Gianfranco La Grassa,IL GIOCO E’ DI IMPRESSIONANTE CHIAREZZA

IL GIOCO E’ DI IMPRESSIONANTE CHIAREZZA (di Giellegi, 29 lug. 11)

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1. Si tratta di un gioco anti-italiano, quindi infame e da traditori (tipo quelli dell’8 settembre) che prosegue da decenni e che ha il suo perno nella Confindustria (grande impresa privata decotta) e nei suoi sicari preferiti: i rinnegati del comunismo che, proprio in quanto rinnegati e traditori, sono sempre sotto ricatto e perciò servi perfetti e docili. Il tutto comincia con il cambio di segreteria piciista nel 1972, ma atti decisivi sono il patto Lama-Agnelli sulla scala mobile – inizio della concertazione e segnale di appoggio (non ancora possibile l’entrata ufficiale) del Pci al governo (a partire da quello Andreotti nel 1976) – e un certo viaggio “culturale” negli Usa (1978) di chi passò di “corrente” in quel partito (che solo nella forma non aveva correnti), dando la maggioranza alla segreteria (mentre in precedenza la corrente maggioritaria era quella amendoliana o migliorista, cioè socialdemocratica “alla tedesca”, con tanto di ostpolitik).
Come detto più volte, il tradimento e rinnegamento aperto in funzione filo-atlantica (cioè filo-Usa, i padroni della Nato) avvenne apertamente al crollo del socialismo e dell’Urss (1989-91). Esso apparve improvviso, mentre era preparato da vent’anni (con l’appoggio di fatto, forse all’inizio inconsapevole, delle frange sedicenti radicali, “ingraiane e manifestaiole”, mentre fu osteggiato solo da alcuni “sopravvissuti” comunisti appoggiati dall’“est”, che pur non volendolo favorirono l’operazione con azioni “disperate”). Il “popolo” (quello detto “moderato”) fu però preso alla sprovvista dal voltafaccia, all’apparenza subitaneo, e riversò i suoi voti su quello che abbiamo definito scherzosamente “naso di Cleopatra” (cioè un “accidente storico”): Berlusconi.
La Nato, istituita per difendere il “mondo libero” dai cattivoni comunisti, quelli della “cortina di ferro”, non si sciolse manco per niente, perché il suo vero ufficio era impedire una rinascita europea. Figuriamoci: gli Usa erano entrati nella seconda guerra mondiale soprattutto per regolare i conti con il Giappone nell’area del Pacifico. Si accorsero subito – l’appetito vien mangiando – che potevano ridurre a potenze di secondo rango Inghilterra e Francia (dopo aver distrutto la Germania) in modo da impadronirsi pure dell’area occidentale, al massimo dividendosela, ma con riguardo alla parte meno sviluppata e “appetitosa” d’Europa, con l’Urss. L’“onesto” Roosevelt – quello che si fece attaccare a Pearl Harbor, sacrificando qualche migliaio di soldati americani, altrimenti il Congresso americano sarebbe ancora lì ad opporsi all’entrata in guerra – non accettò le mene di Churchill favorevoli al cambio di alleanze per aggredire l’Urss. Intelligentemente, decise intanto di papparsi la parte preponderante d’Europa, ponendo in stato di subordinazione gli anglo-francesi; poi si sarebbe visto (e infatti si vide). Ulteriore notazione: nel 1956, ancora una volta – malgrado la canea antisovietica per l’Ungheria – gli Usa si misero con l’Urss contro Inghilterra e Francia, che tentavano di rialzare la testolina con la “coraggiosa” impresa di Suez.
Bene, facciamo un bel salto storico e arriviamo alla riedizione della “concertazione” del 1975: il documento approvato ieri da Confindustria – da Agnelli a Marcegaglia solo un progresso “estetico” – e dalle grandi banche (la GFeID insomma, l’industria decotta e la finanza fellona, al gran completo), con la firma dei tre sindacati; anche se, al momento (ma resisterà?), si è staccata la Uil. Nel frattempo, come già gli ambienti statunitensi rappresentatisi in Clinton avevano “intruogolato” con D’Alema nell’aggredire la Serbia (mossa importante per impedire che alla Germania venissero in testa “pensieri impropri”); così oggi quelli addobbatisi con il “festone” Obama intrallazzano con Napolitano. Solo adesso so che il primo chiama il secondo: “leading from behind” (è chiaro anche ai testoni?). Bisogna fare un breve détour.

2. Non è che Berlusconi fosse meno filo-americano dei suoi nemici. Semplicemente, la strategia degli ambienti opposti a quelli Clinton-Obama (la “vecchia” strategia applicata tra il 2001 e il 2006, seguita da un biennio di incertezze risoltesi nella “nuova” mediante l’elezione del “primo nero”, con opposizioni presenti anche tra i militari, al Pentagono) era centrata su operazioni militari più decise, condotte in prima persona dagli Usa, semmai “chiedendo” (nella forma, sostanzialmente ordinando) la collaborazione dei paesi “alleati”. Esempio tipico l’Afghanistan, assai più che l’Irak; azione militare nelle zone centroasiatiche, in Pakistan-Afghanistan per l’appunto, ai fini del controllo più diretto e pervasivo dell’area su cui “insistono” le potenze emergenti Russia-Cina-India.
La nuova strategia vuol lasciare quell’area al caos (e “liquidità”) del possibile – direi probabile in tempi non immediati ma nemmeno eterni – conflitto tra le tre potenze suddette. Mentre intende rinsaldare ulteriormente la tenaglia di ferro sull’Europa, ristabilire il contatto (di controllo) sulla Turchia, giocare su contraddizioni interne all’islamismo e quindi su paesi come Iran, Siria, ecc. cercando di indebolirne il possibile influsso sull’andamento del multipolarismo. La cortina (di ferro) era più rigida e delimitante, ma fragile; la tenaglia è più robusta, si sposta più facilmente nei suoi punti di presa forte (dove stringere insomma), si può allentare in dati momenti per non far apparire la subordinazione troppo evidente a quelli che vengono afferrati. La nuova strategia non deve però mettere in piena visibilità gli Usa (così com’è ora in Afghanistan), lasciando spazio ai sicari, fra l’altro facendo loro credere di poter partecipare con una certa percentuale non miserrima ai vantaggi imperiali statunitensi.
Se poi le operazioni di un certo tipo – quelle andate bene all’inizio, ma adesso soggette a qualche affanno, in Tunisia ed Egitto – non evolvono per il verso giusto come in Libia, si è in grado di addossare molte colpe ai sicari, accusati di incompetenza, di aver dato affidamento ai “ribelli di Bengasi”, autentica raccolta di brutti ceffi criminali, ecc. ecc. A questo punto, gli Usa sono in grado di trattare, senza fare troppo brutta figura, con il legittimo governo, chiedendo contropartite lucrose ed eventualmente territoriali (come in Kosovo). Se l’accordo si farà o meno dipende solo dai rapporti di forza tra i fautori della “vecchia” e quelli della “nuova” strategia, e dallo stato di avanzamento (a “sinusoide”) del multipolarismo. I sicari europei saranno di fatto estromessi dalla cointeressenza (ridotta al massimo a puro simulacro). Fra i servi, inutile dirlo, i più “sfigati” saremo noi, lo stuoino su cui pulirsi i piedi, soprattutto controllando la situazione interna tramite i rinnegati che, come già rilevato, non sono in grado di rifiutare nessun basso servizio e per di più non remunerato (resterà un credito a parole, da onorare in quel futuro destinato a non mai concretizzarsi).

3. Berlusconi non era uomo da potersi barcamenare troppo a lungo all’interno di queste strategie Usa, che si sono alternate e rimpallate tra i Bush e Clinton-Obama. Adesso, è totalmente in mano al “leading from behind”. Certamente fa capire che è scontento, dice alcune frasi significative affinché si comprenda il suo avere le mani legate; e che perfino corre qualche pericolo di brutta fine (preferiamo riferirci a Mattei o a Bin Laden?) se cercasse ancora contatti con “gentaccia” tipo Putin o Gheddafi, ecc. Non è però agevole trovare il suo sostituto; certamente non un vecchio di 86 anni, non una serie di personaggi “di sinistra” che gli stessi Usa, mi sembra, ritengono poco appropriati. Nemmeno sono pronti rincalzi da dentro l’attuale maggioranza, che in ogni caso dovrebbero funzionare con modalità bipartisan, con appelli alla “salvezza nazionale” (per cui ci si spaventa intanto con la prospettiva greca), e via dicendo. Rieleggere Napolitano è un azzardo; si sta cercando di portare al suo posto un suo consimile qual è Prodi (più giovane però), in modo da essere sicuri di avere le pedine al posto giusto: Draghi alla BCE, Prodi alla Presidenza (ma ancora non ce l’ha) e…..per il momento è incerto l’uomo “giusto” da sostituire al premier. Se ne sono pensati un’infinità: gli ultimi sono stati Tremonti (oppure il Monti non trino, più mediocre e scialbo e quindi meglio manovrabile), Maroni, ecc. Intanto se ne sta bruciando uno per stagione; ma qualcuno di loro potrebbe perfino essere poi ripescato, pur se in preda allora alla piena disperazione!
Le uniche cose certe al momento quali sono? Berlusconi non può più fare un passo. Il governo è imbalsamato, l’opposizione gira “in folle”, il liquame cresce di livello in modo accelerato. Purtroppo, come sempre avviene in questo paese di succubi incapaci di scelta e dignità, tutto dipende dalla riuscita o meno della “nuova” strategia Usa, di cui è portatore l’Obama (a volte) “furioso”. Per il momento, molti sono gli ostacoli, le “ciambelle non riuscite con il buco” (non parlerei finora di fallimenti plateali). Non è detto che tutto vada liscio. Mi par di capire che il Berlusca in questo speri, restando acquattato come un topolino nella tana alla vista del gatto. Brontola per il caso, non si sa mai, che tale strategia “liquida” finisca per divenire “acqua fresca”. I nostri nemici interni (paragonabili, come già sapete, ai “cotonieri” del sud degli Usa nell’800) sono comunque ormai in piena luce nel palcoscenico della storia attuale. Il documento ultimo toglie ogni residuo appiglio a chi voleva ancora evitare di riconoscere gli affossatori del paese, gli eredi degli industriali e finanzieri in pieno tradimento nel 1943 con Badoglio e i Savoia. Non ci sarebbe bisogno di una guerra civile; sufficiente una lista di pochissime migliaia di personaggi (tutti, lo ripeto, in piena visibilità, ovviamente per chi ha cervello). Basterebbe catturarli, metterli sotto chiave e buttare via la chiave; tanto sono loro ad aver creato un paese in cui i processi sono “secolari”. Nessuno però si fa vivo per stroncarli nelle loro sporche mene, da infami quali sono. Questa la sorte di un paese privo di unità nazionale, di classi dirigenti, di intellettuali con la schiena dritta. Un paese, insomma, di vigliacchi e burattini.      

Gianfranco La Grassa,IL GIOCO E’ DI IMPRESSIONANTE CHIAREZZAultima modifica: 2011-07-29T11:16:17+02:00da mangano1
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