Francesco Giacomantonio, Filosofia come consulenza ?

da http://vulgo.net/ 25 agosto 2008

Francesco Giacomantonio
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Consulenza filosofica: elementi in discussione
Il dibattito internazionale sulla filosofia come terapia.

Fin dalle sue origini, solitamente riconducibili all’opera di Achenbach(1), l’attività di consulenza (o pratica) filosofica ha concentrato la sua attenzione sui problemi del disagio esistenziale, che non necessariamente hanno una portata patologica in senso medico o clinico, ma che più semplicemente, anche se non per questo non gravemente, possono portare una persona a sentirsi “impigliata” e a percepire la propria vita come sbagliata, sprecata, sparpagliata(2). Possono, cioè, portare a una crisi nella capacità dell’uomo di attribuire un senso alla realtà(3), spingendo, in taluni casi, l’individuo in una condizione di insicurezza, incertezza.
Nella letteratura della consulenza filosofica sono molte le scuole e le teorie filosofiche che vengono applicate ai problemi esistenziali: si va dai riferimenti al pensiero greco classico di Platone e Aristotele, sino alle dimensioni dell’ermeneutica, dell’esistenzialismo nelle svariate233461694.jpg declinazioni di Heidegger e Sartre, della fenomenologia, della filosofia analitica, della dialettica hegeliana. Ma la di là delle scelte di teorie e filosofie, si possono indicare alcuni problemi fondamentali che caratterizzano il dibattito sulla consulenza (o pratica filosofica): il metodo della consulenza, il rapporto con la psicoterapia, il rapporto con il consultante, l’idea di filosofia. Considerando questi temi è possibile chiarire come si strutturi e si orienti oggi la letteratura sulla consulenza1246375278.jpg filosofica.
La questione del metodo è il primo e, forse, più dibattuto problema della teoria della consulenza filosofica. Se Achenbach e, in genere, l’indirizzo di ricerca centroeuropeo tende a tenere le distanze dal fatto che consulenza filosofica debba acquisire un metodo preciso, l’indirizzo anglo americano (si vedano ad esempio Raabe e Lahav) mostra un interesse certamente maggiore al problema e, infatti, questi autori propongono schemi di passaggi che orientano e incanalano il rapporto di consulenza filosofica tra consulente e consultante.
Per quanto riguarda invece il rapporto con la psicoterapia questo è generalmente critico. Se in alcuni casi, viene accettata la possibilità che essa in parte possa inserirsi nella consulenza filosofica (Raabe parla esplicitamente, ad esempio, di rapporto “dialettico”), in generale, nell’approccio inaugurato da Achenbach e dai suoi seguaci la psicoterapia è tenuta ben lontana dalla consulenza filosofica. Galimberti, esponente italiano più prestigioso tra i sostenitori della consulenza filosofica, addirittura teorizza la necessità di un passaggio vero e proprio dalla psicoanalisi alla pratica filosofica.
Il rapporto con il consultante è probabilmente la questione pratica più pressante entro la consulenza filosofica. Da questo punto di vista, tutti gli indirizzi sono propensi ad assumere l’idea del rapporto dialogico e paritario con il consultante come un elemento assolutamente imprescindibile e estremamente caratterizzante della consulenza. Tuttavia, da un lato autori anglo americani come Raabe(4) collocano il dialogo come finalizzato al “cambiamento” della persona, mentre autori centroeuropei come Achenbach, invitano il consultante a non avere un’intenzionalità di cambiamento, a favore di un mero intento dialogico di ricerca.
Come si può intuire, molti problemi della consulenza filosofia si legano ai rischi di ricadute o troppo pragmatiche o troppo relativiste. Ad ogni modo, al di là del pragmatismo o del relativismo che la consulenza filosofica può indurre, essa sviluppa un’idea “gentile”, come afferma Schuster(5), non “dura”, della filosofia. E lo stesso Raabe, che pure, come abbiamo detto, ha una visione più sistematica della consulenza filosofica (tanto da proporre un suddivisione in “Stadi”) non esita ad affermare che è sbagliato insistere troppo sulla neutralità verso il consultante: il consulente che lo fa, in tal modo, può essere un buon filosofo, ma un modesto consulente e un misero essere umano.(6)
Abbiamo sino cercato molto sinteticamente di delineare le principali questioni a livello internazionale sviluppate sulla consulenza filosofica. In Italia il maggior esponente del movimento di consulenza, si può considerare, come detto, Galimberti, che metodologicamente è più affine a Achenbach che a Raabe, e i cui contributi cercano soprattutto di ricollocare il concetto di dolore esistenziale, che la psicoanalisi non riuscirebbe più ad affrontare con profitto nella società contemporanea. In Galimberti, l’accento non si pone sull’imputabilità della condotta, ma sulle condizioni che rendono una condotta saggia o insipiente, e, quindi, contenuta nella “giusta misura”. Nasce da tutto questo anche un’etica, nella quale la virtù è il dar forma alla propria forza e essere virtuosi significa “divenire legge a se stessi”.
Rispetto a questa forma di etica che la consulenza dovrebbe favorire resta comunque aperto, in letteratura, il dibattito per quanto riguarda quali siano gli ambiti in cui si hanno i risultati più soddisfacenti: ambito individuale, di gruppo, aziendale, politico, bambini e ragazzi. Tuttavia, si deve rilevare che, spesso, questo dibattito e altri determinati dalla consulenza filosofica sono inquinati da prospettive distorte e pretestuose, che alla teoria e pratica della consulenza filosofica servono a poco, se non a fomentare visioni ideologiche e accademismi sterili.

L’autore è Ph. Dr. In Filosofie e teorie sociali contemporanee – Master in Consulenza etico-filosofica

(1) Achenbach, G., La consulenza filosofica, Apogeo, Milano 2004.
(2) Si veda Achenbach, G., Che cos’è la consulenza filosofica?, in Id., La consulenza filosofica, cit., specialmente p. 2.
(3) Sul problema del senso nella società contemporanea e sull’inadeguatezza della psicoanalisi a gestirlo, si veda Galimberti, U., La casa di psiche, Feltrinelli, Milano 2005. Si veda anche Galimberti, U., Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente, Il Saggiatore, Milano 1996
(4) Si veda Raabe, R., Teoria e pratica della consulenza filosofica, Apogeo, Milano, 2006.
(5) Schuster, S., La pratica filosofica, Apogeo, Milano, 2006, p. 82: “Solo i filosofi gentili possono facilitare le persone nel partorire i propri pensieri”.
(6) Cfr. Raabe, R. cit. p. 220.

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