cultura, e chiedersi se sia effettivamente l’unico strumento capace di liberare l’uomo dal suo desiderio di sopraffazione.
Antonio

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