Aldo Giannuli, Grillo e Napolitano

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Grillo e Napolitano

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Grillo, reagendo ad alcune dichiarazioni di Napolitano contro  “la demagogia antipolitica” che alludevano al Movimento 5 stelle,  ha attaccato il Presidente  della Repubblica: “Ci si mette anche questo presidente dei partiti, ma qui è in gioco la Costituzione. Noi non siamo l’antipolitica, abbiamo già 130 consiglieri, lui deve stare super partes”. Immediate le critiche e dissociazioni di Di Pietro, Bersani ecc. che parlano di insulti al Presidente e di critiche inammissibili. La definizione di Napolitano come “presidente dei partiti” non mi sembra esatta (semmai tende a prevaricare le forze politiche ed essere più sensibile verso le ragioni della finanza), ma sinceramente di insulti non ne vedo, tanto più che si tratta della reazione ad un “intervento a gamba tesa” del Presidente nei confronti del loro movimento. Non intendo occuparmi qui della protesta grillina e del suo carattere più o meno antipolitico (ne parleremo in un prossimo pezzo) qui il punto da capire è: “il Presidente della Repubblica è criticabile? Ed entro quali limiti?”.Sino alla fine degli anni settanta, il problema non si sarebbe posto: i Presidenti furono esposti a critiche molto aggressive, ad esempio Gronchi, Segni, Saragat e –soprattutto- Leone subirono attacchi violentissimi. Poi Pertini inaugurò un diverso stile presidenziale rivolgendosi direttamente all’opinione pubblica e scavalcando la mediazione delle forze politiche. Quel che lo rese assai popolare, conferendo alla figura del capo dello Stato un carisma prima sconosciuto.

Poi Cossiga, sottoposto ad attacchi molto duri per il caso Gladio (pensati per indurlo a dimettersi) reagì trasformando l’istituto dell’irresponsabilità presidenziale in una sorta di “insindacabilità” del suo operato, cosa assolutamente estranea alla lettera ed allo spirito della Costituzione. La cosa non servì a fermare le contestazioni (che proseguirono all’ultima ora del suo mandato) ma valse a porre le premesse di una sorta di “sacralizzazione” del Capo dello Stato non criticabile (almeno mentre è in carica).

A esaltare questa tendenza fu anche un caso per cui, tutti i presidenti successivi (Scalfaro, Ciampi e Napolitano) furono eletti con maggioranze di centro sinistra, mentre, dal 1994, la destra ha governato per quasi la metà del tempo (98 dei  215 mesi totali), litigando spesso con la massima carica dello Stato. Questi scontri erano spesso causati dalla prassi costituzionale assai disinvolta dei governi Berlusconi cui rispondeva una prassi non sempre correttissima del Capo dello Stato. Tutto questo portava ad una strana inversione delle parti: la sinistra (che sino a quel momento era stata la parte che più aveva polemizzato con i Presidenti precedenti) si votava alla più intransigente difesa quirinalizia, per cui ogni critica diventava un delitto di lesa maestà. La destra, che in tutta la Prima Repubblica aveva difeso costantemente la Presidenza della Repubblica, si convertiva a frequenti mugugni anti presidenziali.

Alla fine si è affermato (anche se in modo un po’ sghembo) un principio per cui il Presidente non è sindacabile, soprattutto non lo è da “sinistra”. Cosa discutibilissima, perché in democrazia nessun potere è sottratto alla critica, purché motivatamente espressa e in modo civile, senza insulti, calunnie o attacchi personali. Naturalmente anche le critiche e le motivazioni su cui si fondano possono essere sbagliate: fa parte del dibattito democratico discutere tutte le tesi, giuste o sbagliate che siano e tutte le cariche dello Stato sono criticabili per il modo in cui esercitano i poteri affidatigli; nel caso del Capo dello Stato, questo riguarda in primo luogo la difesa della Costituzione (principale compito affidatogli) e, di conseguenza, il più scrupoloso rispetto di essa nel proprio agire.

Tanto per essere schietti, diciamo subito che Napolitano è stato un Presidente molto spigliato, diremmo quasi brioso da questo punto di vista, sia per le cose fatte sia per quelle non fatte, e diamo qui un breve ed incompletissimo elenco di possibili critiche (ma ci torneremo in altra sede molto più diffusamente):

a-nei quasi due anni del governo Prodi ha controfirmato senza battere ciglio leggi come la Legge 3 agosto 2007, n. 124 di riforma dei servizi segreti che fanno a cazzotti con gli art 3, 101, 104 e 112 della Costituzione (tanto per fare un esempio)

b-nel primo anno di governo Berlusconi ha controfirmato, con altrettanta letizia d’animo, riforme sulla giustizia su cui ci sarebbe stato molto da ridire, ma, più ancora, ha consentito provvedimenti in materia di federalismo in aperto contrasto con l’art. 5 della Costituzione

c-dalla fine del 2009, la sua prassi è andata via via invadendo campi non di sua pertinenza: ad esempio, per circa un anno la politica estera è stata di fatto curata direttamente dal Quirinale (anche se, bisogna ammettere, ciò trovava una sua parziale giustificazione nell’impresentabilità del Presidente del Consiglio che poteva fare viaggi di stato solo in Russia dal suo amico Putin)

d-fra gli sconfinamenti di campo del Presidente sono da segnalare anche interventi che definiremmo di “indirizzo storico culturale” (come le ripetute e non richieste esternazioni in materia di strategia della tensione e simili, subito raccolte da giornalisti  compiacenti delle maggiori testate nazionali)

e-una certa tendenza a “dettare” l’agenda del Parlamento e del Governo, che va molto oltre il diritto di inviare messaggi alle Camere sancito dall’Art. 87. Peraltro, il dovere del Presidente di essere imparziale non riguarda solo l’equidistanza fra le forze politiche, ma anche quella fra le forze sociali e questo è stato uno dei punti più carenti della Presidenza Napolitano: in tutta la vicenda della riforma del mercato del lavoro i suoi interventi sono stati costantemente schierati con il Governo (ed, in parte con la Confindustria) e contro il sindacato. Vice versa, colpisce il suo assoluto silenzio in materia di riforma della Finanza (anzi ricordiamo l’assoluta tranquillità con la quale il Presidente accettò l’inclusione dei reati finanziari nella discutibile amnistia del 2006)

f-Anche alcune sue “scelte silenziose” meritano un commento. Ad esempio il caso della grazia a Sofri: concessa dal suo predecessore, venne bloccata dall’allora Guardasigilli Castelli, per cui ne derivò un conflitto fra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, risolto a favore della tesi presidenziale. La grazia tuttavia non diveniva esecutiva, perché nel frattempo Ciampi era giunto a scadenza. Un minimo di cortesia istituzionale avrebbe voluto che il nuovo Presidente desse esecuzione alla volontà del suo predecessore, assumendo l’atto della grazia non come una decisione personale ma come un atto di ufficio, tanto più che la questione era stata posta come conflitto fra poteri dello Stato, quindi trattata come atto dell’istituzione in quanto tale. Invece, non solo la grazia non era concessa, ma sulla questione calava un pesante silenzio. Di fatto, quella mancata conferma diventava un giudizio politico di merito che allineava Napolitano a Castelli, contro il suo predecessore. La conferma implicita verrà dal discorso del Presidente in occasione dell’”incontro delle due vedove” (Pinelli e Calabresi) il 9 maggio 2009.

g-Sempre in materia di atti non compiuti, ci sembra il caso di sollevare una questione totalmente ignorata: la Costituzione stabilisce l’obbligo di copertura delle spese per ogni legge non prevista dal bilancio (art 81). E’ noto, che questo è stato risolto per oltre trenta anni con il disavanzo finanziato dall’emissione di titoli di debito pubblico. E questo è accaduto anche durante gli ultimi governi di Prodi e Berlusconi. Anche se la soluzione adottata non contraddiceva la lettera della Costituzione,  sarebbe stato più che opportuno, doveroso, un richiamo del Presidente al rispetto della ratio costituzionale, cercando di contrastare l’aumento del debito. Ma né Napolitano né i suoi predecessori hanno ritenuto di farlo, magari  rinviando alle Camere qualche legge di spesa. Oggi si invoca un infausto (e poco credibile) vincolo di pareggio in Costituzione, ma non sarebbe stato costituzionalmente più corretto un intervento presidenziale mentre il debito si gonfiava  come una mongolfiera?

h-Ma dove la condotta presidenziale rende costituzionalmente più perplessi è la crisi del novembre scorso. Certamente c’era una situazione di emergenza determinata dalla tempesta sui titoli di Stato, c’era un Presidente del Consiglio che non aveva la sensibilità di farsi da parte ed il ricorso immediato alle elezioni, in quel contesto, appariva finanziariamente troppo rischioso. Tutto vero. Tuttavia, se un governo di transizione, espresso dal Presidente e mandato al voto in Parlamento, era la soluzione quasi obbligata, questo non significa che  ne dovesse scaturire una formula di governo di lunga durata (18 mesi) ed addirittura proposta anche dopo le prossime elezioni. Tanto più che noi abbiamo un sistema elettorale maggioritario, che è già uno strappo costituzionale in sé. Se poi le  due ( o tre) principali forze politiche si alleano, praticamente sparisce l’opposizione e la forma di governo del paese diventa un’altra cosa rispetto a quella prevista dalla Costituzione. Per di più, questo governo “tecnico” (che più politico non si può) non è affatto neutrale nel conflitto sociale, sta apertamente dalla parte della finanza e vara riforme che vanno molto al di là della singola emergenza che ne ha determinato la nascita, in campi come la giustizia, l’università, i beni comuni. Di fatto, questo governo sta cercando di attuare un nuovo modello sociale polarmente opposto a quello descritto nella prima parte della Costituzione e, per di più, senza mai aver ricevuto una investitura popolare. Se non è un colpo di Stato ci siamo molto vicini.

i-Anche dal punto di vista formale la prassi Presidenziale è stata molto “sciolta”: le consultazioni avviate prima ancora delle dimissioni del governo in carica, la nomina sul capo di Monti a Senatore a vita, con efficacia in 24 ore, con l’effetto di rafforzare la sua eventuale maggioranza in Senato (dove era possibile prevedere maggiori difficoltà, se il Pdl non avesse accettato di votare la fiducia), il governo che chiede ed ottiene la fiducia prima ancora di essersi completato con la nomina dei sottosegretari, ecc ecc: neanche in una bocciofila di quartiere si sarebbe statutariamente così allegri. Mi direte che si tratta di rilievi formali: certo, ma una democrazia parlamentare (o comunque liberale) è fondata su procedure formali da rispettare.

j-Infine, poco consono al dovere di imparzialità ci è sembrato il suo intervento diretto contro il movimento 5 stelle che avrà certamente i suoi aspetti criticabili, ma non spetta al Capo dello Stato occuparsene.

Ed allora, basta per dire che questo è il presidente costituzionalmente più spensierato che abbiamo avuto in sessanta anni e che, su questo punto, Grillo ha ragione?

Aldo Giannuli

Ps: prevengo critiche ed allarmi: non sto diventando grillino e riparleremo del movimento 5 stelle.

Aldo Giannuli, Grillo e Napolitanoultima modifica: 2012-04-30T15:35:53+02:00da mangano1
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