martedì, 17 marzo 2009
Silvia Boschero, Vasco rock al Primo Maggio
da L'UNITA'
Indipendente, italiano, rock al Primo Maggio con Vasco
di Silvia Boschero

Non solo Re Vasco al Primo Maggio più annunciato degli ultimi tempi. Ma un ventennale che gli amanti del rock italiano ricorderanno, in cui, per una volta, il mondo del quattro quarti indipendente andrà a braccetto con quello squisitamente mainstream guidato dal bestseller di Zocca. Non è una bestialità. In fin dei conti tra tutte le star italiane Vasco è l'unico ad essersi guadagnato in anni di onorata carriera il rispetto (se non proprio l'apprezzamento) quasi unanime da parte delle masse underground.
Così lo slogan scelto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil per quest'anno, cioè «Il mondo che vorrei» (titolo dell’album di Rossi), verrà declinato sul palco a seconda dei casi specifici in varie sfumature, nella speranza che il pubblico che accorrerà in massa attirato solo dall’evento-Vasco sia in grado di apprezzare le diverse tonalità. Il mondo che auspicano gli Afterhours e che porteranno sul palco di San Giovanni è sicuramente un luogo musicale dove il ritornello facile e l'ammiccamento demagogico sono banditi. Ecco allora che una nutrita rappresentanza del loro disco-progetto collettivo Il paese è reale (presentato all'ultimo Sanremo) farà bella mostra di se con l'aggiunta di qualche altro nome amico come quelli di Francesco Bianconi dei Baustelle e di Cristiano Godano dei Marlene Kuntz.
Ma il cast del Primo Maggio (che verrà presentato dall’attore Sergio Castellitto) non si limiterà a questo. Già confermati diversi altri nomi come quelli di Edoardo Bennato, Caparezza accompagnato dai Tamburi del Bronx, l’iper eclettico pianista Stefano Bollani con il suo quintetto e un bell'ensemble compresa Irene Grandi come special guest.
E ancora jazz con una favolosa orchestra di Allstars guidata da Stefano Di Battista a ripetere un esperimento già tentato con successo lo scorso anno. Non finirà qui perché altri artisti nel corso del prossimo mese si aggiungeranno, sempre che sulla scia trainante dell'annuncio della presenza di Vasco arrivino anche gli agognati sponsor necessari all’organizzazione per chiudere il tutto.
Vasco, dal canto suo, torna al Primo Maggio dopo l'esibizione di dieci anni fa e si concede il suo unico concerto del 2009 secondo un infallibile piano di marketing che da una decina d'anni lo vede stravincere (anche se in declino lui stesso in fatto di vendite) in barba alla crisi dell'industria discografica. Tutto gira giusto per lui: sono trent’anni dal suo primo concerto (era il 1979 in piazza Maggiore a Bologna e pare ci fossero quattro gatti), è appena uscito il Dvd de Il mondo che vorrei (prenotate più di 150mila copie dai fan) e continua a godersi i successi di un disco che sforna un singolo dietro l’altro.
Il tutto trasmesso in diretta sempre su Rai3 anche per tentare di arginare lo sbarco nella capitale delle centinaia di migliaia di ragazzi che potrebbero prendere d’assalto la piazza. E se ogni anno al Primo Maggio si fa il toto-record sulle presenze, stavolta ci sarà veramente da sbizzarrirsi con i numeri.
16:55 Scritto da mangano1 in musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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martedì, 01 luglio 2008
Sara Ficocelli, Misteri precolombiani

da LA REPUBBLICA 30 GIUGNO 2008
di SARA FICOCELLI
Un ingegnere messicano ha ricostruito gli strumenti dell'epoca
Realizzati in pelle e creta, potevano provocare uno stato di trance
Il mistero dei suoni precolombiani
uno studioso li riporta alla vita
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Uno degli strumenti
SE il passaggio dalla vita alla morte avesse un suono, sarebbe il sibilo sordo dei "whistles of death", i "fischi di morte" delle civiltà precolombiane. A ricostruirli meticolosamente ci ha pensato un ingegnere di 66 anni, di Città del Messico, appassionato di musica e archeologia. Roberto Velazquez ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a rimettere insieme i pezzi - non solo in senso metaforico - di una civiltà che a partire dal 1800 a. C. ha riempito il Messico di mistero.
AUDIO: ASCOLTA LE MUSICHE PRECOLOMBIANE
FOTO: GLI STRUMENTI RICOSTRUITI DA VELAZQUEZ
Creta, piume di tacchino, canne da zucchero, pelle di rana. I materiali naturali venivano modellati, tirati e cuciti per dar vita a un un "whistle of death", strumento musicale scoperto per la prima volta, accanto a uno scheletro, dall'esperto di archeologia di musica preispanica Arnd Adje Both. Finora questi oggetti, usati da Maya e Aztechi, erano stati relegati al ruolo di gingilli ornamentali, declassati nei musei tra tra i pettini da donna e gli attrezzi da caccia. Una fine che all'ingegnere meccanico Roberto Velazquez non è mai andata giù, "e non parlo solo dei musei messicani ma di quelli di tutto il mondo", spiega.
Da qui la decisione di ricostruirne l'aspetto e la storia. Ma sopratutto di andare a scavare nel mondo di quella musica oscura che, secondo alcuni, veniva utilizzata per definire strategie di guerra, secondo altri per terrorizzare il nemico durante la stagione della caccia. Secondo Velazquez, i fischi di morte erano la porta "tascabile" per dialogare con dio, per annunciargli l'arrivo del sacrificio e confermargli che il raccolto, quell'anno, era andato bene. Un suono terrificante, sinistro e pieno di energia, tanta quanta ne serve per accompagnare il defunto nel cammino verso l'aldilà.
Velazquez, per ricostruire gli strumenti, ha percorso il Messico in lungo e in largo, maneggiando oggetti datati 400 a. C. e rileggendo tutta la documentazione scritta sull'argomento. Un lavoro da maestro, che però non sarebbe servito a niente senza lo sforzo ultimo e più affascinante, quello della riproduzione del suono. Cercare il punto di equilibrio che trasforma un rumore in musica non è stato facile, anche perché questi oggetti non sembrano fatti per celebrare momenti di festa, o almeno non nel senso moderno inteso da noi.
Roberto Velazquez ha tenuto per anni fra le labbra un'ancia di pelle di rana, prima di scoprirne il segreto. A tutt'oggi nessuno può sapere se il risultato sia davvero quello riprodotto dagli antichi. Quel che è certo è che, soffiando, stringendo e tappando questi strumenti alla ricerca della loro anima, Velazquez è riuscito a estrarre da loro un suono che a tratti sembra una melodia di festa e a tratti un canto di morte. La loro forma, che spesso richiama sagome animali o maschere divine, lascia spazio all'interpretazione.
Il lavoro del ricercatore è stato affiancato da un'equipe di studio tutta messicana composta da archeologi, storici e musicisti, e da esperti come il direttore del dipartimento di archeologia della Del Valle University del Guatemala, Tomas Barrientos. "Fino a dieci anni fa - racconta il professore - non si sapeva nulla di questi oggetti. Oggi questo è un settore che interessa moltissimo: merito della rivalutazione delle collezioni museali e della passione di qualche collezionista privato".
Secondo l'archeologo Paul Healy, che nei primi anni Ottanta scoprì preziosi strumenti musicali di origine Maya nel Belize, molti di questi sono ancora in grado di funzionare e, anzi, riportarli in vita è più che possibile. "Trovarne alcuni rotti è stata una fortuna - spiega - perché ci ha permesso di capire come sono stati fabbricati e quindi anche con quale logica".
Secondo il parere di altri specialisti, la musica dei fischi di morte serviva per mandare il cervello in trance, ricreando una sensazione vicina all'effetto delle moderne droghe. Allucinogeni, dunque, e molto più efficaci di un antifurto per tenere lontani i nemici. Eppure, come ricorda Roberto Velazquez, il segreto della civiltà precolombiana resta sepolto sotto millenni di storia. Forse la musica, come solo lei sa fare, riuscirà a riportarlo in vita.
(30 giugno 2008)
17:06 Scritto da mangano1 in musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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