marco belpoliti, le graffette

da LA STAMPA 30 settembre 2008
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marco belpoliti
LE GRAFFETTE, SIMPATICHE E ANTINAZISTE

Graffetta o spillatrice? Ci sono due tipi persone: quelle che per unire i fogli prediligono la graffetta, e quelle che invece ricorrono alla spillatrice. Con la riapertura delle scuole l’alternativa s’impone. Comprare una scatoletta di graffette Molho Leone per le ragazze, oppure procurarsi una spillatrice tipo quelle da ufficio, magari più piccola?

Alle scuole elementari l’uso dei punti metallici è prerogativa dell’insegnante, forse perché si teme che i bambini si facciano male, ma alle medie già in molti hanno nell’astuccio una minuscola spillatrice. Si tratta di due tipologie differenti (anche per quanto riguarda i docenti). Quelli che preferiscono la spillatrice apprezzano la presa implacabile dei punti sulla carta, la781788762.jpg capacità di trattenere insieme i fogli. Non è casuale che si tratti di un’invenzione tedesca.

La prima spillatrice è degli anni Trenta; si chiama Juwel Grip, prodotta da una azienda di Mainz, Elastic Design. E poiché è un oggetto complesso, l’inventore è stato collettivo: l’ufficio design della Elastic. In oltre settant’anni non ha cambiato forma; è rimasta sempre uguale: sobria, essenziale, ergonomica. Si tratta di una piccola macchina che, come è stato osservato, non porta, nonostante la sua azione, alcun progresso tecnologico. Non appartiene infatti all’automazione, bensì alla manualità. La spillatrice è un prolungamento della mano, una sorta di pinza delle nostre estremità superiori, che a loro volta somigliano a pinze. Potenzia la mano, ed è implacabile. Uno studioso di design sostiene che la spillatrice Juwel Grip «esemplifica al meglio le regole degli uffici tedeschi, in cui si guarda, più che alla velocità d’esecuzione, alla cura dei particolari e alla precisione» (un’osservazione che mi dà da riflettere).

Forse per questo preferisco la graffetta, detta anche clip: graffa, fermaglio, da to clip, abbrancare. Un’invenzione di una semplicità sconcertante. Il nome del suo creatore è Johan Vaaler, un norvegese, che l’ha creata nel 1899 e brevettata in Germania solo qualche anno dopo, poiché nel suo paese non esisteva alcun registro. Un anno dopo, nel 1900, un americano, Cornelius I. Brosnam, deposita un analogo brevetto per Konaclip. E tuttavia a disegnarla in modo definitivo è un altro ancora: la Gem Manufacturing, azienda inglese, che crea il doppio ovale con l’arrotondamento dell’angolo esterno, per non graffiare la carta.

Nel corso degli anni ho incontrato vari tipi di graffette, a seconda dei paesi dove mi recavo, e da cui, maneggiando fogli di carta, ho riportato a casa anche le graffette: alcune a punta altre arrotondate, alcune rivestite di plastica altre di metallo colorato. Purtroppo non le ho conservate. Penso proprio che per le ragazze, e anche per me, comprerò una scatoletta di graffette. Sono meno aggressive dei punti metallici della spillatrice, e poi si possono riciclare, mentre i punti, una volta tolti, senza ferirsi, si buttano via. Ho anche appreso che in Norvegia, durante l’occupazione nazista, era vietato portare spille che richiamassero l’immagine del re. Allora i norvegesi indossarono a mo’ di spilla le graffette, anche se ciò comportava il rischio d’arresto. Simpatiche graffette.

marco belpoliti, le graffetteultima modifica: 2008-09-30T22:39:00+02:00da mangano1
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