Mirko VOLPI, la crasta commedia

 [So che non so ciò che so] La CRASTA COMMEDIA, di Dante Ali-J. – Traccia VIII [Dante Alighieri feat….

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La CRASTA COMMEDIA, di Dante Ali-J. – Traccia VIII [Dante Alighieri feat. Mirko V.]
pubblicata da Mirko Volpi il giorno Venerdì 11 gennaio 2013
Traccia VIII
Sciallandomela, adesso vi racconto
che prima di arrivare fino a lì,
giusto sopra quel laido sgabbiotto
vedevamo due mega falò, tipo,
anzi erano proprio due canne accese
che mandavano segnali di fumo.
E io faccio a quel crasto sapientone:
“Zio, ma cosa sono quelle storie?
E chi son mai quei due cannaioli?”.
E lui: “In mezzo a questo grande schifo,
forse potresti, sul pozzangherone,
già sgamare quello che vai cercando”.
Mai ho visto schizzare sù la leva
della slotmachine così veloce,
come veniva un motoscafo Riva
a manetta, scheggiando sulla melma,
guidato da una specie di Schettino
che mi fa: “Eccoti qua, truzzo bastardo!”.
“Flegïas, Flegïas, scassi la minchia
a vuoto”, gli fa Virgi, “pensa solo
a portarci attraverso ’sto pantano”.
Come uno sfigatone che dai bulli
inculare si è fatto il motorello,
così a quello gli tocca stare muto.
Il mio maestro zompa sopra il Riva,
e io lo seguo a ruota bello fresco,
così che a momenti ci ribaltiamo.
Appena noi ce la scialliamo sopra,
il sosia di Schettino mette in moto:
mai figo vivo fu su quel Naviglio! [30]
Mentre andiamo sull’acqua della fogna,
un uomo di fango ci si presenta
e mi dice: “Ma tu chi cazzo sei?”.
E io: “Se sto qua, poi tra poco telo:
ma cazzo sei tu, che sei così cesso?”.
E lui dice: “Boh, sono uno che sclera”.
E io faccio: “In mezzo agli sbattimenti,
truzzone infame, devi rimanere:
nel senso, che alla grande ti ho sgamato”.
Il tizio slunga le mani sul Riva;
Virgilio gli dà una botta e dice:
“Càvati tu dalle balle, sfigato!”.
Mi bacia, mi abbraccia, mi batte il cinque
e dice: “Sei un vero bullo, un giustone,
viva quella mitica di tua mamma!
Questo da dio se l’è sempre tirata;
ma non ha mai combinato una mazza:
ecco perché qui dà fuori di matto.
Chi da vivo si gasa come un figo,
è un laido che qui adesso se la sguazza,
noto soltanto per essere un pirla”.
E io: “Zio, mi piacerebbe una cifra
vederlo giù schiaffato nella merda
mentre noi usciamo fuori dal pantano”.
E lui: “Stai tranqui, prima dell’arrivo
ci beccheremo questa scena e tu
ti scasserai a furia di ghignate”.
Ed infatti, poco dopo, quel truzzo,
grazie Dio!, vedo come lo gonfiano
di mazzate tutti gli altri tamarri,
sbraïtando: “Spacchiamoglielo il culo,
a Filippo!”, e il maranza milanese
ormai stava fuori come un balcone. [63]
Lo smolliamo lì, e bon, resto muto;
ma sùbito mi flasha un grido assurdo:
fai ballare adesso l’occhio, mi dico.
E mi fa il mio guru: “Sbarba, stay ready,
eccoci alla metropoli di Dite,
con i peggio truzzi, che son legione”.
Ed io: “Zio, già nella metro-inferno
vedo le torri, sembrano una cifra,
rosse da paura, quasi come luci
di un sexy-shop”. E lui fa: “Per l’eterno
le appiccia tutte un super mega fuoco:
tutto brucia nella dannata metro”.
Arriviamo poi davanti a fossati
assurdi che Dite City proteggono,
con muri paura, di cemento armato.
Ce la giriamo un poco tutt’attorno,
quindi si blocca il sosia di Schettino
e ci grida: “Ecco, lì ci sta l’ingresso”.
Ed io vedo proprio sopra una cifra
di fattoni stare a guardia della porta,
e ci dicono, incazzosi: “Chi minchia
viene nel regno dei morti tamarri?”.
E Virgilio, da vero gaggio, a quelli
gli fa il dito e tipo altri segni strani.
I diavoli cannaioli abbassano
la cresta un poco ed in coro ci dicono:
“Oh zio, tu puoi passare, ma l’altro
zerello; nel nostro fetido regno
s’è imboscato: adesso sciò, camminare,
se la sfanghi da solo, se ci riesce”.
Lettore, quanto me la son cagata
a sentir queste storie allucinanti:
a casa non torno più, mi son detto. [96]
“Oh grande guru mio, che già il culo altre
volte mi hai parato e me l’hai fatta
sfangare nella Traccia number one”,
gli dico, “non mollarmi proprio adesso;
se a noi manca il pass per Dite City,
a posto, via, teliamo, arrivederci”.
E quel ganzo letterato e laureato
d’un Virgilio: “Stai sciolto, qui”, mi fa,
“nessuno ci può rompere i coglioni.
Dio lo vuole. ’Spetta qui, sù, fa’ il bravo,
non andare ora in sbattimento: mica
ti posso far schiattare in questa merda”.
Mi molla lì Virgilio, il mio guru,
ed io resto da solo e me la meno,
tornerà, non tornerà, e chi lo sa.
Da quel posto non sentivo una mazza,
ma ecco in zerodue che i diavolacci
tutti schizzano vïa e se la fugano.
Avevano i perfidi satanassi
sbattuto la porta in faccia a Virgilio,
che tornava da me loffo da bestia.
Mi sembrava molto imparanoiato,
triste da dio e sminchionato peso:
“Quelli mi hanno cacciato dal locale!”.
Ma poi mi fa: “Tu stai tranquillo, fra’,
anche se sclero: io a quegli stronzi
devo proprio fargli il culo a capanna.
Già una volta, ricordo, hanno provato
tipo a fare gli splendidi bloccando
la porta di questa metro infernale,
dove hai trovato l’oscuro murales.
Queste grigie stazioni attraversando,
tutto solo sta qui per arrivare
un figo che la porta ci aprirà”. [130]

Mirko VOLPI, la crasta commediaultima modifica: 2013-01-13T17:26:42+00:00da mangano1
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