Federico La Sala, Rileggendo Elvio Fachinelli

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FEDERICO LA SALA
dal sito lavocedifiore

Psicoanalisi, Storia e Politica….
L’ITALIA, IL VECCHIO E NUOVO FASCISMO, E “LA FRECCIA FERMA”. La
lezione sorprendente e preveggente di Elvio Fachinelli – di Federico La Sala
lunedì 23 giugno 2008.

SOCIETA’ ARCAICA, NEVROSI OSSESSIVA E FASCISMO

Un contributo di Elvio Fachinelli (La freccia ferma. Tre tentativi di annullare
iltempo, Milano, L’erba voglio, 1979) per capire meglio il vecchio e il nuovo
fascismo – il berlusconismo… e l ‘ideologia americana della fine della storia.
Recensione (BELFAGOR, 3, 1980, pp. 363-365)

i Federico La Sala *

‘Anomala’ e tuttavia oltremodo interessante è questa recente ricerca di
Fachinelli. Essa nasce “all’interno dell’esperienza psicoanalitica, come effetto
primo della sorpresa” (p. 7) di trovarsi di fronte a un uomo (nevrotico
ossessivo) che annulla il tempo, ma giunge, poi, – allargandosi e quasi
capovolgendosi- a toccare altri problemi (p. 7), specificamente
storico-antropologici (il fascismo, le società arcaiche, ecc.).

La ragione di questo tipo di sviluppo è dovuto non tanto alla logica stessa dei
problemi posti dall’analisi, quanto al fatto che l’esperienza del trovarsi di
fronte a “un comportamento del tutto insolito nei confronti del tempo” (p. 135)
ha scosso e sorpreso, svegliando l’uno e l’altro da un sonno dommatico, più
l’intellettuale che lo psicoanalista: non a caso quest’ultimo pone in secondo
ordine e si riserva di affrontare in un prossimo lavoro la questione – tra
l’altro
ritenuta centrale per la psicoanalisi stessa – del tempo dell’analisi e
nell’analisi (pp. 7-8). Ma perché la sorpresa, e perché l’esigenza di una tal
risposta?

II motivo è storico: l’irruzione sulla scena del presente di un agire strano nel
tempo e sul tempo ha riposto all’intellettuale i non risolti problemi di quella
crisi che investì (e investe tuttora, dato che ancora non si è data una risposta
esaustiva – il dibattito sulla crisi della razionalità ha qui le sue profonde
radici)
la cultura europea di fronte all’affermarsi dell’ininterpretabile fascismo (p.
110), che fu proprio sì una parentesi, – spiega Fachinelli, restituendo cosi a
Croce parte delle sue ragioni, – ma lo fu come “un modo di funzionare della
storia, radicalmente diverso da ciò che si era conosciuto fino allora” (p. 110),
e, totalmente dirompente nei confronti delle formalizzazioni ideologiche
esistenti (“la Storia delle ‘magnifiche sorti e progressive'”, p. 150).

Inoltre, gli stessi esiti ‘autocritici’ (“le esperienze di questo secolo ci
hanno
costretto ad aprire g1i occhi”, p. 150) sulla Storia intesa come “flusso
irreversibile, come totalizzazione, a senso unico in cui si riassorbono tutti i
processi precedenti” (pp. 149-150), o, più in generale, su un modello di
razionalità che, proprio in “una concezione totalitaria e omogeneizzantedel
tempo storico” (p. 150), ha una delle sue strutture portanti, e, dall’altra, il
tentativo di elaborare su un’idea molteplice di tempo storico un nuovo tipo di
ricerche, inscrivono il contributo di Fachinelli in tale ambito e lo
caratterizzano
di un originale sforzo di superamento.

Da ciò, anche, il vago percepirsi, – dentro e al di la della risposta creativa
alla
sorpresa – nello stesso ritmo ‘narrativo’ della ricerca, di una tonalità
emotiva,
quasi di testimonianza.

La ricerca prende le mosse, dunque, dall’analisi dell’uomo che annulla il
tempo e dai suoi risultati: la ricostruzione. in funzione del tempo, di “un modo
generale di vivere ossessivo” (p. 10). Di qui, procedendo “per salti e indizi,
secondo una trama di fili ” (P. A. Rovatti, I morti viventi e l’aquila littoria,
“la
Repubblica “, 17.11.79), e, in particolare, sempre seguendo “il filo del tempo”,
vengono posti in relazione e analizzati la nevrosi ossessiva stessa, “le
società arcaiche e un movimento politico-sociale del nostro tempo” (p. 148), il
fascismo.

Il risultato è la scoperta, in situazioni pur tanto dissimili. di analoghi nodi
problematici che danno luogo, anche se con procedure diverse, a una stessa
soluzione, allo stesso tentativo: annullare il tempo; o più a fondo e meglio, di
un tratto comune. Questo tratto comune, non semplice ma complesso, è una
configurazione: “essa delinea un nucleo dinamico, da cui si origina un
movimento complesso particolare, sia individuale o collettivo; in questo senso
essa si presenta come una matrice o cellula genetica” (p. 149), che, – proprio
per il suo articolarsi intorno al tempo, e, anzi per il suo elaborarne uno – “è
prima di tutto un cronotipo particolare” (p. 154).

L’individuazione di questa configurazione, o “cronotipo particolare” permette
a Fachinelli di dare-trarre una prima indicazione: “sulla base di problemi
specifici, affrontati da individui e società in condizioni del tutto diverse, è
possibile arrivare a delineare tipi di soluzioni omogenee tra loro, nonostante
l’immenso divario, a volte, di premesse e circostanze” (p. 1.48), e così a
individuare-isolare altri cronotipi o configurazioni.

I varchi schiusi da quest’acquisizione sono molti, e, tutti sollecitano a
pensare
in modo nuovo su una serie di questioni notevoli. Già l’eterna questione del
rapporto individuo-società viene ‘superata’ dall’impostazione dell’indagine
per problemi specifici e dall’individuazione di una cellula genetica comune a
situazioni e collettive e individuali. Inoltre, e fondamentalmente,
l’individuazione di questa cellula genetica comune mette in crisi il concetto di
Storia e la concezione del tempo che la sostiene.

Infatti la matrice o cellula genetica individuata, prescindendo “da quella
immensa accumulazione di fatti, di esperienze, di conquiste e di disfatte che
rende la storia, come si dice abbastanza spesso, irripetibile”, mostra proprio
“la possibilità di ripetere, attraverso, lontananze abissali, una certa definita
qualità del decorso storico, di produrre segmenti di storia o di vita
individuale
nei quali siamo costretti a riconoscere una caratteristica fondamentale
comune”. Questo, ovviamente, non esclude, – prosegue e tiene a precisare
Fachinelli – “ma anzi ne rafforza, la peculiarità storica in senso stretto” (p.
149).

Le conseguenze sono notevoli. Innanzitutto, ci mette di fronte al fatto che
“esistono differenti tempi storici, differenti curvature dello spazio in cui si
svolge la vicenda umana”, e, alla necessità di pensare, al posto di uno
svolgimento unilineare, a più linee logiche particolari che si intersecano
variamente in relazioni e problemi differenti, e anche ricorrenti, secondo ritmi
temporali del tutto peculiari. E ci fa capire, finalmente, perché, “in certe
condizioni, vediamo affiorare e dominare la scena sconvolgimenti inauditi, e
dei quali ci eravamo scordati, o che pensavamo impossibili” (p. 150). E,
ancora, quanto illusoria e ideologica sia l’idea del coincidere nel presente del
tempo storico col tempo cronologico, e, quanto grande sia “la necessità di
cogliere, in ogni esperienza individuale o collettiva, tutte le temporalità
coinvolte, senza dimenticarne alcuna, o meglio, senza dichiararne abolita
alcuna per decreto-legge politico o culturale” (pp. 152-3).

Ciò che sembra emergere, anche se con cautela e un po’ implicitamente, –
dato il carattere ancora in fieri degli sviluppi possibili dai risultati della
ricerca
– tra gli spunti e le conclusioni (pp. 123-153) è l’esigenza o il compito di
individuare possibilmente cronotipi non solo sul piano diacronico (come è
stato fatto tra nevrosi ossessiva, società arcaiche e fascismo), ma anche
sincronico, nel presente. In questo, Fachinelli sembra puntare verso approdi
simili a quelli di Ernst Bloch, almeno per certi livelli. Questi, infatti,
proprio
cogliendo la sfasatura tra tempi storici non congruenti che esistono nello
stesso presente cronologico ed elaborando il concetto di Ungleich-zeitigkeit
(= non contemporaneità), giunge a prospettare “un multiversum temporale, un
tempo a più dimensioni compresenti, un intersecarsi di piani diversi del
tempo, un contrappunto di squilibri temporali fra diversi popoli, classi e
individui che pur vivono nel medesimo tempo cronologico” (cfr. R. Bodei,
Filosofia, in La Cultura del ‘900, Milano, Gulliver, 1979; cfr. anche, e
soprattutto, R. Bodei, Multiversum. Tempo e storia in Ernst Bloch, Napoli,
Bibliopolis, 1979). Da notare poi che allo stesso Bloch la nozione di
non-contemporaneità (centrale nel suo lavoro) permette di elaborare
un’analisi del nazismo (tra l’altro, Bloch non è neppure citato in R. De Felice,
Le interpretazioni del fascismo, Bari 1971) molto più profonda e originale che
non i vari sociologi o marxisti ortodossi, e molto vicina a quella di
Fachinelli.
Anzi, ci sembra, le ipotesi di Fachinelli confermano più a fondo quelle di
Bloch, e, spiegano, insieme il tempo e i modi del manifestarsi del
nazifascismo, e, in particolare, perché il fascismo come il nazismo – detto
“giacobinismo del mito” da Bloch – riuscirono a “utilizzare i ceti
ungleichzeitig”
(R. Rodei, Multiversum, p. 35), cioè i ceti contadini e piccolo-borghesi.

Il contribuito di Bloch, su questo punto, ci sembra prezioso, e utile a portare
avanti il discorso a cui con cautela accenna Fachinelli: costruire intorno
all’elaborazione temporale (o cronotipia) una nuova organizzazione del
sapere, puntando così – anche per l’essere questa “una prospettiva di lavoro
su più piani” (p. 154) – a una riformulazione e unificazione dei vari saperi
parziali esistenti (p. 155) sull’agire dell’uomo.

* (www.ildialogo.org/filosofia, Giovedì, 19 febbraio 2004)

Federico La Sala, Rileggendo Elvio Fachinelliultima modifica: 2008-06-24T23:59:37+02:00da mangano1
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