Carlo Gambescia, Complottismo e anticomplottismo

da carlogambesciametapolitics

MERCOLEDÌ, LUGLIO 15, 2009
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“Complottismo”, “anticomplottismo” e uso dell’ombrello

E’ possibile prevedere le azioni sociali? Sì e no. E spieghiamo perché.
Ad esempio, un’azione sociale come quella di aprire l’ombrello in caso di pioggia è sempre possibile, ma non probabile. Ma procediamo per gradi.
In una società, dove solo 5 individui su 10 possono permettersi di acquistare un ombrello, resta certo possibile tutti lo aprano, mentre in realtà è poco probabile che lo aprano tutti (per non parlare della contemporaneità dell’apertura dell’ombrello…). Probabilmente lo apriranno 5 su 10. Ma è altrettanto probabile che tra quei 5, 1 lo abbia dimenticato a casa, 1 venduto per ragioni di bisogno, 1 in riparazione. Il che significa che a fronte della possibilità che tutti in caso di pioggia aprano l’ombrello, resta la probabilità che lo aprano solo 2 su 10… Ma anche questo non è del tutto probabile. Per quale ragione?
Perché i dati di sui sopra, possono mutare in relazione alla crescita o meno della diffusione degli ombrelli, legata non solo alle condizioni economiche (il poter permettersi o meno un ombrello), ma anche alle condizioni climatiche ( continuità o meno del regime delle piogge), alle condizioni culturali (veti o meno all’uso dell’ ombrello). E queste sono soltanto alcune delle numerose, se non addirittura infinite, variabili da applicare a una elaborazione di tipo statistico, circa il probabile verificarsi, di una azione sociale ritenuta possibile .
Certo possono essere utilizzati dei coefficienti capaci di calcolare le eventuali distorsioni… Ma il punto è che anche facendo così, si resta sempre nel campo del probabilistico.
E ci siamo riferiti solo all’aspetto esteriore, oggettivo, quello che riguarda l’osservatore, colui che formula la previsione.
Quanto a quello interiore, soggettivo, dell’attore in situazione, resta difficilissimo risalire alle ragioni individuali: cosa i singoli abbiano esattamente in testa, circa l’uso o meno dell’ombrello. Perché è vero che una parte della psiche umana è regolata socialmente, ma un’altra no. O comunque si tratta di una sfera che resta regolata, per contrasto, dalle relazioni e reazioni individuali (caratteriali e temperamentali) alle regole sociali. Ad esempio si può accettare o rifiutare l’ uso dell’ombrello in termini utilitaristici (difendersi dalla pioggia), per ragioni individuali non utilitaristiche: paura, imitazione, convincimento, consuetudine, decoro, eccetera.
Ora, se è così difficile, dal punto della previsione statistica dell’azione sociale, prevedere l’esatta percentuale di persone che in caso di pioggia aprirà l’ombrello (per non parlare della predizione tipo: martedì 16 luglio alle ore 14.00 pioverà, e alle ore 14.01, Mario Rossi, di Roma, abitante, eccetera, aprirà l’ombrello), figurarsi il prevedere, come, quando e perché, un ridottissimo gruppo di signori incappucciati, si riunirà, per decidere i destini del mondo. O addirittura predirne i comportamenti ( nomi cognomi, data e luogo della riunione, eccetera)
Attenzione, abbiamo data per scontata l’esistenza di un gruppo di signori incappucciati. Cosa che non è perché il “complottismo” rinvia a un giudizio di valore sul mondo o se si preferisce a una visione, sempre “mirata” della storia umana. Ovviamente la stessa cosa può valere per l’”anticomplottismo”. Dal momento che dal punto di vista della teoria dell’azione sociale e della sua previsione, in tutti e due i casi è in gioco un determinante fattore soggettivo.
Il che significa che lo studioso serio – se non vuole essere retrocesso al rango inferiore dell’ ideologo – deve sempre assumere una posizione oggettiva, al di sopra delle parti. E pertanto considerare la posizione “complottista” come quella “anticomplottista” per ciò che sono: due forme di manipolazione ideologica della storia.
Dal momento che la storia non esiste di per sé, ma è sempre una elaborazione culturale legata all’interpretazione ideologica degli eventi. Stesso discorso per la politica attiva, che non è altro che una interpretazione “storica”, a uso ideologico, della contemporaneità.
Esistono però “regolarità” psicosociali con effetti di ricaduta in ambito sociologico, che ci permettono di andare oltre il puro uso ideologico della storia. E una di queste regolarità, o costanti, è quella che Pareto, chiamava “istinto delle combinazioni”: il voler spiegare i fatti associandoli a derivazioni (ideologie giustificative). E dunque di “razionalizzarli” a scopo ideologico.
Le ideologie (come contenuti) passano mentre le manipolazioni culturali della storia (come forma) permangono. E la sociologia deve occuparsi di ciò che permane in senso trans-storico, e dunque principalmente della “forma”, o altrimenti detto: della manipolazione culturale, in quanto tale (“complottista” e “anticomplottista”), come costante o “regolarità” trans-storica e sociologica.
Si spera di aver spiegato con sufficiente chiarezza quanto sia difficile, a partire dall’uso dell’ombrello, prevedere – per non parlare del predire… – in modo corretto i “fatti sociali”.
Perciò cari lettori, un piccolo consiglio, diffidate dei complottisti come degli anticomplottisti. Soprattutto di quelli a buon mercato.

MARTEDÌ, LUGLIO 14, 2009

La crisi del Partito democratico e lo sciacallaggio politico di Beppe Grillo
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Se dovessimo indicare un nostro candidato alle primarie per la segreteria del Partito democratico sceglieremmo Bersani. Non tanto per la qualità del personaggio o per quel dice, ma perché dietro di lui c’è D’Alema, l’ultimo dei Mohicani della vecchia guardia, che nel 2005-2006 puntò sull’emancipazione finanziaria dei diessini, e in prospettiva del centrosinistra, dalla stesso establishment bancario-inprenditoriale-mediatico che era ed è contro Berlusconi, ma scegliendo il cavallo sbagliato: Consorte. E così D’Alema e Fassino vennero massacrati con le solite intercettazioni a orologeria di Repubblica e Corriere della Sera.
Ovviamente, si tratterebbe di una scelta di istintiva simpatia per un politico, che non si è mai piegato (alcuni aggiungono “del tutto”…) davanti a Israele. Ma questa è un’altra storia.
Purtroppo la crisi del Pd è molto più profonda. E consiste nel fatto che il Partito democratico non ha alcuna precisa identità politica. Non è un partito di sinistra ma non è neppure un partito di centro… Non è un partito socialdemocratico, né post-socialdemocratico, né democratico-cristiano o post-democratico-cristiano… Non è laico, non è confessionale… In economia non è favore del mercato ma non è neppure contro… E’ un partito indecisionista.
Pertanto, anche la ricerca di autonomia finanziaria dai poteri forti, perseguita da D’Alema (e all’epoca, ad esempio, osteggiata da Rutelli), sarebbe finita “politicamente” in un nulla di fatto, anche in assenza delle intercettazioni a orologeria. Quando non ci sono idee e programmi, i soldi da soli non possono bastare. Come del resto non può bastare il realismo politico, nudo e crudo, di cui D’Alema resta però maestro indiscusso. Ma anche questa è un’altra storia.
Sulla crisi del Pd, che poi non è solo la crisi di un partito, perché si riverbera quotidianamente su un elettore di sinistra, democratico e riformista ma depresso perché privo di una casa-madre, si è abbattuto l’atto di sciacallaggio politico di Beppe Grillo. Che candidandosi alla segreteria Pd, non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco non solo di un partito ormai allo sbando, ma anche di un elettorato democratico, ancora consistente, che avrebbe bisogno di tutto, eccetto che del qualunquismo di un comico in disarmo.
Complimenti. Berlusconi ringrazia.

Carlo Gambescia, Complottismo e anticomplottismoultima modifica: 2009-07-15T21:26:00+02:00da mangano1
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