KANT, “STORIA UNIVERSALE DELLA NATURA E TEORIA DEL CIELO”.

KANT, “STORIA UNIVERSALE DELLA NATURA E TEORIA DEL CIELO”. Una nota per una rilettura …. M. saluti, fls

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LLUMINISMO, OGGI. PER IL “RISCHIARAMENTO” (“AUFKLARUNG”) NECESSARIO …
KANT, “STORIA UNIVERSALE DELLA NATURA E TEORIA DEL CIELO”. Una nota di avvio per una rilettura
(…) andare avanti e oltre sulla strada della scienza (Newton) e della saggezza (Pope) – con Newton e con Pope, senza separarli e senza assoggettare l’uno all’altro! L’indicazione di Galilei (se pure mai citato) è tra le righe ed è al fondamento del discorso di Kant: non confondiamo i “due” Libri e non confondiamo il “come va il cielo” con il “come si va in cielo”! (…)

di Federico La Sala
Questa nota
riprende il discorso già avviato in

FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO. ALLA RADICE DEI SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA.

Continuare a dividere la vita e le opere di Immanuel Kant in due, la fase “precritica” e la fase “critica”, è – storiograficamente – un `delitto’, solo un modo per impedir-si e negar-si la comprensione della unitarietà della sua riflessione (scientifica e filosofica, teologica, politica, antropologica, ecc.) e le caratteristiche inedite della sua stessa soggettività. Basta prendere in considerazione solo una delle più importanti opere degli inizi, per comprendere quanto sia necessario e vitale togliere i paletti tra le due fasi.
La “Storia universale della natura e teoria del cielo ovvero Saggio sulla costituzione e sull’origine dell’intero universo secondo i principi newtoniani” (*) è l’opera di un Autore (pubblicata anonima, nel 1755, a Koenigsberg) che ha appena compiuto trentuno anni. Già solo il titolo dà da pensare – e molto! Se poi si considera che nella dedica (al di là della retorica del caso e del tempo) “A Sua maestà Serenissima e Potentissima / Al Mio Signore / Federico/ Re di Prussia (…)”, “L’Autore” si dichiara addirittura “per tutta la vita” e “con la più profonda devozione, umile servo” della “Mia Reale Maestà”, emergono altre indicazioni – e si aggiungono altre complicazioni (per una lettura più attenta!).
Nell’opera, dopo la “Prefazione” e l’indice del “Contenuto dell’intera opera”, segue la “Parte Prima”, che è titolata “Abbozzo di una costituzione delle stelle fisse ovvero molteplicità dei sistemi stellari” ed è accompagnata da un motto, ripreso dal “Saggio sull’uomo” di Alexander Pope: “Volgi lo sguardo al nostro mondo, scorgi la / catena d’amore che lega la terra al cielo”. Sono due versi famosi sovraccarichi di storia e di teoria – al passato: per il richiamo ai primi versi del canto I – “La gloria di colui che tutto move/ per l’universo penetra, e risplende / in una parte più e meno altrove” – e, all’ultimo verso del canto XXXIII del “Paradiso” di Dante – “L’amore che muove il Sole e le altre stelle”; al futuro: per il richiamo al prezioso lavoro di Arthur O. Lovejoy, “La Grande Catena dell’ Essere” (“The Great Chaim of Being. A Study of a Histoy of an Idea”, del 1936). La cosa non è affatto di poco conto: nella “Storia universale della natura e teoria del cielo”, nel tentativo (nel saggio) di Kant di andare oltre Newton – sia dal punto di vista scientifico sia filosofico-teologico, Pope accompagna Kant fino alla fine. La “Conclusione” dell’opera – non è male ricordarlo e tenerlo presente – è intitolata: “Il destino dell’uomo nella vita futura”.
Il messaggio è abbastanza chiaro. Chi scrive, parla da uomo a uomo e da sovrano a sovrano e invita (se stesso e) il suo stimato “Signore / Federico / Re di Prussia” ad andare avanti e oltre sulla strada della scienza (Newton) e della saggezza (Pope) – con Newton e con Pope, senza separarli e senza assoggettare l’uno all’altro! L’indicazione di Galilei (se pure mai citato) è tra le righe ed è al fondamento del discorso di Kant: non confondiamo i “due” Libri e non confondiamo il “come va il cielo” con il “come si va in cielo”!
Quanto questa indicazione di Kant fosse carica di futuro e tuttavia difficile da seguire, lo dimostra subito Hegel nel 1801, con la sua “Dissertatio de orbitis planetarum” (cfr.: Hegel, Le orbite dei pianeti, a c. di Antimo Negri, Laterza, Bari 1984). Dopo pochi anni dalla morte di Federico II di Prussia, e con Kant ancora in vita (muore nel 1804), egli dimentica e stravolge la lezione di Keplero (che aveva accolto la lezione e riconosciuto a pieno la vittoria di Galilei, con un più che significativo “Vicisti, Galilaee!”), ne riprende la vecchia indicazione di coniugare geometria platonica e Santissima Trinità cattolico-imperiale e lo arruola contro la nuova scienza, contro Newton e contro lo stesso Kant.
Il `Napoleone’ della nuova filosofia tedesca e della nuova monarchia prussiana si prepara alla grande galoppata con la sua sostanza-soggetto. Nel vero-intero della sua “Fenomenologia dello Spirito” e della sua “Scienza della Logica” dell’Assoluto non solo la “libertà dei pianeti” ma anche e soprattutto la libertà degli uomini sarà `messa a posto’. Chi scrive e parla ora non è più un uomo (e un sovrano) che parla e scrive ad altri esseri umani (e sovrani), ma è la stessa Anima del mondo: Dio si è riconciliato con il mondo, con se stesso, e ora parla “da solo a solo”. Come già il giovane Holderlin, Hegel si avvia a diventare il teorico ateo-devoto del nuovo Cristo – dell’Uomo supremo, alla Emanuel Swedenborg!!!

(*). Immanuel Kant, Storia universale della natura e teoria del cielo, a c. di Giacomo Scarpelli e Stefano Velotti, Bulzoni Editore, Roma 2009.
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KANT, “STORIA UNIVERSALE DELLA NATURA E TEORIA DEL CIELO”.ultima modifica: 2010-09-30T17:56:21+02:00da mangano1
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