Corrado Bevilacqua,Cosi s’ammazzano anche i cavalli

Monti i Chicago Boys, il Cile di Pinochet
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Cosi s’ammazzano anche i cavalli

Difficile immaginarsi miglioramenti nella seconda parte dell’anno e quindi il calo del pil italiano nel 2012 potrebbe anche andare oltre il 2,4%. Cosi’, in sintesi, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi ipotizza un peggioramento dello scenario della crisi, a pochi giorni dalle previsioni del Centro studi degli industriali che indicavano un arretramento della crescita del 2,4%, parlando dell”’orlo di un abisso”.

Proprio ieri il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, aveva indicato una probabile contrazione intorno al 2% ed oggi il neoministro dell’Economia Vittorio Grilli ha spiegato di non aver ancora fatto le stime ma di prendere sempre ”con massimo rispetto quello che ci viene da Bankitalia”. La precedente stima dell’istituto centrale avanzata il 31 maggio scorso era ”di una contrazione dell’1,5% con uno scenario buono”. Oggi arrivando al Forum annuale del Comitato Leonardo il presidente degli industriali prima si schermisce – ”sono in silenzio stampa”, ”ho perso la voce”, scherza evitando di rispondere ad alcune domande sulla concertazione dopo le fortissime polemiche dei giorni scorsi – ma poi parla chiaro e tondo: di crescita, di sviluppo e di quella riforma di lavoro che proprio non lo soddisfa, e su cui ”aspetta di farsi convincere” dal ministro Fornero.

”Nella migliore delle ipotesi il pil calera’ nel 2012 del 2,4%, ma in effetti, probabilmente, sara’ anche qualcosa di piu’, perche’ nella seconda parte dell’anno faccio fatica a vedere miglioramenti”, dice Squinzi sottolineando pero’ come ”si stiano facendo dei passi molto interessanti anche con la spending review” e che nel dl sviluppo ci sono ”tante buone idee”. ”Abbiamo -dice- grandi aspettative che vengano tradotte in pratica”. Quello che invece non funziona, continua a ribadire il numero uno degli industriali, e’ la riforma del Lavoro, che ”non ha migliorato sensibilmente la flessibilita’ in uscita e in compenso ha abbassato la flessibilita’ in entrata”.”Credo che qualche correttivo sia necessario”, dice poi raccontando di averne parlato piu’ volte con il ministro del lavoro , Elsa Fornero che ”nel confronto a tu per tu” e’ sembrata una ”persona molto disponibile” e ”continua a ripetere vedrai che io ti convincero”’.

Quindi, aggiunge Squinzi, ”aspetto di farmi convincere, visto che sono disponibile e aperto al dialogo”. Il ministro Fornero conferma il dialogo avviato con il numero uno di Confindustria e a distanza replica:”lo convinco ogni giorno”, ”lo vedo spesso” e ”mi sono impegnata nel tempo che mi resta da ministro a convincere gli scettici che questa riforma e’ una buona riforma all’interno delle circostanze”, ”non e’ una buona riforma in senso assoluto ma non esiste una buona riforma in senso assoluto”.

Fin qui il presidente di Confindustria. Poi viene tutto il resto. Ed il resto ci dice che nulla è peggiore di un governo di tecnici. I problemi che ci troviamo ad affrrontare non sono infatti tecnici ma politici. Ciò che manca è la visione d’un futuro per il paese. Tale visione non può essere fornita dalla tecnica. Essa può essere fornita solo dalla politica. E qui cade l’asino.

Non è colpa di Monti se il suo governo non riesce a cavare un ragno dal buco. E’ colpa di chi l’ha messo lì, a fare il prrimo ministro, nella speranza che potesse risolvere i problemi del paese. Come? Con quai idee? Quale progetto di società? Le idee giuste non cadono dal cielo, ma nascono dalla pratica sociale. Qual fu mai la pratica sociale di Monti?

Monti ha sbagliato tutto, come economista e come politico. Come economista perché ha dimenticato che non esiste la politica dei due tempi, essere rigorosi non significa semplicemente tagliare laa spesa pubblica. Essere rigorosi significa approntare un piano di sviluppo, ssignifica programmazione economica, significa lavorare per migliorare l’uso delle risorse sulla base di un piano di sviluppo.

Monti ha fatto l’esatto contrario. Ha tassato, ha tagliato, ha precarizzato anche chi non era precario e cos’ha ottenuto? Ha ottenuto che il Pil cala, la disoccupazione aumenta, il deficit pubblico aumenta essendo in rapporto con il Pil. Insomma, sta distruggendo l’economia italiana in nome della dottrina del libero mercato. Ha combinato le cose in modo analogo a quello elaborato nel 1973 dai Chicago Boys per il Cile di Pinochet.

Questa è la verità.

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