COME FARE AFFARI E DOMINARE CON LA PAROLA DI “DIO”:

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DIO E’ AMORE (“CHARITAS”), MA NON PER IL CATTOLICESIMO-ROMANO! Nel nome della tradizione “mammonica”(“Deus caritas est”, 2006), Benedetto XVI ha gettato via la “pietra” su cui posava l’intera Costruzione … e anche la maschera!
COME FARE AFFARI E DOMINARE CON LA PAROLA DI “DIO”: “DOMINUS IESUS”! Il “decalogo per politici” di Benedetto XVI. Una nota di Giacomo Galeazzi – con alcuni appunti
Il Papa indica i «precetti irrinunciabili» ai leader dell’Internazionale democristiana, ricevuti in udienza a Castel Gandolfo con il presidente Pier Ferdinando Casini. Prima bacchetta i partiti cattolici («vanno difesi la vita e il matrimonio tra uomo e donna»), poi esorta i politici a recuperare credibilità: «Il giudizio è severo per chi sta in alto, non seguite il mercato ma il bene comune».

a c. di Federico La Sala
APPUNTI SUL TEMA:
LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL “LATINORUM”. Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica “Deus caritas est” (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!
SPEGNERE IL “LUMEN GENTIUM” E INSTAURARE IL POTERE DEL “DOMINUS IESUS”. Il disegno di Ratzinger – Benedetto XVI. Due testi a confronto, con alcune note
VIVA L’ITALIA!!! LA QUESTIONE “CATTOLICA” E LO SPIRITO DEI NOSTRI PADRI E E DELLE NOSTRE MADRI COSTITUENTI. Per un ri-orientamento antropologico e teologico-politico. (Federico La Sala)
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Decalogo per politici
Il Papa ammonisce i politici cattolici, mentre la Santa Sede tuona contro scandali e abusi nella vita pubblica italiana
di Giacomo Galeazzi *
Decalogo papale ai politici cattolici, mentre la Santa Sede tuona contro scandali e abusi nella vita pubblica italiana. Il Papa indica i «precetti irrinunciabili» ai leader dell’Internazionale democristiana, ricevuti in udienza a Castel Gandolfo con il presidente Pier Ferdinando Casini. Prima bacchetta i partiti cattolici («vanno difesi la vita e il matrimonio tra uomo e donna»), poi esorta i politici a recuperare credibilità: «Il giudizio è severo per chi sta in alto, non seguite il mercato ma il bene comune». La crisi economica globale nasce dall’assenza di «un fondamento etico» in campo economico e la risposta dei governanti non deve basarsi sulla difesa della dignità umana. Perciò Benedetto XVI invoca un nuovo impegno pubblico senza «ripiegamenti», mentre «false tesi sui temi etici ingannano gli uomini di oggi». L’umanità si circonda di «maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole».
In particolare il Pontefice ribadisce il no della Chiesa all’aborto e all’eutanasia. Il rispetto della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino al suo esito naturale (con conseguente rifiuto dell’aborto procurato, dell’eutanasia e di ogni pratica eugenetica) è un impegno che si intreccia con quello del rispetto del matrimonio, come unione indissolubile tra un uomo e una donna e come fondamento a sua volta della comunità di vita familiare, raccomanda il Papa. È nella famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, che la persona sperimenta la condivisione, il rispetto e l’amore gratuito, ricevendo (dal bambino al malato, all’anziano) la solidarietà che gli occorre. E’ la famiglia a costituire il «principale e più incisivo» luogo educativo della persona, attraverso i genitori che si mettono al servizio dei figli per «aiutarli a trarre fuori il meglio di sè». La cellula originaria della società è la radice che «alimenta non solo la singola persona, ma anche le stesse basi della convivenza sociale».«Vergogna» per lo spreco di danaro pubblico. «Intollerabili» gli abusi sulla gestione dei fondi ai partiti.
Non assiste inerme la Chiesa italiana alle ultime vicende di scandali legati alla gestione dei soldi pubblici ed esplose in particolare con le spese pazze di consiglieri e assessori Pdl della Regione Lazio – ora al vaglio della magistratura -, e per bocca di due suoi esponenti di primo piano quali il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, e il vicario del Papa per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini, emette una ferma condanna. A prendere la parola per primo è proprio il cardinale di Roma, città teatro delle cene a ostriche e champagne e delle sontuose feste in toga greco-romana che hanno fatto da cornice alle accuse di peculato mosse all’ex capogruppo Pdl al consiglio regionale laziale, Franco Fiorito, e da lui rilanciate ad altri membri del Pdl locale fino allo scontro con la governatrice Renata Polverini. Per il cardinale la misura è colma. «Non comprendo – spiega in un’intervista al settimanale diocesano Roma Sette – che i sacrifici non possano essere più equamente distribuiti con il sostegno del potere legislativo, mentre assistiamo al persistere di privilegi di corporazioni, a scandali ed abusi di denaro pubblico che sono intollerabili».
La gestione quantomeno allegra del denaro pubblico indigna Vallini che attraverso le strutture socio-caritative della sua diocesi conosce bene la difficile realtà delle famiglie che, incalzate dalla crisi, non arrivano a fine mese. Problemi a cui richiama fortemente la politica. «Se non c’è una ripresa di senso morale individuale e collettivo in termini di giustizia e di solidarietà sociale – afferma -, le leggi non bastano o non sono equilibrate». La priorità va data al dramma della disoccupazione. «Dove non c’è lavoro – osserva -, non c’è futuro, e le conseguenze le conosciamo tutti: delusione, scoraggiamento, non di rado depressione, rabbia, o peggio». «Non manco mai – aggiunge – di sollecitare i responsabili delle istituzioni, in forma rispettosa e chiara, di fare di tutto perchè vi sia una maggiore equità sociale. Comprendo che la grave crisi economica abbia richiesto alle famiglie sacrifici assolutamente straordinari; non comprendo – ribadisce – che i sacrifici non possano essere più equamente distribuiti con il sostegno del potere legislativo».
L’indignazione da Roma rimbalza a Genova, dove l’arcivescovo della Città della Lanterna e capo dei vescovi italiani, Bagnasco, rincara la dose. La sua è una condanna senza mezzi termini: lo spreco di danaro pubblico, tuona, «è una cosa vergognosa». «Le ristrettezze devono farci stringere gli uni agli altri con maggiore bontà», ha aggiunto: «pensare solo a noi stessi sarebbe egoista e miope». Intervengono poi anche i gesuiti che – con padre Michele Simone, vicedirettore della Rivista della Civiltà cattolica, intervistato dalla Radio Vaticana – allargano lo sguardo dagli scandali del Lazio alla più generale crisi che investe la politica. «È un momento difficile – afferma – perchè l’elemento molto negativo è, oltre il discredito nei confronti dei partiti, anche l’incapacità dei partiti di reagire in maniera significativamente incisiva». «Il discredito nei confronti dei partiti – aggiunge – sarà un elemento che peserà nelle prossime non lontane elezioni».
 

Domenica 23 Settembre,2012 Ore: 10:47
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Federico La Sala
Milano
23/9/2012
11.37
Titolo:AVANTI TUTTA, IN NOME DEL “CATTOLICO” PADRONE GESU’ (“DOMINUS IESUS”
COME LA LEGGE FALSA E BUGIARDA DEL FARAONE-PAPA, DEL NEMICO DELL’UMANITA’, SOPPIANTA IL COMANDAMENTO EVANGELICO E REALIZZA “LA (INVERSA) FINE DI TUTTE LE COSE”. Alcune pagine dallo scritto di Kant, La fine di tutte le cose (1794)*:

[…] mi sia permesso, di notare modestamente non tanto quel che essi [uomini dallo spirito grande o almeno intraprendente, fls] avrebbero da fare, quanto quel che dovrebbero evitare di urtare, per non agire contro la propria intenzione (e fosse questa anche la migliore).

Il cristianesimo ha, oltre il grandissimo rispetto, inspirato irresistibilmente dalla santità delle sue leggi, anche qualcosa di benigno, in sé. (Non intendo qui la benignità della Persona, che ce lo ha acquistato con grandi sacrifici, ma della cosa stessa: ossia della costituzione morale, che Egli fondò; poiché quella si può desumere solo da questa).

Il rispetto senza dubbio è la prima cosa, poiché senza di esso non vi può essere alcun vero amore, sebbene anche senza amore si possa nutrire grande rispetto per qualcheduno. Ma, se si viene non soltanto alla presentazione del dovere ma anche all’esecuzione del dovere, se si chiede del motivo subiettivo delle azioni, dal quale solo, se lo si può prevedere, c’è da aspettarsi quello che l’uomo farà, e non del motivo obiettivo, di quel che deve fare: allora l’amore come libero accoglimento della volontà di un altro tra le proprie massime, è indispensabile complemento all’imperfezione della natura umana (di dover essere obbligata a quello, chela ragione prescrive con la legge): perché, quel che uno fa malvolentieri, lo fa così stentatamente, ed anche con sofistiche scappatoie dal comandamento del dovere, che non si può contare molto sul dovere, come motivo delle azioni, senza l’intervento dell’amore.

Se ora, per farlo proprio buono, si aggiunge al Cristianesimo un’autorità (sia anche essa divina), possa anche la sua intenzione essere retta e lo scopo realmente buono, allora però la benignità di esso sparisce, perché è una contraddizione comandare a qualcuno, che egli non solo faccia qualche cosa, ma la faccia anche volentieri.

Il Cristianesimo ha per intenzione quella di promuovere amore alla osservanza del proprio dovere, e lo produce anche: perché il suo fondatore non parla nella qualità di un comandante, che esprime la sua volontà richiedente ubbidienza, ma in quella di un amico dell’uomo, che mette nel cuore dei suoi fratelli la loro propria bene-intesa volontà, secondo la quale essi agirebbero da se stessi volontariamente, se si saggiassero come si conviene.

È dunque il modo di pensare liberale – egualmente lontano dallo spirito servile e dallo sfrenato- quello da cui il Cristianesimo attende l’effetto per la sua dottrina e mediante cui guadagna i cuori degli uomini, dei quali la mente sia stata già illuminata dalla legge del dovere. Sebbene dunque il Maestro del Cristianesimo annunzi anche pene, pure ciò non è da intendersi così, almeno non è conforme all’intima costituzione del Cristianesimo lo spiegarlo così, come se quelle pene dovessero divenire i motivi, per eseguire i suoi comandamenti: perché allora il Cristianesimo cesserebbe di essere benigno.

Si deve quindi interpretare ciò solo come un avviso amorevole, scaturito dalla benevolenza del legislatore, per guardarsi dal danno, che inevitabilmente sorgerebbe dalla violazione della legge (lex est res surda et inesorabilis, Livius) : perché qui allora, non il Cristianesimo quale massima di vita volontariamente assunta, ma la legge minaccia: la quale, come ordine immutabile della natura delle cose, non lascia neanche allo stesso creatore l’arbitrio, di decidere le conseguenze in un senso od in un altro.

Se il Cristianesimo indice ricompense (p. es.: “Siate contenti e consolati, perché in cielo vi sarà tutto compensato”): ciò non deve essere interpretato, secondo modo di pensane liberale, come se fosse un’offerta, per attirare gli uomini alla buona condotta: perché allora il Cristianesimo sarebbe di nuovo da sé stesso non benigno. Solo l’esigenza di azioni, che scaturiscono da motivi non egoistici, può inspirare nell’uomo rispetto verso chi lo esige: ma senza rispetto non v’è vero amore.

Quindi a quella promessa non si deve dare il senso, come se le ricompense debbano essere considerate quali i’motivi delle azioni. L’amore, con cui il modo di pensare liberale è avvinto al suo benefattore, non è diretto verso il bene, che il bisogno riceve, ma verso la bontà del volere di colui, che è disposto a parteciparlo: se anche non sia in grado di farlo, o ne sia impedito nell’esecuzione da altri motivi, che porta con sé la considerazione del bene generale del mondo.

Questa è la benignità morale, che il Cristianesimo porta con sé la quale ancor sempre traspare attraverso le molte costrizioni impostegli col frequente mutare delle opinioni e lo ha preservato dall’avversione, che altrimenti avrebbe dovuto colpirlo; in modo da farlo apparire (il che è notevole) in luce tanto più chiara anche nell’epoca della maggiore illuminazione [Aufklarung], che vi sia mai stata tra gli uomini.

Se al Cristianesimo dovesse una volta avvenire che cessasse di esser benigno (il che potrebbe accadere, se si armasse di autorità imperativa, invece del suo spirito mite), allora, siccome nelle cose morali non v’è neutralità (o tanto meno coalizione di opposti principi), un’avversione od opposizione contro di esso dovrebbe divenire il modo dominante degli uomini; e l’anticristo, che anche senza di ciò è ritenuto quale il precursore dell’ultimo giorno, avrebbe il suo regno, se anche di breve durata, fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo: ma subito dopo, siccome il Cristianesimo invero è destinato ad essere religione universale, ma dal destino non sarebbe stato aiutato a divenirlo, avverrebbe, sotto l’aspetto morale la (inversa) fine di tutte le cose.

* Cfr. I. Kant, La fine di tutte le cose [1794], trad. di G. De Lorenzo, in: Giuseppe De Lorenzo, Scienza d’Occidente e Sapienza d’Oriente, Ricciardi Editore, Milano-Napoli 1953, pp. 18-20
Autore
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Federico La Sala
Milano
23/9/2012
15.08
Titolo:IN GERMANIA. Niente sacramenti senza l’8×1000
Germania/ Altolà della Chiesa cattolica: niente sacramenti senza l’8×1000

-“Affari italiani”,, Venerdì, 21 settembre 2012 *

Chi non versa l’8 per mille alla Chiesa non è più cattolico e non puo’ avere accesso ai sacramenti, compreso il funerale religioso: è la dura presa di posizione assunta dalla Conferenza episcopale della Germania con l’avallo del Vaticano in risposta alla fuga dei cattolici tedeschi dal pagamento del contributo. A partire da lunedì prossimo chiunque dichiarerà la sua uscita dalla comunita’ ecclesiastica di appartenenza, risparmiandosi così il pagamento dell’8 per mille, si porrà al di fuori della Chiesa cattolica. Nel documento reso noto a Berlino si sottolinea che l’uscita formale dalla Chiesa costituisce “una grave mancanza nei riguardi della comunità ecclesiale”. “Chi per qualunque motivo dichiara davanti all’autorità civile la propria uscita dalla Chiesa”, e’ scritto nel documento, “viene meno all’obbligo di appartenenza alla comunità ecclesiastica e a quello di consentire alla Chiesa con il suo contributo finanziario di assolvere alle proprie mansioni”.

Chi non paga l’8 per mille non verrà più considerato cattolico e non potrà dunque più avere accesso ai sacramenti, come la confessione, l’eucarestia, ne’ potra’ piu’ essere padrino di battesimo. In caso di morte, poi, gli verra’ negato il funerale religioso, anche se non verra’ automaticamente scomunicato. Con questa misura la Chiesa cattolica cerca di arginare il crescente rifiuto di contribuire al suo sostentamento, ai quali basta una semplice dichiarazione alla cancelleria di un tribunale per essere esentati dal pagamento.

Negli ultimi tempi il fenomeno ha assunto grazie alla crisi una dimensione sempre piu’ considerevole, anche per i credenti di fede evangelica, che per risparmiare decidono di uscire dalla Chiesa di appartenenza. Finora le conseguenze sul piano ecclesiastico erano praticamente nulle, mentre adesso chi esce si vedra’ rifiutare ogni tipo di sacramento. Dal 1990 in poi oltre 100mila tedeschi all’anno hanno voltato le spalle alla Chiesa cattolica, mentre nel 2011 e’ stato toccato il record di 126.488 autoesclusioni. Per tentare di arginare il fenomeno la Chiesa cattolica intende agire in futuro anche in maniera attiva, inviando a chiunque ha dichiarato al tribunale la propria uscita una lettera di invito a parlarne con il proprio parroco. Nel colloquio si cerchera’ di convincere l’eventuale pecorella smarrita a ripensarci e a tornare all’ovile.

* http://affaritaliani.libero.it/cronache/germania-chiesa-cattolica-sacramenti210912.html?refresh_ce

COME FARE AFFARI E DOMINARE CON LA PAROLA DI “DIO”:ultima modifica: 2012-09-26T12:58:11+02:00da mangano1
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