ElisA Magrì,Alex Honneth: adattare vecchi concetti a nuove realtà

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Alex Honneth: adattare vecchi concetti a nuove realtà
di Elisa Magrì – 27/12/2010

Fonte: il cambiamento

Uno degli ultimi lavori del filosofo tedesco Axel Honneth riflette sulle dinamiche che dal mondo virtuale a quello della ricerca del lavoro, spingono il soggetto concepirsi come mero oggetto. Vediamo come la nozione di reificazione può essere ancora attuale.

Axel Honneth, studioso di conflitti sociali e di relazioni intersoggettive, attualmente docente presso l’Università di Francoforte e direttore dell’ Institut für Sozialforschung
Si può consultare liberamente in rete uno degli ultimi lavori del filosofo tedesco Axel Honneth, studioso di conflitti sociali e di relazioni intersoggettive, attualmente docente presso l’Università di Francoforte e direttore dell’ Institut für Sozialforschung. Il saggio racchiude le Tannel Lectures tenute dal filosofo a Berkeley nel 2005 e propone di riattualizzare l’importante e noto concetto di reificazione ad alcune forme della nostra contemporaneità.
La nozione di reificazione (la cui radice latina è res, ovvero cosa) significa, letteralmente, farsi mero oggetto, quasi merce da scambiare, e fu introdotta nel 1925 dal sociologo ungherese marxista Georg Lukács per definire, in sintonia con Marx, la distorsione delle relazioni soggettive prodotta dal capitalismo.
In una sua personale ed interessante rivisitazione del tema (che chiama in causa, oltre a Lukács, anche l’esistenzialismo di Heidegger, il pragmatismo di Dewey, le riflessioni di Cavell e gli studi di G. H. Mead), Honneth spiega che la riduzione a cosa di un soggetto dipende, anzitutto, dal tipo di rapporto che noi instauriamo con noi stessi e dalla capacità che sviluppiamo di ‘riconoscerci’, ovvero di entrare in contatto con i nostri stati mentali e di saperli articolare. Nuove sono, però, le dinamiche che ostacolano oggi questo processo di riconoscimento, ed è interessante osservare gli esempi che il filosofo suggerisce, perché si riferiscono al mondo del web e a quello della flessibilità del lavoro, due realtà estremamente attuali.
Prendiamo – dice Honneth – l’esempio dei colloqui di lavoro o delle piattaforme sociali del web: nel primo caso l’aspirante al posto deve dimostrare la propria idoneità non più esibendo le proprie competenze e capacità, bensì reagendo, in modo drammatico e convincente, alle domande che verificano la motivazione della persona a ricoprire un ruolo presso l’azienda cui si offre. In questo modo il candidato è portato ad un mutamento di prospettiva: invece di focalizzare l’attenzione sul (suo) passato, ovvero sulle proprie capacità pregresse, egli deve concentrarsi sul suo potenziale futuro nell’azienda, delineando un quadro dei suoi sentimenti e delle sue attitudini in modo conforme ai requisiti richiesti.
Un fenomeno analogo è individuato da Honneth nella dimensione degli incontri virtuali che dilagano nel web, ad esempio nei siti che offrono l’opportunità di trovare il proprio partner ideale in rete. In questo caso gli utenti entrano in contatto solo dopo aver fornito una descrizione di sé secondo le categorie determinate dal sito. Una volta che il sistema avrà individuato una sufficiente sovrapposizione di qualità fra due utenti, questi verranno messi in contatto elettronicamente attraverso lo scambio di e-mail.
Non c’è, quindi, alcun bisogno di articolare i propri desideri e le personali intenzioni in un incontro dal vivo, ma si diventa, invece, portatori di dati da raccogliere e selezionare alla velocità del sistema informatico.
Non sarebbe difficile aggiungere agli esempi di Honneth anche le realtà di social networks come Facebook. Infatti il meccanismo che opera in tutti questi fenomeni è lo stesso: si tratta sempre di sostituire la narrazione e articolazione di sé con una descrizione standardizzata, dalla quale sia possibile ricavare un profilo da rubricare in un contesto omogeneo e già indicizzato.
Quel che perdiamo in questi processi è la consuetudine a dialogare con noi stessi come individui che hanno una storia personale, attraverso la quale capirsi, approfondirsi e proiettarsi in un futuro liberamente scelto.
Se i concetti della tradizione filosofica occidentale possono aiutarci a dare un nome alle dinamiche, apparentemente innocue e banali, della nostra modernità, ben venga l’esercizio di riflessione che ci faccia riscoprire soggetti liberi e razionali.

ElisA Magrì,Alex Honneth: adattare vecchi concetti a nuove realtàultima modifica: 2010-12-29T00:18:25+01:00da mangano1
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