Giorgio Galli. Con trucco e con inganno. La vera storia dei falsi diari di Hitler…

 

 

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Giorgio Galli. Con trucco e con inganno. La vera storia dei falsi diari di Hitler…
BY MIRO – 21 MAG ’12

C’è sempre una versione ufficiale. C’è sempre qualcuno che racconta una storia o la Storia illuminandone un angolo o oscurandone un altro, per fare tornare una verità strumentale a dei fini che non sempre sono quelli della comprensione dei fatti medesimi.

C’è anche chi una storia o la Storia se la inventa o la riscrive, per gettare in pasto ai posteri una narrazione che gli torna utile, consapevole che esiste una stratificazione di interpretazioni e la possibilità di farne affiorare una piuttosto che un’altra e circonfonderla con l’aura della verità sacrale.

C’è l’appassionato lettore di Storia, dilettante ma smagato, che tutto questo lo sa e con sempre attenta circospezione valuta il contenuto di un testo alla luce delle sue letture sull’argomento e utilizzando l’unico metodo che possiede da non specialista, l’incrocio dei dati che da quelle letture ha desunto.

C’è un fatto specifico che attira, come una calamita, l’interesse di molti soggetti diversi e con diverse intenzioni.

Insomma, quando si parla o si scrive o si legge di Storia bisogna tener sempre in conto che ciò che appare come la verità codificata spesso nasconde delle pieghe, talvolta oscure, dentro le quali solo un accorto occhio indagatore riesce a vedere e far affiorare una verità diversa da quella che altri avevano sapientemente occultato e rivestito con orpelli depistanti.

Se si tiene conto di tutto questo, la Storia diventa un’intrigante intricata foresta che spesso riserva delle sorprese davvero divertenti.

Se poi uno si accosta a un argomento come il Nazionalsocialismo tutto questo viene moltiplicato a dismisura.

Giorgio Galli, con la collaborazione di Luigi Sanvito, per i tipi di Hobby&Work, ha pubblicato un saggio breve Con trucco e con inganno. La vera storia dei falsi diari di Hitler, che rappresenta un concentrato di ciò che la Storia può offrire.

La storia dei falsi diari di Hitler è nota ai più come una delle bufale più sensazionali messe in atto negli anni ottanta e la sua versione ufficiale, da tutti più o meno condivisa, è cronaca del recente passato.

Protagonisti della vicenda, nella versione ufficiale, sono una rivista di larga tiratura, Stern, un giornalista della stessa,Gerd Heidemann, appassionato cultore di memorabilia e reperti nazisti, un falsario, Konrad Kujau, non particolarmente scaltro e capace, un emerito professore di Storia, Hugh Trevor-Roper, tra i maggiori esperti di nazismo in circolazione.

Stern acquisterà i diritti sui diari nella speranza di aver realizzato un lucroso business, il giornalista riceverà plausi nella speranza di essere entrato nell’empireo dei reporter d’assalto, il falsario intascherà una forte somma di denaro sperando di coronare una vita di stenti e truffe, il professore di Storia avrà la sua ribalta per placare la sua sete di notorietà.

Tutto questo durerà solo qualche giorno.

A una valutazione, anche sommaria, da parte di altri storici, i diari risulteranno palesemente falsi, pieni di approssimazioni e anacronismi banali. Stern sarà costretta a fare una rapida retromarcia, il falsario sarà denunciato e poi condannato, l’emerito professore sarà costretto a pubbliche scuse, il giornalista sarà travolto da questa vicenda che ha del surreale ma che viene descritta, nella versione ufficiale, come plausibile.

In fin dei conti, se si tiene conto, dell’interesse spasmodico di certe riviste nel ricercare notizie, l’avidità dei falsari sempre alla ricerca di qualche pollo da spennare, il desiderio di pubblicità di certi storici, la psiche favorevole alla credulità da parte di un giornalista in pieno trip nazi, tutto si può spiegare con un clamoroso collettivo abbaglio, indotto proprio da queste pulsioni divergenti negli interessi ma coincidenti nell’avvalorare la bufala.

In fin dei conti, di valutazioni e perizie errate da parte dei cosiddetti esperti è costellata la cronaca, le false teste di Modigliani ripescate in un canale di Livorno, frutto di un scherzo goliardico da parte di tre buontemponi e giudicate autentiche da fior di critici d’arte, ne sono esplicitazione didascalica.

La ricostruzione storica di Giorgio Galli parte proprio da questo. Possibile, si chiede l’autore, che una manipolazione così dilettantesca possa essere solo il frutto di un abbaglio in buona fede?

Possibile che uno storico di chiara fama sia tanto ingenuo e sprovveduto da lanciarsi in una perizia parziale, sommaria, non ponderata minimamente?

Con una serie di approfondimenti e di contro deduzioni, attraverso cui il saggio si snoda, Galli fa affiorare una verità diversa e più credibile, anche se, dato l’argomento e lo scandaglio nel mare torbido sottostante ai fatti, può apparire a prima vista come incredibile.

Incredibile come tutte quelle ricostruzioni che si tingono di una lieve dietrologia che in questo caso però è quanto mai documentata, tanto da farla apparire come una verità soggiacente e sottaciuta.

Che cosa è contenuto in questi falsi diari di tanto compromettente per qualcuno? È il famoso e mai chiarito, nella sua dinamica e nei suoi fiancheggiatori, volo di Rudolf Hess, delfino di Hitler, che, nel tentativo di cercare un abboccamento con “il circolo della pace” inglese, un gruppo di nobili che avevano visto con occhio benevolo l’ascesa di Hitler al potere e che desideravano la pace con il Terzo Reich, si paracadutò in Inghilterra.

Acciuffato, sostenne di aver agito da solo e non fu ascoltato da quelli che dovevano essere i suoi interlocutori.

Hess fu derubricato a pazzo e venne sepolto e rimosso dalla memoria collettiva, per poi ricomparire solo al processo di Norimberga.

Galli indaga su questa vicenda a partire da un dato sottovalutato dai più. Tra i membri più in vista e potenti ai vertici del partito nazionalsocialista e del Terzo Reich c’erano delle personalità come Hess e lo stesso Hitler, sorprendentemente attirate dall’occulto, invischiate in un esoterismo a sfondo magico che ne dettava i comportamenti. Oltremanica questo spirito esoterista, magico, appassionato dell’occulto, aveva attecchito in circoli piuttosto ben radicati e ben introdotti a corte, nemici più o meno espliciti di Churcill e della sua politica di guerra totale contro il Terzo Reich. Questo spirito, che tra l’altro pensava a una comune discendenza razziale e di civiltà, doveva rappresentare il collante e il tramite per saldare i destini dei due popoli in un’alleanza che doveva necessariamente portare alla pace.

È a questo punto che Galli inserisce la pista dei servizi segreti inglesi che temevano ripercussioni negative sull’immagine dei reali inglesi che, pur non sodali di questi circoli, ne erano contigui.

Tutta la messinscena del ritrovamento dei falsi diari di Hitler sarebbe dunque un architettato piano dell’Intelligence inglese per screditare queste voci di possibili pastette e comunioni tra gli esoterici tedeschi e i circoli inglesi.

A prima vista sembra un piano, seppur ben costruito, delirante. Sarebbe stato più facile mettere a tacere tutto, insabbiando, piuttosto che uscire con un botto per poi farlo colare a picco.

Ma qui ci viene in aiuto una citazione di George Bernard Shaw che l’autore inserisce alla testa del saggio: ”Non ci sono segreti meglio custoditi di quelli che tutti conoscono”.

Insabbiare ha un rischio. Qualcuno scavando potrebbe far riaffiorare una verità scomoda che risulterebbe devastante, proprio perché potenziata dal suo occultamento.

Costruire un falso, lavorare per farlo accreditare come vero e poi nel giro di pochi giorni bollarlo, nel ridicolo generale, come impostura è il metodo migliore per cancellarlo definitivamente.

Discreditare è meglio di nascondere. Un oggetto nascosto può essere rinvenuto. Un oggetto discreditato, se il discredito è ben mirato, non ha più possibilità di rivalutazione.

Il saggio non presenta nuove rivelazioni clamorose, né prove fresche a sostegno. È costruito smontando i dati a disposizione e provando a ricostruirli con una logica ferrea e investigativa che infonde nuova chiarezza anche a quei passi che sono, a detta dello stesso autore, i più controversi e ambigui.

Suo pregio primo è la costruzione degli eventi, che ben lungi dall’essere mera elencazione di fatti, hanno una vitalità e una vividezza tipica più delle spy story che di un saggio storico.

Inducono a una lettura travolgente nel susseguirsi di nuovi apporti e nuove congetture, tutte concatenate in una logica stringente e filologica che lascia poco spazio ai dubbi e alle deflessioni.

Suo pregio secondo, e per me fondamentale, è la ricostruzione di una temperie, di un mondo, di una fascinazione che spazzò tutta l’Europa tra la fine dell’ottocento e la metà del Novecento. Il mondo dell’occulto, l’esoterismo, il magico, così come il razzismo e l’antisemitismo che furono patrimonio ambiguo di molti.

Fu da quella poltiglia ideologica e misterica che mischiava sovrannaturale e carne, che nacque il frutto perverso che si condensò con teutonica perfezione tecnica nel Terzo Reich.

Ma quella poltiglia ideologica, fortunatamente sedata in altri paesi, costituì comunque la filosofia demoniaca comune di quel tempo.

Tramonta così l’interpretazione consolatoria che Hitler rappresentò una parentesi nel sonno della ragione. Hitler fu il figlio perverso ma coerente del suo tempo.

Per dirla con il poeta: «La Storia siamo noi, nessuno si senta escluso».

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