Gramellini, Bagnacaudabab

da LA STAMPA 30,1,2009
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Gramellini, Bagnacauudabab

Chissà perché da noi le buone idee non partoriscono libertà, ma divieti. È indubbiamente una buona idea quella di ripopolare i centri storici con negozi e ristoranti che diffondano i prodotti tipici del territorio. Ma è una stupidaggine pensare di realizzarla espellendo dai vicoli i kebab e gli involtini primavera. Libero tandoori in libera polenta, avrebbe detto quel goloso di Cavour. Invece di cacciare «lo straniero» – proprio noi che abbiamo colonizzato il mondo con le pizzerie – sarebbe utile capire le ragioni del suo successo. La possibilità di aprire un esercizio con la semplice autocertificazione, certo. Ma non sarà che i kebab pullulano in tutta Italia perché incontrano il gusto della clientela, hanno un costo contenuto e restano aperti fino a ora tarda? Conosco un pizzaiolo che ha scrutinato diversi italiani per il ruolo di aiutante. «Ma bisogna lavorare pure la notte?» era la loro domanda ricorrente. Sì, rispondeva lui, almeno finché la gente conserverà la pessima abitudine di mangiare la pizza alle dieci di sera e non alle quattro del pomeriggio. Questa scoperta sensazionale è stata sufficiente a disperderli. Alla fine ha dovuto assumere un marocchino.
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Il modo migliore per limitare i kebab non è vietarli, ma liberalizzare gli esercizi pubblici, così da mettere i nostri ragazzi in condizione di aprire i loro spacci di porchetta, cotoletta, pane e salame e bagnacauda. Ma nemmeno l’alleggerimento burocratico potrà bastare, se vivranno il loro lavoro come una pena e abbasseranno le serrande quando quelle degli altri saranno ancora alzate.

Gramellini, Bagnacaudababultima modifica: 2009-01-30T23:40:00+01:00da mangano1
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