Dossier Storia & Storici ,Il Manifesto del declino

 

 

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Il Manifesto del declino
2011 – cronache del Belpaese – 2012 : alla ricetrca della ingovernabilità
 
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Il Governo Monti (il 130° dall’Unità, il 61° dell’era repubblicana) è caduto rispettando la durata media dei governi: poco più di un anno e un mese. La legislatura XVI si è conclusa. Manca giusto un mese al voto. Lo spettacolo ha inizio e purtroppo siamo in prima fila. 200 liste elettorali, migliaia di candidati in fila, televisione per tutti e prima pagina per i più fortunati: leader vecchi e nuovi, noti e ignoti. C’è posto per tutti. Questa campagna elettorale, forse la più triste della storia repubblicana, ha già fissato il suo tema dominate: i cittadini vogliono pagare le tasse? Al Repubblica deve rimanere in Europa? Sarà possibile celebrare le nozze gay? IMU sì, IMU, no. Redditometro sì o no. Chi a rubato di più? Chi davvero ha fatto pulizia nelle liste? I nomi che circolano sono sempre gli stessi, la teoria unificata del potere che tiene insieme tutta la classe dirigente è consolidata, appartiene alla storia del Belpaese e fa la struttura del suo “sistema”: è la celebrazione della instabilità e della ingovernabilità come ragione di immobilismo e di occupazione del potere. A guardarsi indietro, a fare la cronaca di questo 2012 ci si perde e le date sono già scomparse nell’esperienza e nella memoria. Facciamo un po’ di storia: alcuni ricordi, alcuni frantumi.
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Dossier Storia & Storici
Il manifesto del declino
2011 – cronache del Belpaese – 2012
alla ricerca della ingovernabilità
 
Parte Prima – 2011: tra 25 luglio e 8 settembre
 
Ouverture : Il Belpaese: “150 anni, 130 governi”  – 
6 ottobre 2011 –  La storia del Belpaese tra passato e futuro 
11 novembre 2011 – “Professore ci salvi lei”
16 novembre 2011 – La lenta e apparente fine di un ciclo politico
17 novembre 2011 – Per un Governo di impegno nazionale
27 novembre 2011 – Mario Monti. La linea del Piave
19 dicembre 2011 – Ma l’Italia è davvero un Belpaese?

Parte seconda – 2012, lo spettacolo è questo
 
29 maggio 2012 – Dopo il voto: ai confini del caos?
9 luglio 2012 – L’inverno di Monti
11 dicembre 2012 – Mario Monti: il manifesto del declino
14 dicembre 2012 – Monti si candida: salvi tutti !
17 dicembre 2012 – Monti in scena? Su il sipario
21/22/23 dicembre 2012 – l tormentone del Monti-bis
28 dicembre 2012 – Lo spettacolo ha preso il via: tutti in scena

Per cominciare
 
Ouverture  – Il Belpaese: “150 anni, 130 governi” . Le strutture originarie del sistema Italia
Il pensiero liberale, idealista, fascista, socialista, revisionista hanno offerto rappresentazioni della storia unitaria che trova ora nuova linfa nel federalismo padano e una alluvione editoriale è già in corso in vista dell’anniversario e delle sue celebrazioni. Ma la vulgata del Bel Paese è sempre la stessa: il primato dell’Italia e i caratteri dell’italianità, l’eccellenza culturale e storica della civiltà, il patrimonio culturale che il mondo ci invidia e l’intelligenza flessibile, creativa, intrisa di libertà di un popolo di risparmiatori, imprenditori, emigranti e stilisti che affronta la globalizzazione all’insegna dello “speriamo che io me la cavo”. Sarcasmo e ironia? Contestazione distruttiva? No: analisi della vicenda storica. Ecco un tentativo di ripercorrere il ciclo unitario alla ricerca delle strutture profonde del Bel paese, dei suoi caratteri originari, quelli che vincono sulla lunga durata e rischiano di vincerla anche sulla globalizzazione che è la rivoluzione del nostro presente.
 
6 ottobre 2011 146 – La storia del Belpaese tra passato e futuro : 8 settembre 2011, 25 aprile …
I mesi di luglio, agosto e settembre hanno segnato la messa a riposo del leader che ha scritto la storia del nostro paese (lo ha rappresentato tutto in sé stesso) per almeno un ventennio, forse anche di più. Responsabile della sconfitta in una guerra dichiarata ai fantasmi del comunismo. del ruolo sociale delle imprese e dello sviluppo democratico, Berlusconi è ormai quasi ininfluente all’interno del suo stesso partito e ancora incerto sulle vie di fuga. Ma gli effetti di questo 25 luglio 2011, ora come nel ‘43 sono un vuoto di potere, all’apparenza incolmabile, . Esposto ai continui attacchi del mondo di fuori e costretto ai continui ripiegamenti di un esercito in via di dissoluzione il Belpaese è ormai privo di guida e di una classe dirigente e di governo in grado di reggere l’impatto del continuo ripiegamento del fronte: una ritirata strategica che diviene rotta.
 
11 novembre 2011  – “Professore ci salvi lei”
Il pensiero liberale, idealista, fascista, socialista, revisionista hanno offerto rappresentazioni della storia unitaria che trova ora nuova linfa nel federalismo padano e una alluvione editoriale è già in corso in vista dell’anniversario e delle sue celebrazioni. Ma la vulgata del Bel Paese è sempre la stessa: il primato dell’Italia e i caratteri dell’italianità, l’eccellenza culturale e storica della civiltà, il patrimonio culturale che il mondo ci invidia e l’intelligenza flessibile, creativa, intrisa di libertà di un popolo di risparmiatori, imprenditori, emigranti e stilisti che affronta la globalizzazione all’insegna dello “speriamo che io me la cavo”. Sarcasmo e ironia? Contestazione distruttiva? No: analisi della vicenda storica. Ecco un tentativo di ripercorrere il ciclo unitario alla ricerca delle strutture profonde del Bel paese, dei suoi caratteri originari, quelli che vincono sulla lunga durata e rischiano di vincerla anche sulla globalizzazione che è la rivoluzione del nostro presente.
 
16 novembre 2011 163 – Andrea Spanu – La lenta e apparente fine di un ciclo politico: il 25 aprile può attendere
Le dimissioni da Presidente del consiglio rassegnate da Berlusconi hanno rinverdito, nel dibattito politico, le similitudini con il ciclo storico del regime mussoliniano e con le sue date salienti: esercizio rischioso e – come sempre avviene nei parallelismi storici – approssimativo e criticabile; nondimeno, a tirare in ballo il 25 aprile o il 25 luglio non sono stati solo i contestatori dell’ex premier, ma anche i suoi corifei. E il calco riguarda anche linguaggi, sistemi semantici, dispositivi narrativi presi a prestito dagli anni ’40 e riutilizzati con poche variazioni.
 
17 novembre 2011  – Mario Monti – “Per un Governo di impegno nazionale”
“Questo Governo riconosce di essere nato per affrontare in spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza. Vorrei usare questa espressione: Governo di impegno nazionale. Governo di impegno nazionale significa assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato. È il senso dello Stato, è la forza delle istituzioni, che evitano la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell’appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo. Ed io ho inteso fin dal primo momento il mio servizio allo Stato non certo con la supponenza di chi, considerato tecnico, venga per dimostrare un’asserita superiorità della tecnica rispetto alla politica. Al contrario, spero che il mio Governo ed io potremo, nel periodo che ci è messo a disposizione, contribuire in modo rispettoso e con umiltà a riconciliare maggiormente – permettetemi di usare questa espressione – i cittadini e le istituzioni, i cittadini alla politica”.
 
27 novembre 2011 – Mario Monti. La linea del Piave: speriamo che basti, speriamo che duri
Nelle prossime settimane si valuterà l’altalena dei consensi, la reale tenuta del governo, la sua autonomia rispetto ad una classe partitica e di governo che, piaccia o non piaccia, ci ha portato nelle retrovie di Caporetto. E il governo Monti potrebbe anche essere la linea del Piave, un muro di resistenza che lascia intravedere un futuro di impegno collettivo in vista della vittoria possibile. Fin da ora però, oltre allo schiamazzo dei gazzatieri e allo stato di generale confusione che ha travolto le truppe della Seconda Repubblica in rotta, qualcosa si può capire andando alle fonti e rileggendo il primo atto del nuovo corso della nostra storia del presente: il discorso programmatico del 15 novembre che ha ottenuto un voto bulgaro e plebiscitario al Senato della Repubblica. È pubblico, è lì da vedere e da leggere se l’occhio non ce lo abbiamo posto o da rileggere se già ce ne siamo dimenticati.
 
19 dicembre 2011 – Ma l’Italia è davvero un Belpaese?
Ma questo è davvero un Belpaese? L’Italia è un paese credibile agli occhi del mondo e ai nostri stessi occhi? Siamo i migliori al mondo o i più miserabili? La storia che ci dobbiamo raccontare è comica o tragica? Lo scenario offerto da inchieste, rapporti, banche dati, analisi, qui richiamate e accolte in premessa, fotografano davvero il Belpaese in questo istante della sua storia: il 2011? In attesa del “2012”, il racconto di cui ci nutriamo, che è ragione del nostro scambio quotidiano e della nostra socialità, una riflessione merita di essere fatta. Il mondo ci osserva, noi ci osserviamo e quello che ancora si intravede appena è il rischio di un mutamento di rotta del nostro gigantesco Titanic, un mare tempestoso e un futuro incerto. Per evitare il panico l’orchestra continua a suonare le stesse canzoni, ma la tensione aumenta. Resistere, affrontare i marosi, cercare via di fuga, darsi da fare per evitare il naufragio, arrangiarsi? Parliamone e … con i migliori auguri.
 
29 maggio 2012 – Dopo il voto: ai confini del caos? Modelli teorici e programmi fantastici di una destra in frantumi
La tempesta mediatica, oggi, ha preso in pieno il Vaticano, oltre alle onde del nuovo tsunami il mare è ancora agitato: correnti violente e onde di risacca. Finiti in quinta o sesta pagina i naufraghi della tornata elettorale, leader e partiti, faccendieri e corrotti, arrancano su zattere e scialuppe di salvataggio. La meta incerta è confusa dalle nebbie e all’orizzonte i naviganti intravedono appena i contorni del continente sperato, l’isola di Utopia o le coste del nuovo mondo. Sono i cinque, sei, sette milioni di voti di quel paese normale che non è andato al voto nauseato dalla miserabile offerta politica che la classe dirigente del Paese è riuscita a mettere in scene, e ormai da anni. Ma la navigazione avviene in ordine sparso, senza carte né rotte e senza strumenti adeguati. La grande alchimia del marketing politico non salta fuori, non fa notizia. Siamo giunti ai confini del caos?

9 luglio 2012 – Giulio Sapelli – L’inverno di Monti. Tra questione nazionale e questione internazionale
In Italia l’intreccio tra nazione e internazionalizzazione opera sin dalla sua nascita come stato – non dirò come nazione – e opera ancora oggi. Ma quell’intreccio non è mai stato culturalmente condiviso; e soprattutto esso non ha mai avuto conseguenze positive sulla crescita economica, se non seguendo meccanicamente i cicli del commercio mondiale. Piuttosto, esso si è rivelato un intreccio predatorio sul piano del capitale fisso e intellettuale dall’Italia secolarmente accumulato. E questo si è verificato ogni volta che esso raggiungeva un’acme che poteva essere potente risorsa competitiva nell’agone internazionale. Si provvedeva subito a castrare il paese, lo stato, di tale risorsa: non è mai esistita, in tal modo, una storia nazionale che fosse sempre anche virtuosamente storia internazionale e che per questo si disvelasse come una variante virtuosa del processo di crescita economica.
 
11 dicembre 2012  – Mario Monti: il manifesto del declino. Vecchio spettacolo e nuovi scenari
Vale la pena di ricordare che il governo tecnico/istituzionale or ora concluso è il 130° governo dell’Italia unita (sull’arco di 151 anni), il 61° dell’era repubblicana, sull’arco di sedici legislature, e che, nel suo breve corso, ha rispettato con puntualità cronometrica la media di durata di tutti i governi che lo hanno preceduto: un anno, un mese e sette gironi (giorno più giorno meno dal novembre 2011 al dicembre 2012). In questo senso il “governo del Professore” è davvero “istituzionale”: rispetta con la precisione meticolosa, di cui da continue prove il suo titolare, la struttura profonda del sistema politico italiano e del “sistema paese” nel suo insieme. Il suo ciclo e la sua caduta sono iscritti nella storia patria. Davvero nulla di nuovo, né di sospendente. La rappresentazione è vecchia, ma lo scenario forse è profondamente cambiato.
 
14 dicembre 2012  – Monti si candida: salvi tutti ! La forza del declino
Le scialuppe di prima classe sono già affollate nella speranza di poter evitare il naufragio e di galleggiare in attesa di eventuali soccorsi. Schettino ha già abbandonato la nave e il piano di evacuazione avviane nel consueto disordine. Anche la Presidenza della Repubblica ha perso il controllo delle operazioni: il governo “del Presidente” è caduto e la legislatura in rovina, la legge elettorale non è stata fatta, la legge si stabilità è un esercizio dell’ultimo minuto, la Costituzione uno straccio. Siamo in estrema emergenza e il programma è semplice: salvarsi.
 
17 dicembre 2012 – Monti in scena? Su il sipario Lo spettacolo visto in prima fila
Alfano ha sfiduciato il Primo governo Monti e lo ha fatto cadere. Berlusconi in nome e per conto di Alfano lo ha ricandidato per un Monti bis. Il contesto internazionale lo vuole a capo del nuovo governo. I giochi, sulla carta sembrano già fatti. L’investitura del Premier vecchio/nuovo ha raccolto consensi ovunque, in Europa, e anche in casa a destra, al centro, a sinistra. Il Vaticano ha dato il suo viatico (Bagnasco, Ruini e persino il Romano Pontefice) è la sacra unzione indispensabile per accedere al soglio. In poco meno di tre settimane è nato il nuovo Padre della Patria. Un miracolo. Ed è solo il prologo. Monti, frastornato dagli eventi, è incerto e perplesso, si è sempre identificato con un ruolo super partes, un servitore dello Stato estraneo alla polita e ai giochi del potere: il “Professore” un cavaliere senza macchia e pieno di umane ambizioni. Che fare?
 
21/22/23 dicembre 2012 – Il tormentone del Monti-bis. Dall’ “agenda” al Partito
C’è ancora un sacco di gente da sistemare, è la ressa: tutti dentro, tutti contro tutti e la “ricomposizione del quadro politico” auspicata da Monti promette esclusioni. Berlusconi, Tremonti, la Lega sicuramente fuori e nessuna ammucchiata. Escluso anche il PD: il “blocco” è al centro e la sua centralità fa l’Italia bloccata di sempre. Però a tutto si può rimediare, ripensarci, “rovesciare” i tavoli del gioco. Si pensa a un rinvio delle lezioni per smistare il traffico e rifare la conta. L’orchestra accorda gli strumenti in attesa del direttore, la gente è in sala e il programma del concerto ancora non c’è. Nell’elettorato c’è impazienza, disagio, disaffezione e farsi rimborsare il biglietto è impossibile. Le regole dello spettacolo sono ferree: prima o poi si va in scena. Che fatica per arrivare alla fine del tutto scontata della rappresentazione, il Secondo governo Monti. Questa per ora è l’unica certezza, il traguardo agognato.
 
28 dicembre 2012 e dintorni – Lo spettacolo ha preso il via: tutti in scena, ma copione e attori sono sempre gli stessi
La campagna elettorale è cominciata, il quadro politico è all’insegna della frantumazione. 200 liste elettorali, altrettanti movimenti e gruppi, clientele e parentele. È la rissa e la riffa: c’è posto per tutti. Di programmi non si parla più, vanno di moda “agende”, “manifesti”, “progetti”. L’esperienza del Governo Monti, l’onda lunga del governo tecnico, sembra aver orientato il corso della prossima competizione su un interrogativo semplice e drammatico: le tasse dobbiamo pagarle si o no? Sono tutti in scena per questa rappresentazione e nei media TV, quotidiani, periodici, cartelloni, comizi e convegni è già il tutto esaurito: centinaia di ore per rispondere al quesito e a tutte le possibili varianti. Il Belpaese è un paese di spettatori.
 
Storia & Storici
gennaio 2013

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