Sergio Falcone/informatiom Guerrilla, Infame condanna a Mario Miliucci

FEB
2

InformationGuerrilla – Infame condanna a 2 anni e sei mesi a Mario Miliucci

Unknown-1.jpeg

Infame condanna a 2 anni e sei mesi a Mario Miliucci per gli incidenti del 14 Dicembre 2010 – Una chiara vendetta trasversale.
 
“Perchè io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione” (Esodo 20:5)
 
 

 
 
Un infamia bella e buona.
 
Mario Miliucci, che peraltro non è mai stato un “militante”, è stato arrestato lontano dal luogo degli scontri e molto tempo dopo di questi … i giornali dissero che aveva un sasso in tasca …. anche se fosse, due anni e mezzo per detenzione di sasso ? Manco nel Cile di Pinochet …. “resistenza a pubblico ufficiale” poi la danno sempre a tutti i fermati, nelle manifestazioni e non …. ma non si rammenta, a memoria d’uomo, una condanna così pesante per semplice “resistenza.
 
Paga l’ essere figlio di Vincenzo, leader storico dell’autonomia operaia prima e del sindacalismo di base poi ( peraltro definito da qualche giornale nientemeno che come ex brigatista, mentre la sua storia è tutta di un altro tipo e tutta alla luce del sole ) e di Simonetta Crisci, storico avvocato del movimento romano, di molti degli arrestati per il G8 del 2001 a Genova e soprattutto “avvocato dei poveri” nel senso vero e migliore del termine …
 
E paga probabilmente pure il fatto di chiamarsi Mario in omaggio a Mario Salvi …
 
Il Collettivo Redazionale
 
 
PER LA MANIFESTAZIONE DEL 14 DICEMBRE 2010 A ROMA MARIO MILIUCCI CONDANNATO A 2 ANNI E 6 MESI SENTENZA PREORDINATA, VENDICATIVA, SPROPORZIONATA
 
Nel tardo pomeriggio di oggi 31 gennaio 2013 ,la 2° sezione del Tribunale di Roma a fronte del reato di ” resistenza” ha emesso contro Mario Miliucci la selettiva e pesante condanna a 2 anni e 6 mesi.
Insieme a Mario erano giudicati per lo stesso reato altri 5 giovani, per i quali il PM chiedeva 2 anni per uno di loro e 8 mesi per gli altri 4, che la corte invece ha mandato assolti.
Mario risulta dunque l’unico condannato (insieme ad un trentenne, a 4 mesi) dei 23 arrestati il 14 dicembre 2010 con il reato di ” resistenza” ! Le altre 3 corti che hanno mandato assolti  21 giovani ben hanno fatto di fronte a prove inesistenti, le stesse che mancavano anche per Mario, che invece è stato trasformato in capro espiatorio su cui scaricare ” le colpe” riguardo all’insorgenza giovanile in merito alle misure coercitive ed antipopolari dei governi.
Nella mentalità codina che continua ad albergare tra gli inquirenti, residua la cinicità di questa obbrobriosa sentenza intesa anche a ” far ricadere sui figli le colpe dei padri”.
Mario è figlio di Vincenzo, storico antifascista e protagonista negli ultimi 45 anni dei movimenti antagonisti che hanno cercato e tutt’ora cercano, anche per tramite della Confederazione  Cobas, di contribuire al riscatto di questo dolente paese e alla trasformazione radicale della società.
Dunque una sentenza vieppiù reazionaria e punitiva  per la storia passata e presente, tesa a condizionarne il futuro.
A fronte di siffatta bestialità, la Confederazione  Cobas esprime a Mario e Vincenzo incondizionata solidarietà ed affetto, per sconfiggere ovunque  similari sentenze e per contribuire alla libertà di tutte/i.
Roma 31.1.2013                                  CONFEDERAZIONE   COBAS

 
IL 14 DICEMBRE HA UN COLPEVOLE. UNO SOLO
 
Nel tardo pomeriggio di ieri, 31 gennaio, la seconda sezione del Tribunale di Roma a fronte del reato di “resistenza” ha emesso contro Mario Miliucci la selettiva e pesante condanna a 2 anni e 6 mesi.
Insieme a Mario erano giudicati per lo stesso reato altri cinque giovani, per i quali il pm chiedeva 2 anni per uno di loro e 8 mesi per gli altri 4, che la corte invece ha mandato assolti.
Mario risulta dunque l’unico condannato (insieme ad un trentenne, a 4 mesi) dei 23 arrestati il 14 dicembre 2010 con il reato di “resistenza”! «Le altre 3 corti che hanno mandato assolti 21 giovani ben hanno fatto di fronte a prove inesistenti, le stesse che mancavano anche per Mario, che invece è stato trasformato in capro espiatorio su cui scaricare le colpe riguardo all’insorgenza giovanile in merito alle misure coercitive ed antipopolari dei governi. Nella mentalità codina che continua ad albergare tra gli inquirenti, residua la cinicità di questa obbrobriosa sentenza intesa anche a ” far ricadere sui figli le colpe dei padri”», scrive la Confederazione Cobas.
Mario, infatti, è figlio di Vincenzo, storico antifascista e protagonista negli ultimi 45 anni dei movimenti antagonisti romani e dei Cobas. Una sentenza «reazionaria e punitiva per la storia passata e presente, tesa a condizionarne il futuro».
Ma quel giorno non ci furono solo gli scontri tra studenti, giovanissimi, e polizia inferocita per la beffa di un corteo di ragazzini che s’era intrufolato in Via del Corso. Quel giorno la polizia sparò tre colpi di pistola. E, alcuni mesi dopo i fatti, proprio Liberazione mostrò la “pistola fumante” che sparava ad altezza d’uomo.
Era il giorno della sfiducia studentesca e metalmeccanica al governo Berlusconi, graziato, invece, dal voto dell’Aula. La scena è quella dello slargo all’incrocio tra Botteghe Oscure e Via degli Astalli. Per alcuni lunghi minuti i manifestanti si sono fronteggiati con il drappello di carabinieri che sbarravano la strada verso Palazzo Grazioli, la residenza del premier di fronte alla quale il Cavaliere ha preteso che non fermino più neppure gli autobus. Il fronteggiamento, ripreso da molte angolazioni, da professionisti e mediattivisti, sembra determinato dalle modalità stesse della gestione della piazza. Piazzare in quel modo i blindati sembra più una provocazione, una rozzezza tra le tante, che una reale necessità difensiva. Nei minuti presi in esame volano bottigliette, qualche stecca e anche sassi alle spalle dei due blindati dove piomba anche un bombone da stadio. Prima e dopo quel botto sono chiaramente distinguibili due detonazioni da arma da fuoco e la fiammata ad altezza d’uomo. Lo sparo è partito da dietro gli scudi appostati sul cofano anteriore di uno dei due blindati che sbarravano il budello di strada alle spalle di Palazzo Venezia. Negli scatti si riconoscono alcuni carabinieri e, col casco più chiaro, azzurro anzichè blu, il dirigente di ps che li comandava in abiti borghesi. Altro materiale, girato da prospettive diverse mostra alcuni militari con la pistola in mano e aderente alla coscia. Diversi testimoni ricordano di aver udito le esplosioni e di avere visto il personale in ordine pubblico chino, probabilmente a raccogliere bossoli. «Immagini inequivocabili – disse Paolo Ferrero – di nuovo come a Genova nel 2001 le forze dell’ordine sparano ad altezza d’uomo durante una manifestazione. A Roma non è successo l’irreparabile ma questo non rende meno grave la questione. Adesso capiamo meglio le parole di Maroni che nei giorni delle manifestazioni studentesche di dicembre sosteneva che ci poteva “scappare il morto”. Vogliamo sapere da lui che ordini sono stati dati alle forze dell’ordine per la gestione dell’ordine pubblico, se vi sono state inchieste interne riguardo all’uso di armi da fuoco e che risultati hanno dato». Ma Maroni negò l’evidenza come si usa in questi frangenti.
Checchino Antonini
01/02/2013 da “Liberazione”
 
 
ALZETTA (Roma in Action): 14 DICEMBRE 2010, IN PARLAMENTO UN MERCATO DELLE VACCHE. MARIO LIBERO SUBITO!
 
“Il 14 dicembre del 2010 Berlusconi trasformava il Parlamento in un vero e proprio mercato delle vacche, dove comperare il voto di quelli dell’opposizione diventava lo sport indispensabile per mantenere in vita la sua maggioranza, divenuta risicata per la fuoriuscita di Fini e &. Mentre il mercato andava avanti nel Transatlantico, il movimento studentesco e l’altra Italia assediava i luoghi del potere, ormai divenuti delle vere e proprie fortezze da proteggere con le note ZONE ROSSE che vedemmo già sperimentare a Genova durante il G8 del 2001. Il 14 dicembre Mario Miliucci era in piazza come tanti e tante altre per manifestare. La sentenza di ieri del Tribunale di Roma che lo condanna a due anni e sei mesi è una vera vergogna che dimostra l’accanimento nei confronti di Mario e della sua famiglia. Nel mandare un forte abbraccio a Mario ed ai suoi, chiedo che venga rimesso in libertà al più presto perché non esiste una condanna così pesante per una semplice resistenza alle forze dell’ordine.”
Lo afferma in una nota Andrea Alzetta, capogruppo di Roma in Action all’Assemblea Capitolina

ORTALE (PRC/Rivoluzione Civile): UN ABBRACCIO FORTE A MARIO, SIMONETTA E VINCENZO.
 
“Ieri il Tribunale di Roma ha condannato per resistenza Mario Miliucci a due anni e sei mesi. E’ l’unico condannato, insieme ad un trentenne, dopo l’enorme mobilitazione contro il governo Berlusconi svoltasi il 14 dicembre 2010. Sembra proprio che si voglia punire, così, il figliolo di uno dei compagni che da oltre 45 anni è in prima fila per favorire quel movimento reale che cambia lo stato di cose presente e che continua ad essere un incubo per tanti padroni. Anche a nome degli altri Comunisti di Roma Nord voglio inviare un forte abbraccio a Mario, Simonetta e Vincenzo. Quello che non cambia è la volontà di cambiare.” Lo afferma in una nota Claudio Ortale, vice Presidente del Consiglio del Municipio Roma 19.
 

Sergio Falcone/informatiom Guerrilla, Infame condanna a Mario Miliucciultima modifica: 2013-02-03T12:38:20+01:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento