batsceba Hardy,L’appartamento

 

 

 

Unknown.jpegL’appartamento
di Batsceba Hardy
Genere
Romance
Parole
3534
Città
Berlino
Tempo
30′
Tags
erotismo amore coppia azione donna
Lingua
italiano
ISBN
978-88-6665-228-1
€ 1,99 Iva inclusa

ANTEPRIMA

Non so perché vi racconto questa storia. Qualcuno passando per caso dal mio caffè, potrebbe riconoscermi.

Mi chiamo Maria. Maria come milioni di altre Marie. In realtà avrei anche un altro nome, come quasi tutte le Marie – soprattutto quelle con madre sudamericana – ma da quando ho la residenza qui, a Berlino, l’ho seppellito insieme alla vecchia carta d’identità lungo le rive del Nikolassee in una notte di luna piena…
Sì, come no? L’ho seppellita sul fondo di un cassetto nel mio appartamento sulla Danziger Straße, fra la Prenzlauer Allee e la Schönhauser Allee, quarto piano senza ascensore. Lato al sole, in una di quelle rare case grigie residuate della DDR che resiste ancora, non si sa per quanto, alla pressione del renoviert e del saniert e dove i ragni hanno intessuto lunghissime autostrade di ragnatele fra i tubi esterni, grandi e stretti, orizzontali e verticali.
Sono nata a Parigi e ho trascorso la mia adolescenza a Roma. Mia madre è ecuadoriana e mio padre è di Boston. Ho sempre avuto il dubbio che appartenesse alla CIA, e per questo motivo me ne sono andata di casa non appena ho potuto.
Così ho fatto un bachelor e un master a Londra, non importa in cosa. Poi ho cercato di ambientarmi a Copenaghen, inseguendo una ragazza dagli occhi gialli. E infine sono approdata a Berlino est, nel cuore di Prenzlberg.
Non chiedetemi perché. Non ho mai vissuto ragionando. Forse mi ha guidata quello che io chiamo il mio gene Spia, quello che ho ereditato da mio padre, oltre all’altezza, un metro e ottanta senza tacchi. Dove avrei potuto assecondare il mio istinto di ficcare il naso, se non nella patria della Stasi? Credo non ci sia bisogno di spiegare cosa sia Il Ministerium für Staatssicherheit, o chi sia il capitano Gerd Wiesler di Das Leben der Anderen.
Di Berlino parlano tutti e troppo. Tutti arrivano. Pochi imparano il tedesco. E meno ancora si fermano. È una città di transito. Per me è stata una meta.

Anche loro sono arrivati per caso. Sebastian è arrivato per primo. È entrato nel mio bar in una giornata di vento, portando con sé una folata fredda. Si è seduto sulla poltrona sfondata nell’angolo della saletta posteriore, vicino al vecchio jukebox. Ha poggiato a terra la borsa di pelle, una di quelle non costose, di un colore fra il marrone e il vinaccia. Orribile. Si guardava attorno con l’aria del venditore di case in cerca di clienti. Ormai li riconosco alla prima occhiata. Qui a Berlino è una professione delle più frequenti, perché tutta la città è in svendita. Gli investitori si dice comprino addirittura indicando con il dito l’oggetto sulla carta, senza nemmeno vederlo. Italiani, greci, e gli immancabili giapponesi. Comprano quello che i danesi hanno acquistato subito dopo la caduta del muro e ora rivendono. Insomma la solita storia capitalista che non ho intenzione di spiegare. So solo che se non riuscirò più a pagare l’affitto del mio locale chiederò a mio padre di investire a Berlino. Sì, come no?
Tornando a Sebastian, avevo capito che si trattava di un agente immobiliare, ma non che non fosse tedesco. Insomma, non aveva la tipica faccia del trentenne italiano che cerca di sopravvivere nella città più accogliente d’Europa: niente naso importante e niente pochi capelli disordinati in testa. E soprattutto niente grasso attorno alla vita, direi piuttosto il contrario: le ossa spuntavano sotto i vestiti. I capelli lunghi, leggermente brizzolati, che teneva raccolti a codino e l’aspetto, alquanto distonico, hanno completato l’inganno.
Mi sono rivolta a lui con una battuta:−Troppo vento per godere il sole.− A cui non ha risposto se non con un sorriso.
− Un espresso − ha detto poi, ordinando un caffè, e allora ho capito.
Sono stata io a ribattezzarlo Sebastian, senza la o finale.
− Fatti addirittura così i biglietti da visita − l’ho consigliato e siamo diventati subito amici. Più che amici, direi complici. Lui mi prestava le chiavi degli appartamenti più belli in vendita e io gli offrivo il rifornimento di cibo giornaliero.
Sebastian appariva all’ora di chiusura per l’ultimo caffè (non ho la licenza per gli alcolici) e mi consegnava la busta con le chiavi che passava a ritirare la mattina seguente con il primo cappuccino e un schoko croissant caldo.
Parlando ho scoperto che veniva da Trieste, era figlio unico, di una maestra e di uno psichiatra, la sua passione era la fotografia e stava cercando di crearsi un curriculum.
− Come fotografo non sono riuscito a trovare lavoro. Fare il commesso non credo abbia senso. Ero ormai agli sgoccioli con i risparmi, quando ecco che un giorno, seduto sul muretto della Kollwitzplatz, hai presente quella rotonda di fronte a dove si ferma il giovedì il furgoncino della panetteria Weichardt? −  Non aveva nemmeno aspettato una mia risposta e aveva  continuato affastellando le vocali: −  Ecco lì.  Seduta di fianco a me una tipa in tailleur mangiava una pizzetta al cartoccio fumando una sigaretta col bocchino. Non l’ho guardata molto, non era il mio tipo. Troppo aggressiva. Be’, lei deve aver guardato me, invece. E mi ha ascoltato parlare al cellulare con il mio compagno di stanza. Gli stavo raccontando di un appartamento tipicamente berlinese che avevo visto e che mi sarebbe piaciuto affittare da solo. Fatto sta che mi ha chiesto: tu cerchi lavoro? Certo, ho risposto. E così sono diventato…

DESCRIZIONE

Maria gestisce il suo caffè a Berlino. È qui che conosce Sebastian, un agente immobiliare, ed Emma, una ragazza straniera arrivata in città quasi per caso. Maria è prima spettatrice, poi consigliere e infine partecipante ai loro incontri d’amore. Un viaggio erotico e inebriante fra gli appartamenti della vecchia Ost Berlin.
L’AUTORE

BATSCEBA HARDY risiede momentaneamente a Berlino. È scrittrice e fotografa dell’irrealtà. Un suo racconto è presente in: AA.VV., Cose Bulgare, tredici scrittori raccontano la “Bulgaria” (Linea BN Edizioni, 2011), ma con altri pseudonimi ha pubblicato romanzi horror, rosa, d’avventura e pacifisti. È stata tradotta in Spagna e ha tradotto in italiano molti autori stranieri. Suoi racconti compaiono e scompaiono in continuazione. Ha all’attivo varie mostre fotografiche in Italia e in Germania.

batsceba Hardy,L’appartamentoultima modifica: 2012-07-24T18:17:46+02:00da mangano1
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