Patrizia Gioia,”Riflessi: L’amicizia con Raimon Panikkar” di Achille Rossi

“Riflessi: L’amicizia con Raimon Panikkar” di Achille Rossi , l’Altrapagina edizioni
domani ore 18.45 a Spaziostudio presentazione con l’Autore e…gli Amici…vi aspettiamo
 
PERCHE’ SONO POVERO E UNICO.     di Patrizia Gioia

 

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Il libro di Achille Rossi “Riflessi” L’amicizia con Raimon Panikkar” non è un libro o, per meglio tentare quel movimento advaita ormai assolutamente necessario, è un libro e anche un fiore, ma un fiore molto particolare, uno di quei fiori che continuano ad aprirsi e che quando proprio penseresti di essere arrivato al pistillo…ecco che si apre una nuova conturbante visione.
Un po’come L’Altro, più pensi di conoscerlo, più si apre in te un nuovo vivificante precipizio.
 
E per me questo è uno dei significati dell’Amicizia, sfondare la scena che credevamo “ovvia” aprendoci nuovamente allo stupore e
al solo senso della Vita: quella di viverla dandole senso.
 
E’ un piccolo e intenso libro questo di Achille, un libro di cammino, un libro “d’ore”, da aprire la sera come la porta di casa per uscire a camminare in silenzio con due cari amici compagni di viaggio.
 
Nel leggero, prima tutto d’un fiato come l’aspirina, poi lentamente, sottolineando, ascoltando più attentamente un passo, meditando una parola, sostando come si fa davanti alla natura, respirando col respiro del mondo, ho sentito la gioia di avere tra le mani un prezioso dono, che sarà prezioso per ognuno ne sono certa, ma che per me ancora di più lo è per la fortuna di conoscere entrambi gli Amici che in queste pagine ci parlano, ognuno nella sua indicibile presenza-assenza, ognuno nella sua unicità, parola che Panikkar ha seminato in me così efficacemente che mi ha permesso di tornare a fidarmi del mio sentire, talmente schiacciato dai primi violenti eventi della mia vita da essersi perduto.
 
E’ questa possibilità che il libro e l’Amicizia offrono, un’affidamento per il salto mortale nell’invisibile, dove un dentro e un fuori sconfinano e dove il Tu accoglie e porta in luce quello che è pronto a nascere, senza fretta, al momento opportuno, come fa il bocciolo del fiore.
 
Sono infiniti gli spunti dei dialoghi tra Panikkar e Achille, vero dialogo dialogante, il solo che rende la vita nella sua essenza e l’essere nel suo ritmo, ma per tutti riporto quella che ho scoperto essere la preghiera preferita di Panikkar e che è sempre stata la mia.
 
La dicevo però con una sola parola differente, parola che Raimundo e Achille ( e i molti altri Amici visibili e invisibili) mi hanno aiutata a trasformare attraverso l’esperienza possibile della non separazione, dove cosmo umano divino si tendono la mano perché inter e intra connessi, dove io sono nodo della rete e dove la preghiera è una partecipazione viva al dinamismo del mondo,
alla sua sistole e diastole, senza aspettativa alcuna, ma sorretta dalla speranza nell’invisibile che ci fa artisti della vita, in consonanza con ogni cosa e con ogni essere, danzanti in quello spazio che ogni volta come fiore si apre “tra” immanenza e trascendenza e che
ci aiuta a non confondere la tecnè con la tecnologia, a non scegliere la larga per la stretta via, a vivere Gesù come porta che apre ad altre porte ancora sconosciute, in quel pluralismo che ci feconda e ci appartiene, nell’umano e nel divino che danziamo, nel gioco della vita che ci invita a non interpretarla, ma a viverla imparando l’arte dell’ascolto del cuore che ci fa dire ogni volta:
“Abbi pietà di me, mio Dio, perché sono povero e unico”.
E non più come dicevo io: perché sono povero e solo.
 
Grazie Achille, grazie Raimundo.
A per sempre.
 
Patrizia Gioia, 27 febbraio 2012
 
 

Patrizia Gioia,”Riflessi: L’amicizia con Raimon Panikkar” di Achille Rossiultima modifica: 2012-02-28T15:28:29+01:00da mangano1
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