L’Italia dei furbetti dello scontrino: “Così ho denunciato l’evasione in pieno centro a Milano”

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L’Italia dei furbetti dello scontrino: “Così ho denunciato l’evasione in
pieno centro a Milano”

La panetteria Princi di piazza XXV Aprile a Milano

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Parla il trentenne
che ha sfidato
una panetteria famosa
JACOPO IACOBONI
MILANO
C’ è, infine, un’altra Italia.
La storia è semplice, raccontata senza reticenza, mettendoci la faccia senza timore di ritorsioni. La scena avviene di notte, davvero in pieno centro a Milano, piazza XXV Aprile, dietro il glorioso cinema Anteo, a due passi da corso Como. Un gruppo di trentenni usciti da una discoteca entra da Princi per farsi un pezzo di pizza al taglio post-discoteca. Tra di loro c’è Alessandro Rimassa. Fa la fila, aspetta il suo turno, paga. Tre euro e cinquanta. Quand’è il suo momento, ottiene lo scontrino solo dopo averlo chiesto. Ai diciassette che l’hanno preceduto non è stato rilasciato. Zero, nada, evasione fiscale purissima. Prendi i soldi e scappa. Chissà quante pizze in una serata.

Alessandro però è un tipo tignoso. Oltretutto, su cose come questa un po’ ci lavora, temi come il lavoro negato ai giovani – i giovani veri, quelli sotto i venticinque, non i giovani di quarant’anni secondo patetiche definizioni all’italiana – ma in un’ottica non piagnona. E’ uno che invita i coetanei a scrollarsi di dosso il lamento, ha anche scritto un libro interessante su questo, Generazione mille euro, in cui disegna strade possibili per chi non ne trova una in Italia. E evidentemente non gli va di essere menato per il naso. Così racconta, prima su Facebook poi in una franca conversazione: «Arrivato il mio turno ho ordinato la pizza (buonissima, tra l’altro), pagato i 3,50 euro, chiesto e ottenuto lo scontrino. Poi ho chiesto al ragazzo e alla ragazza cinesi che servivano al banco di emettere i 17 scontrini che non erano stati fatti sotto i miei occhi.

“Dovete battere un totale di 59,50 euro”, ho spiegato. Sono rimasti con gli occhi spalancati. In silenzio. Hanno tentato di fare finta di niente. “Chiamo il responsabile”, mi ha poi detto uno dei due». Si palesa un ragazzo italiano sui trent’anni, con le mani sporche di farina («direi che stava preparando le pizze successive»), e gli fa «hai avuto lo scontrino tu?». Alessandro risponde di sì, ma non i 17 che l’hanno preceduto, per un totale di 59,50 euro: «Dovete batterli tutti». Paradigmatica la risposta, «ma se tu hai avuto il tuo che vuoi?». Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato, scurdammose ‘o passato, anche se qui siamo a Milano. «Se non li battete vi denuncio alla Finanza». «E denunciaci». Alessandro, senza uscire dalla panetteria, chiama il 117 e li denuncia; fa la cosa giusta, direbbe Spike Lee. Dà il suo nome e cognome, nonostante la denuncia si possa fare anche in forma anonima.

Racconta adesso di aver fatto un veloce calcolo: «In quel momento da Princi c’erano ottanta persone, significherebbe che in una notte buona di lavoro possono fare anche mille pezzi di pizza senza scontrino. Ma calcoliamone solo la metà, 500, e ammettiamo che di notti vive ce ne siano solo quattro a settimana, sedici al mese. Farebbero comunque 1750 euro evasi a notte, 28 mila al mese». Piccola nota a margine: «Princi di giorno rilascia sempre gli scontrini, almeno dall’esperienza mia e dei miei amici: infatti prima paghi e poi con lo scontrino fiscale ordini ciò che desideri».

Ora, domanda Alessandro, «voi credete che alle persone dopo di me sia stato fatto lo scontrino? No. Ma credete che le persone dopo di me abbiano chiesto lo scontrino? No. Capite, quindi, che i colpevoli siamo noi in primo luogo. Io non so se la Finanza dopo la mia denuncia farà davvero un accertamento, con me c’erano tantissimi testimoni, ma il risultato più utile sarebbe forse, come dire… lanciare una specie di educazione fiscale».

E la cosa allarmante, aggiunge, è che quando ha iniziato a far girare sul suo profilo la storia ha ricevuto dodicimila commenti in poche ore, «e non erano affatto tutti d’accordo con me, anzi: tantissimi dicevano che il vero problema è che le tasse sono troppo alte, molti sostenevano che bisogna partire dai politici, dai privilegi, dalla spesa pubblica… All’italiana, il problema è sempre un altro».

No, il problema sono quelli che cinque euro di sconto al ristorante e rinunciano alla ricevuta.
Quelli che «in fondo il 41 per cento di tasse è troppo, come fai se hai un’attività

L’Italia dei furbetti dello scontrino: “Così ho denunciato l’evasione in pieno centro a Milano”ultima modifica: 2012-01-11T11:56:00+01:00da mangano1
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