Gianfranco La Grassa,NON BASTANO I DENTI

NON BASTANO I DENTI (di Giellegi, redatto il 30 nov ’11)
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1. Avevo scritto “Fuori dai denti!”. Non basta, bisogna andare fuori di tutto, salvo che di testa. Leggere oggi i giornalisti, ma molto peggio ancora i commenti nei giornali on line, significa rischiare malattie epatiche. Difficile persino cominciare perché uno ha poca voglia di perdere tempo a scrivere quando sarebbe solo da sputare addosso a simile gentaglia. Comunque iniziamo il calvario. Intanto, non è stata una gaffe la “rivelazione” della Merkel: il nuovo governicchio italiano, essa ha affermato pochi giorni fa, prenderà “misure impressionanti”. Impressioneranno anche, ma l’essenziale è che il “grigio” Monti (l’esecutore) abbia detto alla “Cancelliera” quanto ancora non era stato deciso ufficialmente e pubblicamente. Non è stata però una gaffe, visto che il giorno dopo Sarkozy reiterava: “l’Italia faccia presto ciò che ha promesso”. A chi ha promesso? Alla popolazione italiana ignara? No, al duo dei sicari degli americani (in sordo attrito fra loro). Sia chiaro: non chiedo che venga detto qualcosa ad una popolazione di fessi, sempre più incapace di capire quanto sta accadendo. Mi dispiace di dover subire la sorte comune; ma certo questo popolo non dovrebbe essere più consultato, solo comandato e bastonato a dovere. Monti non lo farà ancora abbastanza.
Interessante è invece quello che viene posto in chiara luce dalle non gaffes del duo dei “comandanti” europei. Sia la Merkel che Sarkozy hanno proprio voluto rendere pubblico il fatto che il governicchio italiano deve rispondere delle sue mosse soprattutto a loro. Dirò di più: queste mosse sono state ordinate dal duo (e dalla UE, longa manus degli Usa, con la BCE in mano al fu vicepresidente della Goldman Sachs) e il governicchio deve eseguirle. Quando Monti ha detto “faremo i compiti a casa”, i mentitori della “sinistra” (i loro giornalacci) hanno voluto far credere in un sussulto di dignità. Stupidi e mascalzoni. Chiunque sa che i compiti a casa sono affibbiati dagli insegnanti. Monti ha solo voluto trasmettere al “duo” e alla UE l’assicurazione che sarà un bravo scolaretto. Tuttavia, non crediamo che tra insegnanti e scolaro non si sia stabilito di procedere con il solito metodo del terrorizzare il “poppolo” e poi fargli tirare un sospiro di sollievo per avere ricevuto solo cinque frustate invece di dieci. Si è fatto cenno a “misure impressionanti”, si sono sparate le cifre più diverse sulla manovra da mettere a punto. Alla fine, si sta sostenendo la tesi (avallata anche dai giornali di destra, quelli del Berlusconi malefico che dice: “lasciamo lavorare bene Monti”) che il neopremier cercherà di contrattare una “manovrina” con qualche sconto [questo lo scrivevo ieri, ma oggi sembra invece che non ci saranno sconti e che si vorrebbe infliggere un colpo duro alle pensioni; e la UE già chiede una “manovra aggiuntiva”].
Da un anno almeno l’ex premier, mostrando la sua vigliaccheria, tiene bordone al presdelarep e allo schieramento estero, con gli addentellati italiani, che ci vogliono sudditi ad oltranza, per attuare, in una crisi come questa, un imponente trasferimento di risorse – per il quale la finanza serve da strumento (anche di terrorismo oltre che di attuazione del programma) – verso i paesi europei più forti e più vicini agli Usa di Obama, oltre che verso questi ultimi. Un trasferimento di risorse da un paese ancora abbastanza ricco come il nostro; e che si accompagnerà pure all’arricchimento di una certa quota della popolazione italiana, vagamente simile alla vecchia “borghesia compradora” dei paesi coloniali di altri tempi.

2. Dopo il 14 dicembre dell’anno scorso, i sondaggi davano in netto vantaggio l’allora premier. La sua fifa era però ormai tanta (e non solo per le aziende, come dice Bossi) ed egli prese la scusa che il presdelarep si sarebbe opposto e avrebbe fatto giochini per evitarle; così si mise ad agire secondo i metodi del più meschino e squallido “teatrino della politica”, che sempre si era vantato di ignorare. Tutta una melina, tutto un traccheggiare, per tirare avanti fin quando servisse ai suoi nemici. Un vero leader avrebbe tenuto un forte discorso alla Nazione, avrebbe denunciato le trame almeno delle quinte colonne interne (con qualche avvertimento “mafioso” pure agli Usa di Obama), minacciando scosse brusche alle più alte Istituzioni se del caso. Invece il vigliaccone ha prestato la sua opera per utilizzare il consenso di cui ancora godeva, in via di progressivo logoramento ma pur sempre non esiguo, al fine di coprire le sporche operazioni che sono state compiute quest’anno. E qui voglio dire due parole sulla Libia.
Alcuni hanno almeno messo in risalto il tradimento di un “amico”, Gheddafi, a pochi mesi di distanza dall’accoglienza trionfale a Roma. A me pare particolarmente schifoso un altro atteggiamento. Questo nanetto politico e morale si è vantato di essere stato il primo, o quasi, leader di un paese ex colonialista a chiedere apertamente scusa per le repressioni e soprusi commessi dalle nostre truppe in Libia. Mi sembra che, nell’occasione, accompagnasse Gheddafi il figlio (o nipote, adesso mi sfugge) del “Leone del deserto”. Pochi mesi dopo, questo meschino premier italiano ha compiuto una tipica impresa colonialista, ma nemmeno per conto proprio, per dare il famoso “pezzo di terra al Sole” alla “proletaria Italia”, rimasta all’asciutto nella spartizione imperialista del mondo. No, l’ha fatto per conto altrui, movendo l’Aviazione a sviluppare un volume di fuoco contro la Libia, inferiore solo a quello della seconda guerra mondiale; superiore quindi a quello dalemiano della vile aggressione alla Jugoslavia seguendo gli Usa di Clinton. Che dire, comunque, dell’ancora più miserabile e verminoso “popolo di sinistra” che fingeva superiorità morale, scandalizzandosi per i festini ad Arcore, ecc., e non ha battuto ciglio di fronte al linciaggio e sodomizzazione di Gheddafi, di fronte ai bestiali bombardamenti della Nato, di fronte all’uccisione in massa di uomini “di colore” ritenuti favorevoli all’ex leader libico. E infinite altre cose ancora.
Dopo aver disorientato ben bene il suo elettorato, dopo aver fatto in modo che si restasse prigionieri dell’abissalmente ottuso e miserabile (e criminaloide) gioco della “sinistra” solo incentrato sull’antiberlusconismo, ottenendo la risposta degli altri imbecilli berlusconiani, la nullità che guida ancora questi ultimi ha infine eseguito l’ordine di andarsene (con la già ottenuta promessa di Obama di “cascare in piedi”), ma non abbandona ancora il campo per sostenere Monti (“lasciatelo lavorare bene”) e guidare un esercito di coglioni, sempre più ristretto e demotivato, verso la disfatta totale. Oggi, quando sembra che il governicchio si decida a dare un colpo grave alle pensioni, il suo Giornale titola a caratteri di scatola: “Monti passa alle vie di fatto. Tocca alle pensioni. Era ora”. Nessun dubbio quindi più: questi sporcaccioni, dal “poer nano” in giù, sono complici totali, soltanto vigliacchi. E complici non di Monti, bensì della UE e degli Usa.
Da lunedì le Borse (quella di Milano interessa il popolino idiota di destra e sinistra, e non solo il popolino) e lo spread vanno migliorando. Che meraviglia, quanto è bello questo governo Monti di grigi tecnici mediocri (ma osannati dai giornalisti e intellettuali “accademici”, un enorme flusso di liquame che sommerge il paese da 30-40 anni). Bastonate a volontà, ma mica vengono da chi scopava di qua e di là; no, da un uomo di Chiesa, tutte le mattine a seguire la Messa (pardon: la Santa, Santissima, Messa) e a nutrirsi l’anima con sangue e corpo di Cristo. La “sinistra”, che è seria e morale, che non proferisce verbo di fronte ai massacri compiuti da questi assassini occidentali (Usa in testa) in ogni parte del mondo, accetta tutte le peggiori angherie da un uomo che si può immaginare porti perfino il cilicio, e tuttavia sorride stoicamente alle telecamere e macchine fotografiche con le sue carni pur martoriate. Che brav’uomo, questo sì non scopa mai, è casto e puro come un giglio; accettiamo tutto da lui, sarà un soffrire assieme il sacrificio e l’astinenza! Poveri in canna come lui, un saio, un paio di sandali e un pasto frugale al giorno e stiamo stretti in letizia attorno a quest’uomo così “francescano”.

3. A parte gli scherzi, non solo i cialtroni impegnati a rintontonirci con le loro “bravure tecniche” (che li ha portati in massa a non prevedere la crisi del 2008 fino a quando scoppiò; e, una volta esplosa, la considerarono all’inizio una normale recessione), bensì pure i seriosi critici del sistema capitalistico – tuttora ignari che il capitale è un rapporto sociale e non una cosa: che si tratti di denaro o di fabbriche o di infrastrutture o altro, non è nessuna di queste cose in particolare, è un rapporto sociale – ci raccontano che siamo in mano a finanzieri malefici e siamo sommersi da un Debito che ci soffoca e che dobbiamo sanare. E altre varie “sapienzialità” che non è possibile elencare ad una ad una.
La crisi attuale – che non è più da tempo equiparata ad una recessione, bensì presa per la più grave dopo quella del 1929 (in realtà, come già detto, ricorda al momento la stagnazione di fine ‘800) – è in ogni caso dovuta al venire meno del mondo bipolare, in cui il “socialismo reale” è rimasto cristallizzato per alcuni decenni e, nella parte di “primo mondo” capitalistica, vi era un centro regolatore dell’insieme, che certo non poteva evitare le oscillazioni cicliche tipiche di questo sistema economico-sociale e tuttavia le conteneva entro limiti accettabili. Dissolto il bipolarismo, si pensò per poco tempo all’avvento del monocentrismo (statunitense) e qualcuno – ci si ricordi quel “pover’uomo” di Occhetto, ma non solo lui – si lanciò a prevedere un nuovo secolo di prosperità e pace (i soliti cretini o forse soltanto imbroglioni che sperano in almeno un decennio di tranquillità per godere del loro tradimento). In realtà, malgrado la crisi libica abbia senza dubbio rivelato che le “nuove” potenze in crescita sono ancora molto lontane dalla forza degli Usa, non esiste più un centro minimamente regolatore; dunque lo scoordinamento prevale e con esso lo squilibrio incessante e gravemente dannoso.
In una simile situazione, si scontrano diverse strategie fra loro in netto contrasto. Ad ogni squilibrio, legato a quest’ultimo, sorge una reazione (anzi più reazioni di vari centri strategici) e quindi l’oscillazione è continua e può ampliarsi. Da almeno un paio d’anni, ma da questo 2011 in particolare, è iniziata una complicata “guerra di movimento”, in cui al momento l’iniziativa è chiaramente in mano statunitense. Ripeto che, tuttavia, vi sono azioni e reazioni di vari “punti” da cui promanano strategie diverse; e questi punti non coincidono sempre con i paesi (o nazioni, ecc.) poiché in ognuno d’essi, ivi compresi gli Stati Uniti, ve n’è in genere più d’uno. La “guerra” usa solo “in ultima istanza” gli eserciti e le armi (gli Usa li hanno mossi anche troppo in questi anni). Si utilizzano spesso altri strumenti; ed è necessario che si tratti di mezzi flessibili e d’impiego rapido, adeguati pure ad un altrettanto veloce cambiamento direzionale delle manovre strategiche.
Il sistema capitalistico è mercantile; la merce ha il suo duplicato nel denaro e nei vari titoli e rappresentazioni dello stesso. Il sottosistema detto finanziario, per il suo permanere allo “stato liquido”, è particolarmente adatto in tema di flessibilità e di uso rapido di mezzi in differenti direzioni. E’ dunque ovvio che i centri politici strategici se ne servano ampiamente soprattutto, appunto, in presenza di squilibri in impetuoso avvicendamento, che obbligano allora a improvvisi mutamenti delle direttrici “d’offensiva”. Tuttavia, ogni sottosistema possiede una sua relativa autonomia, e porta in primo piano – e nella visibilità di chi è soltanto attento alle scene che si susseguono sul palcoscenico – una serie di “soggetti” con il compito specifico di maneggiare, secondo le opportune “tecniche”, lo strumento utilizzato per dati obiettivi di fondo fissati da altri “soggetti”, gli agenti “costruttori” delle strategie. 
Non vi perciò alcun dubbio che, in questa dislocazione delle operazioni dal centro strategico a coloro che si muovono nel flessibile sottosistema utilizzato – prima di arrivare a scontri “ultimativi” d’ordine apertamente bellico – si creino disturbi, perdite di coerenza, diversioni dagli obiettivi degli agenti strategici; perché i finanzieri, i “soggetti” attivi in quel dato sottosistema, perseguono certamente i loro interessi e non sono dei semplici ed obbedienti esecutori. Insomma, “ci mettono del loro”: normalissimo ed ineliminabile corollario del precipuo funzionamento del sistema complessivo così composto di sottosistemi relativamente autonomi. Solo che l’economista – e non solo, ma anche il “grande pubblico dei beoti” in estatica, quanto chiassosa, partecipazione agli eventi del palcoscenico – vede soltanto quello che i suoi “occhiali” di banale tecnico, e spesso anche di furfante ben pagato per mentire, gli consentono di vedere. In realtà, dietro le quinte si muovono gli agenti strategici ed è alle loro mosse che si deve prestare attenzione, ben consci però della possibilità di questi scoordinamenti tra i sottosistemi del sistema capitalistico.
Tuttavia, se lo strumento usato è pericoloso, se la pistola, carica di troppo liquido, rischia di schizzarne fuori a volte “a sproposito” per l’azione interessata di chi vuol godere del “fresco dell’acqua” (danarosa), ciò non significa affatto che i fondamentali decisori siano i finanzieri. Sono ben altri, invece, ma devono agire in un sistema assai complesso e, ancor più, complicato al massimo grado. E’ esattamente questo che non solo gli apologeti, bensì pure gli ipercritici del capitalismo, perfino gli pseudomarxisti rincoglioniti dalla “preminenza dell’economia” – che in Marx era la maggiore incisività del rapporto sociale tra “classi” nella sfera della produzione dei beni, cosa totalmente diversa dal semplice riferimento alla “base economica” considerata come un mero insieme di settori produttivi e finanziari – non sanno capire. Essi perciò si dedicano a sproloquiare sulla finanza cattiva, sul peso insostenibile del Debito Pubblico, sullo spread ecc. ecc. Bisogna toglierli di mezzo, in qualsiasi modo. Sono o limitati di comprendonio o, più probabilmente, veri imbroglioni di una caratura che meriterebbe punizioni esemplari.
In altro articolo farò qualche esempio della prova della loro colpevolezza per incoerenza di pensiero. Adesso, la nausea si è fatta troppo forte e mi si lasci riposare per un po’ di tempo. Parlare di questi meschinelli, che “rompono” tutti i giorni con argomentazioni bevibili solo da un “poppolo” il cui cervello è ormai spappolato, in pratica inesistente se non per qualche frattaglia da impanare e friggere (e forse anche così è immangiabile), è molto faticoso; è come trovarsi sui 10.000 metri (anche 20.000) di altezza senza alcuna protezione. Lasciatemi scendere al livello del mare per almeno 24 ore, e forse più.

Gianfranco La Grassa,NON BASTANO I DENTIultima modifica: 2011-12-01T13:10:21+01:00da mangano1
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