Corrado Bevilacqua, Vincenzina

Vincenzina

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Se chiedete a un economista se la sua disciplina sia da considerarsi una scienza, egli vi guarderà come si guarda un povero ignorante. In realtà, a dubitare del carattere scientifico dell’economia politica fu fra gli altri Benedetto Croce il quale espose il suo punto di vista in un noto scambio epistolare con Vilfredo Pareto pubblicato in Materialismo storico e economia marxistica.

Polemiche a parte, resta il fatto che nessun economista giocherebbe due euro sulle sue previsioni. il motivo risiede nel fatto che egli sa che le le sue previsioni si riferiscono a eventi che sono soggetti all’influenza di una quantità di fattori oggettivi e soggettivi. Se non fosse così non ci troveremmo oggi nelle condizioni in cui ci troviamo a causa d’una serie di crisi che stanno mettendo a dura prova le nostre economie.

Nello stesso tempo, è anche vero che ogni produzione è effettuata in vista del consumo e se il governo causa con i suoi interventi una riduzione dei redditi delle famiglie, causa una riduzione dei consumi che disincentiva gli vestimenti e ostacola la creazione di nuovi posti di lavoro.

Allo steso modo se il governo tramite i suoi interventi causa una stretta creditizia, essa avrà effetti negativi sulla produzione e quindi sull’occupazione. Ciò causerà una riduzione dei costumi che innesterà un processo recessivo.

Ciò è quello è accaduto con il governo dei tecnici presieduto da Mario Monti il quale fra le sue fisse, ha quella per la quale per ridurre il debito pubblico occorre mandare l’economia in recessione; né, come abbiamo visto le cose potrebbero andare diversamente, dal momento che ogni produzione è effettuata in vista di un consumo.

Se i consumi vengono tagliati a causa della politica economica del governo, caleranno anche gli investimenti. Nessun imprenditore investe con i magazzini pieni di merci invendute. Elementare Watson. Come scrisse Kalecki, i lavoratori consumano ciò che guadagnano, gli imprenditori guadagnato ciò che investono

I/K = P/K

Gli investimenti, quindi l’occupazione, sono condizionati dal tipo di mercato nel quale le imprese operano. In un’economia di perfetta concorrenza, con tante piccole imprese che ricevono i prezzi dal mercato – in gergo price takers – un aumento della domanda di beni di consumo induce le impresse ad aumentare l’offerta aumentando la produzione, quindi l’occupazione. Ciò aumenterà i salari che spingeranno in su i consumi delle famiglie.

In un’economia caratterizzata da forme di mercato diverse da quella della concorrenza perfetta ciò può non accadere, dal momento che le imprese, in tali forme di mercato, lavorano già con un eccesso di capacità produttiva, per cui il loro punto di rottura – in gergo break even point – si colloca ben lontano dal punto che rappresenta il pieno utilizzo degli impianti. Inoltre, le imprese possono decidere di far fronte alla maggior domanda aumentando i prezzi invece di aumentare l’offerta.

Analoghe considerazioni possono essere effettuate per quello che riguarda la politica monetaria. In gergo si dice che quando il cavallo ha sete occorre dargli da bere per farlo correre. Altrimenti quello stramazza al suolo.

La moneta, infatti, svolge una funzione fondamentale in un processo di sviluppo economico. E’ con moneta, nellaforma di credito, che gli imprenditori finanziano gli investimenti. Tale moneta dovrebbe essere fornita loro dalle banche. Poi dalla borsa dove le imprese quotate in borsa possono acquisire capitali vendendo titoli rappresentativi delle società che gestiscono le stesse imprese.

Ora, se il governo, per un qualunque motivo, induce le banche a stringere i cordoni della borsa, ciò significa che esso ha deciso di mandare l’economia in recessione. Un effetto simile può essere ottenuto amentando il carico fiscale su imprese e famiglie. Un aumento del carico fiscale, come abbiamo visto, riduce il reddito disponibile per consumi e per investimenti. A questa riduzione, segue la riduzione dell’occupazione.

In altre parole, si innesta un processo che potremmo chiamare di “demoltiplicazione”, laddove la spesa governativa produce, attraverso il meccanismo del moltiplicatore, un aumento degli investimenti. Purché, va chiarito, si tratti di investimenti. Essi hanno sull’economia un effetto simile a quello che si avrebbe, per dirla con Kalecki, con un aumento delle esportazioni.

Ora, l’errore i cui sono caduti i governi del dopoguerra è quello di aver trasformato una politica – quella keynesana – che era apolitica di breve periodo, in politica di lungo periodo con la conseguenza di far crescere a dismisura il debito pubblico e provocare quella che l’economista rosso verde americano Jim O’Connor chiamò “crisi fiscale dello stato!

Grossi guai per l’economia possono essere provocati anche da interventi governativi sbagliati in materia di mercato del lavoro. Il mercato del lavoro, infatti, non è un mercato come gli altri. Chi opera in tale mercato, imprenditori e lavoratori sono esseri umani soggetti alle più svariate influenze.

Facciamo il caso del lavoratore che preferisce guadagnare qualcosa in meno ma essere in grado di spendere qualcosa in più del proprio tempo di vita con la propria famiglia. Inoltre, se non è possibile tirare il collo a una macchina perché rischiamo di romperla, così non è possibile far lavorare un operaio per troppo tempo a ritmi eccessivamente sostenuti perché si rompe, come una qualsiasi macchina. Ciò provoca un costo vuoi a carico delle imprese, vuoi a carico della società.

Crediamo, perciò, non sia un caso se le pagine più belle che si possono leggere sulla formazione di una coscienza di classe sono contenute nel vecchio Manuale critico di psichiatria di Jervis. Lo sfruttamento genera malessere. Tale malessere può ritorcersi contro l’operaio che subisce lo sfruttamento oppure può far scoppiare la rabbia.

Ciò ricorderà a qualcuno la Vincenzina di cui Enzo Jannaccci parlava in una canzone di alcuni decenni fa. Ricordate? Vincenzina davanti alla fabbrica, Vincenzina guarda la fabbrica, il fazzoletto non si usa più. Zero a zero anche ‘sto Milan qui. Già. Anche Vincenzina può incazzarsi. Ne deriva che per evitare che anche Vincenzina si incazzi, vennero inventati gli ammortizzatori sociali.

Il governo dei tecnici presieduto a Mario Monti ha preteso fare una riforma del mercato del lavoro e annessa riforma delle pensioni lasciando a casa senza salario e senza pensione centinaia di migliaia di lavoratori. E dire che si trattava di tecnici. O forse fu proprio per quello.

La politica economica, infatti, non è una scienza, come pretendono alcuni, ma un’arte che richiede, come insegnava il mio maestro Federico Caffè, approfondita conoscenza della realtà economica, apertura mentale, duttilità teorica. Insomma, non è una cosa da professori, ma da veri politici.

Corrado Bevilacqua, Vincenzinaultima modifica: 2013-01-03T16:02:37+01:00da mangano1
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