gIUseppe Bailone,Alfred Rosenberg e Spinoza, il nazista e l’ebreo reietto

Alfred Rosenberg e Spinoza, il nazista e l’ebreo reietto

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Spinoza non è un filosofo facile e i manuali spesso lo rendono astruso.

Un romanzo recente di uno psichiatra americano, appassionato spinoziano e scrittore di successo, offre un incontro straordinariamente interessante e facile con questo gigante della filosofia moderna.

Visitando il museo Spinoza di Rijnsburg, questo psichiatra apprende che, occupata l’Olanda, i nazisti sono stati molto più interessati a rubare i libri e le cose di quel piccolo museo che i molto più preziosi quadri del Rijksmuseum di Amsterdam. Non solo. Viene anche a sapere che l’ufficiale che ha diretto il saccheggio ha agito agli ordini di Alfred Rosenberg e che, nel verbale dell’operazione, ha fatto riferimento a “opere giovanili preziose, di grande importanza per l’esplorazione del problema Spinoza”.

Quale poteva essere “il problema Spinoza” per dei nazisti, per Rosenberg?

Con questa domanda nasce il romanzo, bellissimo, denso e leggero, di Irvin D. Yalom, Il problema Spinoza, Neri Pozza editore, Vicenza 2012.

Brevi capitoli, che si alternano, ci portano nell’Olanda del secondo Seicento e nel mondo tedesco del primo Novecento.

Ad Amsterdam, nell’aprile del 1656, due giovani ebrei portoghesi incontrano Spinoza per tendergli la trappola che gli procura la scomunica.

In Estonia, nel 1910, il diciassettenne Rosenberg, in occasione di elezioni scolastiche, fa un discorso violentemente antisemita. Il suo preside, un ebreo, gli infligge una punizione singolare: deve fermarsi e riflettere sulle parole di ammirazione di Goethe, “il più grande tra i tedeschi”, “l’eterno genio tedesco”, per Spinoza, l’ebreo reietto, espulso dalla sua comunità. S’insinua, così, nella mente dell’ideologo futuro importante collaboratore di Hitler, il tarlo che non lo abbandonerà più: come può il suo più alto modello umano aver tratto ispirazione da un ebreo? Forse in Spinoza c’era sangue non ebraico? Forse le sue idee non erano sue? Forse nella sua biblioteca c’è il segreto che smaschera la sua presunta originalità? Forse lì si possono trovare le fonti non ebraiche delle sue idee tanto ammirate. Non è stato, infatti, Albert Einstein, ebreo e premio Nobel, a scrivere: “Il segreto della creatività è nel nascondere le proprie fonti”?

Inizia così, con queste due verosimili finzioni, “il problema Spinoza”.

Problema per il filosofo ebreo, che deve affrontare la terribile prova della scomunica e della riorganizzazione della sua esistenza, e per l’ideologo nazista, che deve tentare la sua quadratura del cerchio.

Yalom rende ragione della straordinaria ammirazione che Spinoza ha suscitato in tutti i grandi spiriti dei secoli successivi, anche in quelli più lontani dalla sua filosofia. Il suo Spinoza è straordinariamente amabile e i concetti spinoziani che i manuali rendono astrusi assumono tratti familiari.

 

Torino 31 luglio 2012

                                                                         Giuseppe Bailone

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