Maurilio Riva, Un dentista fidelista

Umane r/esistenze

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Dall’epoca delle passioni tristi all’era dei testimoni dell’agire

Un dentista fidelista

Riccardo, di professione medico dentista, specializzato in odontoiatria, l’ho conosciuto in modo superficiale alcuni anni fa per interposta persona. Di recente, dovendo ricorrere ai suoi servigi dentistici, ho avuto modo di approfondire la conoscenza e non c’è voluto molto per comprendere che avevo di fronte un altro solido rappresentante della categoria dei “testimoni del fare”.

Provo a spiegarvene i motivi.

Lui il 1968 non l’ha manco sfiorato, essendo venuto al mondo nel 1964. Ma il 1969, sì: aveva solo 5 anni ma il suo immaginario subisce la fascinazione dell’allunaggio lunare.

In prima elementare, i suoi genitori si separano e lui ne resta segnato: soffre di balbuzie per un anno. Viene sottoposto alla tortura delle visite psicologiche per stabilire a quale dei due genitori debba andare in affidamento. In seconda elementare, ha la fortuna di essere preso in simpatia dalla maestra, Sig.a Passalacqua, ebrea, toscana e comunista, che riesce ad accendere la sua voglia di conoscenza (gli insegna anche canti di lotta) e il suo ego: prende 10 in tutte le materie, compresa matematica. Vince una memorabile gara di tabelline.2.jpg

Dopo il periodo iniziale in zona Forlanini, si trasferisce con i suoi al Gratosoglio dove abiterà fino ai 28 anni.

Riccardo in famiglia era un alieno: gli piaceva leggere ma a casa non c’erano libri. Suo padre – con cui era in disaccordo su tutto – leggeva, al massimo, “La notte”.

Vive come una doppia vita: passione per la conoscenza e passione3.jpg politica che scopre, a 12 anni, in seconda media.

É andato a messa fino ai 14 anni, è stato battezzato, comunicato e cresimato. C’era un giornalino per ragazzi che veniva diffuso in parrocchia e regalava un kit per stendere un menabò e lui, sviscerandoselo, ne ha approfittato. Progetta un giornale tutto da sé, intitolandolo: “Il giovane rosso”. Fra le altre cose, ricorda di aver scritto un articolo di fondo contro Fanfani.

4.jpgIl 1977 riesce solo a lambirlo, essendo un po’ più grandicello.

Frequenta il liceo scientifico all’Istituto Allende dove gli tocca prendere atto di un cambio netto rispetto alle medie. Perde il ruolo di primo della classe e questo avviene in analogia con due importanti fattori personali: nasce un fratello dopo che suo padre si è risposato. Muore la nonna paterna che in pratica lo ha allevato.

Per alcuni mesi torna a soffrire di balbuzie.

Si impegna nelle lotte studentesche di istituto, nelle manifestazioni, interviene nelle assemblee di 400 persone dove va giù pesante: in una sostiene che i corrotti dovessero essere giustiziati.

5.jpgLe sue parole sono accolte da un silenzio assordante dell’uditorio quando di solito c’é molto brusio.

Non è iscritto a nulla, contento di essere un “cane sciolto” contro i conformismi e le divise come i capelli lunghi, ad esempio

Negli anni del liceo diventa amico di un profugo politico dall’Einstein, liceo in cui il preside è un fascista.6.jpg

É Tommaso, figlio e nipote di due personaggi di spicco della scena politica e forense milanese, di cui non condivideva le idee politiche che potremmo definire appartenenti all’area dell’Autonomia ma con cui si appassionava nella continua discussione. Importante per la sua formazione il libro di Sergio Spazzali: “La vespa e il re” che in seguito venne sequestrato

 

7.jpgVota PCI pur essendo critico. All’epoca dei decreti delegati, tutti erano per il boicottaggio, all’inizio. Quando Comunione e Liberazione decise di partecipare anche il Pci fece marcia indietro e sostenne un cambio di atteggiamento.

Lui non si allineò. Per sfida e per sfregio, presenta una lista Rock che ottiene 80 voti ma non il quorum.

Il padre, che ha lavorato per tutta la vita nel campo dei materiali odontoiatrici, quando si trattò di decidere a quale corso di laurea il figlio dovesse iscriversi avrebbe voluto che la scelta ricadesse su odontoiatra. Lui invece si vuole iscrivere a Medicina di Città Studi.

La scelta di Medicina gli deriva dalla lettura di una biografia di Albert Schweitzer, Premio Nobel della pace.

8.jpgLa somma del premio permetterà a Schweitzer di avviare la rapida realizzazione del villaggio dei lebbrosi, denominato Village de la lumière (villaggio della luce): “Mi riusciva incomprensibile che io potessi vivere una vita fortunata, mentre vedevo intorno a me così tanti uomini afflitti da ansie e dolori. […] Mi aggrediva il pensiero che questa fortuna non fosse una cosa ovvia, ma che9.jpg dovessi dare qualcosa in cambio.

 

Fino ai 12/13 anni avrebbe voluto fare “Ingegneria” perché lo avvinceva l’idea di costruire qualcosa.

La primaria passione sarebbe stata Psichiatria, in parte anche per capire se stesso. Però era un corso di laurea classista e costoso a cui suo padre non avrebbe potuto mantenerlo.

 

 

10.jpgDecide, in corso d’opera, di prendere la specializzazione di dentista/odontoiatra. Un settore che conosceva bene e – tramite la frequentazione di alcuni studi odontoiatrici, al 5° anno di università – si rese conto che era una attività medica completa dove entravano in gioco oltre alla conoscenza specialistica anche nozioni di chirurgia, medicina interna, psicologia.

Riccardo sovviene la tristezza del quotidiano viaggio interminabile da Gratosoglio a Città Studi, non c’era il metrò a portata di mano a quei tempi. Era lui pure una specie di pendolare.

Nel contempo, decide di aderire al Pci, poiché non gli andavano quelli della FGCI giudicati una scialba copia.

Nel 1986, a 22 anni, si iscrive alla Clapiz, una delle storiche sezioni del popoloso quartiere Stadera. Non di quello in cui viveva perché non voleva che si creassero “conflitti di interesse”.

Approfondisce la teoria. Dopo tre mesi, entra nel Direttivo. Dopo un anno e mezzo viene eletto segretario di sezione che conta la11.jpg bellezza di 250 iscritti.

Compie anche un’esperienza amministrativa, nel consiglio di zona.

Si occupa di “sport” in modo nuovo e immette una svolta epocale nell’azione di governo locale: garantisce il sostegno a tutti le attività sportive e non solo alle società calcistiche, introduce il rapporto con le scuole con forme di controllo delle palestre scolastiche.

Il filo conduttore del suo agire è improntato alla sete di conoscenza (gli piace organizzare la socialità, ha frequentazioni fra le più varie: da C.L. all’Autonomia) e al senso di libertà, il suo modo di essere a sinistra equivale al semplice concetto di: “Libertà mia, libertà per gli altri”.

Nel 1989, quando crolla il muro di Berlino e tutto il mondo cambia, gli succede un fatto che lo costringe a un soggettivo cambio epocale. Non aveva mai avuto nulla, giocava a tennis, e scopre di soffrire di distrofia muscolare che aggredisce la faccia, le spalle e le braccia (gli arti). Sconsigliata dai luminari ortopedia e odontoiatria.

Lui procede imperterrito con la sua testa, prova e, finora, i risultati gli danno ragione e sconfessano i consigli ricevuti.

Riprende i rapporti con la madre che vive a Bologna, non la vedeva da 13 anni. Era proprio lei a essere affetta della stessa patologia, in una forma più lieve. Scopre di avere un altro fratello, Furio, nato nel 1977 come Dario, il fratello di Milano: entrambi hanno 13 anni meno di lui.

L’aspettativa di vita con questa malattia è di 65/70 anni, a meno che non insorgano nuovi problemi. Decide di interrompere i rapporti con Barbara, la sua ragazza perché si rende conto di rischiare grosso e vuole succhiare più che può dal midollo della vita.

Nel 1991, inizia un lavoro nel suo campo specifico, presso un amico di suo padre a Pavia, per 4 pomeriggi alla settimana.

Continua l’attività politica ma inizia a rendersi conto che nel Pci si predica in un modo e si razzola in un altro, un partito in cui allignano molti massoni che trescano nell’ombra per fini personali. A dimostrazione di ciò, si potrebbe raccontare di incontri e scontri con grossi personaggi di questa levatura.

12.jpgL’incontro con Cuba avviene nel 1994 quando decide di partire con Gianfranco (il professore chiapasista) la cui cugina è sposata con un cubano. Riccardo parte in anticipo rispetto all’amico, in agosto, con l’obiettivo di restare nell’isola camainica per cinque settimane.

Conosce un certo Rafael, il referente cubano che gli apre molte porte: incontra chi vuole, tutti sono amici suoi, spende e spande un sacco di soldi. Quando Gianfranco lo raggiunge, gli requisisce il malloppo, in buona parte già prosciugato, sostenendo a ragione di essere più parsimonioso e idoneo di lui a gestirglielo.

Noleggiano un’automobile e girano Cuba in lungo e in largo.

13.jpgÈ un coupe de foudre. Comprende che quello è il posto nell’intimo confacente a lui.

Da lì in poi, ci ritorna ogni 8 mesi. Avviene dal 1994 al 2001, ma ha visitato nello stesso periodo14.jpg molte altre parti del mondo.

Dal 1999 in poi, il suo referente diventa Fermìn, un cinquantenne prezioso e onesto. Insieme a un amico italiano, con l’aiuto di Fermìn, acquista un monolocale ristrutturato. Conoscerà Cuba come le sue tasche, più dell’Italia.

Sebbene si incazzi su alcune scelte come quella di non concedere l’espatrio a chi vorrebbe andarsene o come quella di impedire ai cubani di accedere ai luoghi accordati ai turisti, nonostante i difetti della rivoluzione cubana, Riccardo lì è a proprio15.jpg agio e crede che il suo contributo sia più importante e utile darlo in quel paese che qui.

Sostiene Riccardo, senza mezzi toni: <<Mi trovo meglio sotto la dittatura di Cuba che nella democrazia in Italia>> e con queste frasi nette e taglienti sembra che voglia scioccarti di proposito.

 

Nel 1999 crede di avere incontrato l’amore in una ragazza cubana (Eniseìs il suo nome che è poi il nome di un fiume siberiano) ma è costretto a prendere atto a malincuore che non è la volta giusta.

Nel 2000 lascia il Partito, dopo aver fatto grosse battaglie contro i maneggioni. Nella sua sezione, “processano” un big del partito, lui presente, con prove documentarie schiaccianti.

Si accorge di essere appoggiato a parole ma osteggiato nei fatti, a tutti i livelli del partito. Stabilisce come forma di pressione la sospensione del tesseramento: la sua sezione era diventata una piccola grande sezione italiana poiché le arrivavano richieste16.jpg di adesione da tutt’Italia.

Riccardo va perfino a Roma, alle Botteghe Oscure, ma capisce che hanno la meglio i ricatti incrociati, sono loro a impedire l’accertamento della verità poiché ognuno dei finti contendenti nasconde scheletri nell’armadio.

17.jpgGli viene da più d’uno ripetuto: <<Tu fai la politica con gli ideali, non c’è più spazio per gente come te>>. Sembra la frase di una fiction e provoca ripugnanza ma è costretto a farci i conti.

Dal 2002 al 2004, sospende i viaggi per Cuba sia per ragioni economiche sia perché vuole riflettere e fare il punto sul suo rapporto con l’isola di Fidel.

Nel frattempo, a Milano, dopo varie soluzioni precarie decide, questa volta, di adottare una soluzione definitiva e così acquista la casa in cui abita, una parte della quale adibisce a studio odontoiatrico. Per ragioni di costi, la scelta d’obbligo è periferica.

Rimpatria a Cuba, nel 2004, e gli sembra proprio che sia il posto per metterci radici.

 

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Nel 2006 conosce Marilisa Verti, direttrice di “El Moncada” dell’Associazione Italia Cuba. È l’aggancio per metterlo in contatto con un medico cubano del CIREN (Centro internazionale ricerche neuro respiratorie). L’idea che gli frulla per la testa è aiutare Cuba a proporsi in un altro segmento del turismo sanitario, offrendo cure odontoiatriche a prezzi competitivi.

Nel 2007, ottiene un incontro con Juliàn Alvarez Blanco, medico di Fidel e responsabile di tutta la ricerca biotecnologica e Presidente dell’Ospedale in cui inizia a esercitare l’attività con i primi turisti, nel dicembre 2008.

Il lavoro viene svolto da dentisti cubani, lui assicura il materiale odontoiatrico necessario di cui Cuba è sguarnita per il “bloqueo”, esegue degli interventi e gli compete la supervisione.

La clinica è riservata ai militari cubani. Di fatto, può curarsi anche un cubano. A lui è stato consentito quando ha curato gratis Fermìn.

L’obiettivo è verificare se ci sia una valevole richiesta di turisti che viaggiano e, nello stesso tempo, si fanno aggiustare i denti in modo consono a un prezzo abbordabile.

In prospettiva, l’idea è quella di aprire una clinica odontoiatrica rivolta al turismo sanitario.

L’idea di sorreggere l’odontoiatra cubana ha acceso il mio interesse per Riccardo e mi ha convinto dell’utilità di un racconto sulla sua persona. Lui è di sicuro un “testimone del fare” ma è senza dubbio anche un uomo da epoca delle passioni tristi che per trovarne di forti deve cambiare addirittura continente.

19.jpgNon è il primo, non è il solo, non sarà l’ultimo. Peccato che Riccardo si sia appassionato per una causa delle più datate e, secondo me, quasi estinta poiché Cuba appare, anche al più entusiasmato nostalgico, come il luogo di una festa in cui quando arrivi tu stanno già spegnendo le luci.

Tuttavia, a maggio 2008, Riccardo sostiene di aver trovato una Cuba migliorata. Si vede che il petrolio di Chavez aiuta, eccome.

Infatti, i posti dove era stato il primo anno, quando il cibo si riduceva a “maranga e riso”, sono cambiati come dal giorno alla notte. Sostiene Riccardo: “La mia fascinazione per Cuba è dovuta innanzitutto alla straordinaria umanità della sua gente , al senso di comunità, da noi del tutto scomparso, alla serenità che esprimono pur nelle situazioni difficili, il grande livello culturale delle persone. Tutto questo credo sia il frutto del socialismo presente a Cuba che ha di fatto evitato al popolo cubano la disperazione in cui vivono altri popoli dell’America centrale come in Messico, garantendogli la sicurezza per gli elementi fondamentali della vita: casa, lavoro, cibo, salute, educazione”.

Il progetto che ha avuto il tempo di maturare nel suo cuore è ormai quello di andare a vivere in quel paese, per farlo deve però legalizzare i suoi documenti e ottenere il visto di lavoro.

 

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È arrivato anche l’amore giusto poiché ha conosciuto Damiana che è del 1977. Ha 13 anni meno di lui, l’età dei suoi due fratelli.

È una mulatta, il cui padre è morto in Angola, con un figlio di 11 anni che chiama Riccardo con l’appellativo di Papà.

Così, cammin facendo, il suo bisogno di midollo si è rimpicciolito fin quasi a scomparire.

Maurilio Riva, Un dentista fidelistaultima modifica: 2009-05-06T14:27:00+02:00da mangano1
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Un pensiero su “Maurilio Riva, Un dentista fidelista

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