mercoledì, 23 gennaio 2013
Giovanna Silva e Andrea Cortellessa,WALTER SITI
DOPPIOZERO
Walter Siti
Giovanna Silva e Andrea Cortellessa
In uno dei suoi libri Walter Siti racconta di quando, giovane laureato di belle speranze, lo spedirono a fare una qualche ricerca sugli scartafacci del Pascoli. Una sera però, con la corriera che tarda e la pioggia che batte, a Walter viene un gran mal di pancia; suda, si agita, decide infine di liberarsi lì in una fratta. Passata l’emergenza si fruga nelle tasche, non sa con cosa pulirsi, s’imbatte in una di quelle sudate, preziose carte. E capisce in un istante, una volta per tutte, che la devozione del filologo non sarà mai la sua.
L’episodio, vero o con molto maggiore probabilità inventato (sulla falsariga di un’indimenticabile coprolalia a tema pascoliano di Alberto Arbasino), fa il paio con un’altra dichiarazione di Siti alla quale credo di aver avuto accesso, invece, solo in forma privata. Secondo la quale il suo vero tavolo di lavoro sarebbe in realtà il letto in cui dorme: ma dove pure legge, prende appunti e butta giù le primissime idee di quello che scrive.
Con questi presupposti era dato figurarsi, nello studio di Siti, un tavolo ingombro d’un caos di carte, maculato d’inchiostro, bruttato di secrezioni in disordine – al modo, per dire, del letto di Rauschenberg. E invece è un ordine maniacale quello che perimetra questa superficie: con le sezioni ortogonali, come dall’aereo quelle di un polder olandese o di un latifondo del midwest americano, dei quaderni (com’è ovvio, severamente monocromi), delle cartelline, delle squadratissime risme di carta. Anche penne e matite tendono a seguire il medesimo ordine vettoriale. E le tre superfici circolari (cesto portacarte, base della lampada, bicchiere degli evidenziatori), per non disturbare troppo questo Mondrian, umiliate in un angolo (Ornamento, Delitto, Castigo – dixitsempre Arbasino).
Un ordine superegoico non troppo distante insomma – accuratamente potate, si capisce, le fioriture liberty dell’arredo; e abbracciata in loro luogo una sobrietà lignea, scandinava, da Teatro povero – da quello della famigerata stanza di Castelvecchio, con le archetipiche tre scrivanie pascoliane. Lo sregolamento, l’eccesso, l’inquietudine non possono che fondarsi sulla più strenua Prussia interiore.
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martedì, 11 dicembre 2012
Giordano Bruno, I filosofi
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domenica, 30 settembre 2012
Daniela Castellani, In Africa a volte
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sabato, 15 settembre 2012
Julio Cortázar,Perchè
11:54 Scritto da mangano1 in Arte e follia, la critica,il punto | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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lunedì, 20 agosto 2012
La vera bestemmia": Slavoj Žižek sulle Pussy Riot
Le componenti delle Pussy Riot (la Rivolta della figa) accusate di blasfemia e di odio verso la religione? La risposta è semplice: la vera bestemmia è l’accusa dello stato in quanto tale configurando come reato di vilipendio della religione qualcosa che era chiaramente un atto politico di protesta contro la cricca dominante. Ricordiamo la vecchia battuta di Brecht tratta dall’Opera da tre soldi: “Cos’è la rapina di una banca rispetto alla fondazione di una nuova banca?” Nel 2008, Wall Street ci ha dato la nuova versione: Cos’è è il furto di un paio di migliaia di dollari , per cui si va dritti in prigione, rispetto alle speculazioni finanziarie che privano decine di milioni di persone delle loro case e dei loro risparmi, e vengono poi ricompensate con aiuti di stato di grandezza sublime? Ora, abbiamo avuto un’altra versione dalla Russia, dal potere dello stato: Che cosa è una modesta provocazione oscena delle Pussy Riot in una chiesa rispetto all’ accusa contro Pussy Riot, questa gigantesca provocazione oscena dell’apparato statale, che irride ogni nozione di rispetto della legge e dell’ordine?”
L’azione delle Pussy Riot era cinica? Ci sono due tipi di cinismo: il cinismo amaro degli oppressi che smaschera l’ipocrisia di chi detiene il potere e il cinismo degli stessi oppressori che violano apertamente i principi che proclamano. Il cinismo delle Pussy Riot è del primo tipo, mentre il cinismo di chi è al potere – perché non chiamare la loro brutalità autoritaria un Prick Riot (Rivolta del cazzo) – appartiene al secondo genere, molto più inquietante.
Già nel 1905, Leon Trotsky definì la Russia zarista come “una combinazione viziosa della frusta asiatica e del mercato azionario europeo.” Questa definizione non vale forse ancora di più per la Russia di oggi? Non annuncia la nascita della nuova fase del capitalismo, il capitalismo con i valori asiatici (che, naturalmente, non ha nulla a che fare con l’Asia e tutto a che fare con le tendenze antidemocratiche del capitalismo globale di oggi). Se intendiamo per cinismo il pragmatismo spietato del potere, che deride in segreto i propri principi, allora le Pussy Riot sono l’incarnazione dell’anti-cinismo. Il loro messaggio è questo: LE IDEE CONTANO. Si tratta di artiste concettuali nel senso più nobile della parola: artisti che incarnano un’Idea. Questo è il motivo per il quale indossano i passamontagna: maschere di de-individualizzazione, di anonimato liberatorio. Il messaggio dei loro passamontagna è che non importa chi di loro è stata arrestata – non sono persone, sono un’Idea. Ed è per questo che sono una minaccia: è facile imprigionare gli individui, ma provate a imprigionare un’Idea!
Il panico di chi detiene il potere – rivelato dalla loro reazione brutale, ridicolmente eccessiva- è quindi pienamente giustificato. Più agiscono brutalmente, più le Pussy Riot diventeranno un importante simbolo. Già ora il risultato delle misure oppressive è che le Pussy Riot sono un nome familiare letteralmente in tutto il mondo.
È il sacro dovere di tutti noi evitare che le coraggiose persone che compongono le Pussy Riot non debbano pagare sulla loro pelle il prezzo del loro diventare un simbolo globale.
Slavoj Žižek
articolo originale: http://chtodelat.wordpress.com/2012/08/07/the-true-blasphemy-slavoj-zizek-on-pussy-riot/
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sabato, 11 agosto 2012
Alessia D'Errigo, “Io sono molto prodiga di baci"(Amelia Rosselli)
Alessia D'Errigo ha pubblicato qualcosa in So che non so ciò che so
Alessia D'Errigo 9 agosto 
“Io sono molto prodiga di baci, tu scegli
in me una rosa scarnificata. Senza spine
ma i petali, urgono al chiudersi. Mio
motivo non sognare, dinnanzi alla realtà
ignara. Mio motivo non chiudersi, dinnanzi
alla resa dei conti.
Tu scegli in me un motivo non dischiuso
dinnanzi alla rosa impara”. (Amelia Rosselli)
15:16 Scritto da mangano1 in Arte e follia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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