ArmanDO tODESCO,cosa ne facciamo dell’universita’?

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    Il fatto che oggi sappiamo che l’universita’ non riesce ad avere piu’ iscritti come una volta e’ un fenomeno che non e’ nato oggi ma e’ un fenomeno nato decenni fa .
    Il boom dell’universita’ degli anni sessanta e settanta era dovuta al desiderio degli studenti della classi  poco abbienti di avvicinarsi a questo livello di studi e a fare questa esperienza  dopo che gia’ da un decennio l’Italia  stava andando molto forte in economia e di espansione produttiva .
    I giovani che si iscrivevano soddisfacevano anche al desiderio  dei propri  genitori che avevano subito le privazioni della guerra e degli anni del fascismo e quindi  vedevano come  un salto di qualita’ e un diritto di avere cio’ per cui i genitori  avevano lavorato e risparmiato .
    Con gli anni 80 pero’ il clima cambia anche a livello internazionale :si guarda alla globalizzazione .
    Cambiano i valori importanti e significativi ,si  va verso una societa’ competitiva e non piu’ solidaristica e omogenea e anche protetta dalla divisione del mondo .
    Nel contempo credo che l’universita’  si sia ingessata sulle forme , sulla burocrazia e non sul merito .
    Eravamo in un mondo meritocratico e l’universita’ andava per la strada dell’assumere  persone in base alle regole del nepotismo ,del clientelismo e delle relazioni personali .
    Con la conseguenza  che dall’universita’ non e’ venuto fuori niente ,niente di buono.
    L’universita’ era diventata un contenitore di burocrati che salvaguardavano solo il loro posto di lavoro e i loro confort di vita e di futuro .
    E sono passati cosi’ gli anni 80 e 90
    E ora siamo alla resa dei conti .
    Con l’universita’ che va avanti con le sue regole vecchie e la realta’ che non riesce a entrare in queste stanze e a stabilire un rapporto  concreto tra universita’ e societa’ .
    Perche’ allora i giovani dovrebbero iscriversi e spendere dei soldi per avere  un pezzo di carta che non serve quasi a niente oggi?
    Quando servono qualifiche e lavori nel campo agricolo ,quando servono persone che si occupano di meccanica o artigiani ,si capisce che il valore dell’universita’ scade.
    Se ci mettiamo poi il fatto che la mobilita’ sociale in Italia si e’ fermata per cui ritorniamo alla situazione per cui il figlio fa il lavoro del padre  come eravamo abituati nei decenni  alle spalle  e quindi anche ad avere un valore cartaceo in mano serve a ben poco, quando poi per fare il legale o il giornalista devi lavorare mesi e anni senza prendere una lira  perche’ e’ gia’ tanto se ti tengono lì a meno che tu non sia figlio di .
    Per uscire dalla situazione non e’ facile ma si deve tentare con piccoli spostamenti o con piccole riforme .
    Intanto dare meno potere ai baroni che sono all’universita’ da decenni .
    Poi scegliere molto bene i direttori .
    Nella mia esperienza di insegnamento o sempre trovato cattivi direttori che erano fuggiti dall’insegnamento per scegliere la burocrazia scolastica dove contavano in quanto burocrati non come bravi insegnanti.
    Mai ha fatto dei passi il mio progetto di dividere le ore del direttore tra insegnamento e attivita’ in ufficio .
    Ma io lo sostengo ancora:dividere il posto di direttore a meta’ ,meta’ dedicata all’insegnamento e meta’ alla burocrazia scolastica .
    E poi fare fare all’universita’ tutto in base ai soldi che ogni sede  riesce ad attirare su di se’.
    No alle università che hanno bisogno di sussidi statali o provinciali .
     
     
    Armando Todesco,
    sociologo
ArmanDO tODESCO,cosa ne facciamo dell’universita’?ultima modifica: 2013-02-06T19:07:06+00:00da mangano1
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