Aldo Giannuli, L’attentato di Brindisi

L’attentato di Brindisi
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Scriviamo poco dopo l’attentato, con pochissimi dati a disposizione ed in uno stato d’animo non sereno, considerando l’orrore dell’attentato diretto ad uccidere adolescenti, per di più nella mia Puglia che sembra ridotta a Damasco o Bagdad. Dunque, mi espongo consapevolmente al rischio di dire sciocchezze, data la scarsezza di dati a disposizione. Ciò non di meno mi sembra di dovere fare uno sforzo per razionalizzare l’accaduto e capire che sta succedendo. Pochi dati a disposizione.

1- la sostanza esplodente è stata fornita da normalissime bombole di gas

2- sarebbe stato usato un timer dal quale si sarebbe ricavata l’ora dell’attentato perfettamente coincidente con il momento in cui i ragazzi arrivano a scuola (doppio condizionale d’obbligo, sono voci raccolte da amici giornalisti pugliesi)

3- per un difetto del congegno sarebbe esploso  10 minuti prima, per cui, quella che avrebbe dovuto essere una strage di massa  ha causato un solo morto ed un ferito grave (le due ragazze colpite).

Con la solita fretta con cui si “sparano” le notizie si è subito indicata la pista mafiosa: la scuola è intitolata a Falcone (di cui ricorre il ventennale della morte in questi giorni) ed  aveva vinto un premio per la cultura della legalità, inoltre, proprio oggi arrivava a Brindisi la carovana antimafa. Dunque, la Mafia (siciliana, calabrese, napoletana non sappiamo, comunque una “mafia” seria) starebbe lanciando un avvertimento per ottenere qualcosa.

Oppure, variante, si tratterebbe delle maggiori organizzazioni della malavita locale.

Infine, qualcuno si è ricordato della vicinanza di Brindisi alla Grecia e della presenza di un gruppo anarchico locale un po’ agitato, e sospetta di esso.

Non credo a nessuna di queste tre ipotesi:

a-la Mafia (con la M maiuscola) non ha mai fatto attentati indiscriminati contro minori; da 15 anni circa ha fatto grande economia della violenza, ottenendo di far abbassare l’allarme sociale intorno a sé, per cui non si vede perché dovrebbe rimettere in discussione questo risultato, suscitando un pandemonio di queste dimensioni. Oggi la Mafia, avendo liquidità in abbondanza, ha argomenti molto più persuasivi con cui trattare da posizioni di forza, perché mai dovrebbe mettersi a fare stragi? Dunque, la pista mafiosa non sta in piedi.

b-La malavita locale: per quel che ne so, tutti i capi delle varie organizzazioni locali sono in galera e le rispettive gang hanno bisogno di lavorare con il minor disturbo possibile, figuriamoci che interesse hanno a scatenare, inevitabilmente, una reazione della polizia che paralizzerebbe tutti i loro traffici! Dunque, neanche questo si regge.

c-Gli anarco-insurrezionalisti e simili: pista ancora meno credibile delle altre. Attentati indiscriminati di questo tipo gli anarchici non ne hanno mai fatti, perché totalmente estranei alla loro cultura e, per quanto alcune frange come la F.a.informale si siano notevolmente allontanate dall’anarchia più seria ed emanino un terribile odore di provocazione, non me li vedo fare un attentato di questo genere. In secondo luogo, il terrorismo ha un senso solo se l’attentato ha un effetto mediatico e se il segnale è inequivoco. Di qui la necessità di una rivendicazione. Ma questo è un attentato “non rivendicabile” perché rovescerebbe sugli attentatori l’esecrazione universale, compresa quella della mala vita (per cui in carcere avrebbero vita difficile ed assai breve). Insomma, anche qui la cosa non regge.

La pista malavitosa può assumere senso solo in due casi:

a-c’è un gruppo esterno (che magari ha avuto un basista che ha svolto gli appostamenti necessari per stabilire orari, posizionamento della bomba ecc) che vuole provocare la paralisi dei traffici dei brindisini, proprio per togliersi dai piedi dei concorrenti o invaderne il territorio successivamente. Però questo si accorda poco con la fattura grezza dell’attentato. Un gruppo di qualche professionalità avrebbe usato esplosivo da cava o militare e non bombole di gas ed avrebbe usato telecomandi o cellulari e non timer per di più malcongegnati.

b- c’è un gruppo di giovanotti locali che cerca di approfittare del fatto che i capi sono in galera per farsi avanti e cerca il grosso “botto” pubblicitario. Beninteso: avventurieri senza cervello e senza prospettive o, come dicono in Sicilia, Scassapagghjiari. E questo coinciderebbe perfettamente con il livello rudimentale dell’attentato. Se le cose stanno così, è probabile che facciano una brutta fine in tempi molto brevi perché ci pensano i “colleghi professionalmente più bravi” a risolvere il problema.

Ma prendiamo in considerazione l’idea di qualcosa di più sofisticato e serio (che magari ha usato come killer prezzolati gli scassapagghjiari di cui sopra). Di cosa potrebbe trattarsi?

Una strategia della tensione di tipo classico, magari per rafforzare il quadro politico? Non mi pare. Per quanto Monti stia declinando nel favore popolare, è ancora solido in sella, non ha avversari politici credibili (a meno che non pensiamo che il “nemico da abbattere” sia Grillo, ma la cosa non mi pare realistica). E comunque, un attentato così crea più problemi al governo -sottolineandone l’inadeguatezza- che non vantaggi. L’attentato di Brindisi non ha reso più forte Monti al G8 che si svolge oggi, semmai ancora più debole.

Allora una pista internazionale, ma quale? Partiamo da una considerazione persino ovvia: questo attentato dà dell’Italia una immagine “colombiana” di paese in mano alla malavita, così come l’attentato al dirigente dell’Ansaldo suggerisce quella della ripresa del terrorismo classico. Dunque, è qualcosa che indebolisce l’immagine del paese a livello internazionale ed in un momento già difficile dal punto di vista finanziario (lunedì vediamo come reagisce la borsa), per cui rende più fragile anche la tenuta economica del paese e, di riflesso, inasprisce la crisi dell’Euro. Chi può avere interesse a questo? Almeno nei prossimi 10 mesi nessuna grande potenza ha interesse a destabilizzare ulteriormente la situazione già ingovernabile di suo. Obama deve pensare a farsi rieleggere e non vuole altre grane, la Merkel ha le elezioni fra meno di un anno e, presumibilmente, teme un crack dell’Euro prima. I cinesi hanno le grane del congresso che sembra rinviato di qualche mese e sono in frenata delle esportazioni. Quanto a Russi, Brasiliani ecc, hanno interesse che l’Europa si mantenga in piedi per esportare le loro materie prime. Insomma non mi sembra alcuno stato abbia interessi a destabilizzare l’Italia (e di riflesso l’Euro) in questo momento.

Però, potrebbe esserci una pista diversa, di natura affaristica. Destabilizzare l’Italia potrebbe convenire per manovre speculative sui titoli italiani o sull’Euro, ma potrebbe esserci anche una ragione più specifica.

Ad esempio, ragionando sull’attentato ad Adinolfi (il dirigente dell’Ansaldo) ipotizzavo che questo potrebbe anche essere messo in relazione con una pressione dei confronti del governo italiano per vendere subito ed a buon mercato il gruppo Finmeccanica, di cui, insieme all’Eni ed alle Ffss, si era ipotizzata la cessione per far fronte al debito pubblico. Della cosa poi non si è più parlato ed il progetto langue. Ora questi attentati indeboliscono la posizione dell’Italia che sembra avviata su un declino di tipo greco o sudamericano. Non abbiamo alcun elemento concreto per sostenere che questa possa essere la pista affaristica che collega i vari attentati, ma non c’è dubbio che, oggettivamente, essi vadano in questo senso, favorendo una svendita degli asset nazionali. Perché non proviamo a ragionarci su? E’ solo un’ ipotesi, d’accordo, ma almeno un po’ più razionale di quella dell’improbabile pista mafiosa. Non vi sembra?

Aldo Giannuli


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