Giorgio Morale, visto con gli occhi

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Vistocogliocchi
Posted by giorgiomorale on July 8, 2008

La portinaia
Mattina in una zona ad alta concentrazione di stranieri. Cammino verso la metropolitana. Si sente odore di detersivo per i pavimenti, forte, profuma di limone.
Vedo la portinaia, alza lo sguardo su di me, mi sorride come se mi conoscesse.
“Si devono essere uccisi, questa notte”.
La guardo stupita.
“Come?”.
“Dico… con tutto questo sangue”.
Guardo a terra. Cinque grossi goccioloni rossi.
“Mamma mia”, dico impressionata
“C’era sangue dappertutto, lì l’ho già tolto… quegli stranieri… devono essersi uccisi, questa notte…”, dice.
“… speriamo”, aggiunge.
E sorride, ammiccando.
(Daniela Gaddi)
Ho sposato una straniera
Ho sposato una straniera (extracomunitaria). In Sicilia.
Il giorno che le hanno dato la cittadinanza, è stato un bel giorno. Il giuramento, l’ufficiale che ha detto:
“Siamo orgogliosi che lei diventi italiana, etc…”.
Il giorno dopo, va all’ufficio comunale per fare la carta d’identità. Dà il documento dell’attribuzione di cittadinanza e l’impiegato invece di leggerlo la interroga.
“Chi sei, come ti chiami, da dove vieni?”.
Mia moglie risponde, un po’ seccata, che può leggere tutto sul documento. Quello sbotta: “Signora ma lei è venuta in Italia per rompere i coglioni?”
Sono dovuto andare al Comune e piantare un casino galattico.
A Roma.
In fila, mia moglie, alla cassa del supermercato, con una sola cosa da pagare. Una dietro s’incazza e grida:
“Ma che cazzo fa la fila per una sola cosa. E passa avanti, no?”.
“Faccio la fila, perché non devo?”.
“Anvedi è straniera. E passa passa, nunn’allungà la fila! Questi vengono qua a rompere li co…ni, pure al supermercato, nun ce basta che ce stanno a fregà er lavoro, la casa e tutto!”.
Quando è tornata a casa in lacrime, non ci potevo credere. Ci ha messo un bel po’ per tornare a far la spesa da sola.
Quando cerca lavoro la frase tipica è: “Ah, ma lei è straniera.”
Risposta: “Sì ma ho la doppia cittadinanza, anche italiana”.
Replica: “Sì, però è straniera…”.
(Ozarzand)
Un viaggio in metropolitana
All’andata, ore 16. Scendo dalla linea verde a Loreto. La scala mobile mi porta assieme a molte persone in alto. Due dell’ATM – uno grasso, dall’aria torpida, un altro giovane e ringhioso con guanti neri – stanno scacciando un uomo, che doveva essere seduto a terra – al suo posto di lavoro – chiedendo la questua.
«Fuori, ma fuori!», grida il ringhioso.
E l’uomo, quarant’anni all’incirca, gamba destra amputata (dove? quando? perché?), forzando sulla stampella s’allontana. Esegue. Ha lo sguardo fermo e freddo. Tornerà più tardi, spero.
In attesa del treno che mi porta a Duomo. Guardo la folla sulla banchina di fronte alla mia. Figure ferme o in movimenti pacati. Poi d’improvviso tre giovani (hanno carnagione bianca: rumeni? albanesi?…) spuntano da destra, lanciandosi avvertimenti. Trasportano sulle spalle grossi teloni gonfi dove avranno ammucchiato in fretta la merce che stavano vendendo. Si allontanano in fretta verso sinistra. Dopo pochi secondi spunta ancora il mastino giovane dell’ATM coi guanti neri. Avanza metodico sull’altra banchina da destra verso sinistra, puntando i tre in mezzo alla folla-alberi. Fa il suo dovere: dà falsa sicurezza alla nostra esistenza ostacolando quella dei tre fuggitivi.
Al ritorno, ore 19,45. Fermata Cimiano (MM verde). Scendo dalle scale. Urla. Una decina di ragazzi – mi sembrano sudamericani – sono già di qua, nella zona oltre lo sbarramento che lascia passare i viaggiatori quando inseriscono il biglietto. Urlano insieme, tenendosi a distanza di due, tre metri da un giovane. Lui è biondo e atletico, con una maglietta bianca aderente. In segno di sfida allarga le braccia e li aizza:
«Venite qua che v’aspetto! Venite, venite!».
Flash: il cinghiale fermo e i cani che abbaiano. Oltrepasso il gruppo dei ragazzi, sfioro con una mano il giovane e gli dico istintivamente:
«Lascia perdere».
I ragazzi s’allontanano. Nel gabbiotto il sorvegliante dell’ATM sta telefonando alla centrale, penso. Io e il giovane biondo usciamo insieme all’aperto.
«Che succedeva?».
« Non volevano pagare il biglietto e se la prendevano in dieci contro quello dell’ATM, che era uno solo».
(Ennio Abate)
Dalla parrucchiera
In un negozio di parrucchiera. Una signora peruviana viene sottoposta a un innocente interrogatorio:
“Signora quanto costa l’affitto di una casa a Lima?.
La signora peruviana risponde.
“Ah, ma non c’è molta differenza con i nostri affitti… Perché allora venite qui da noi in Italia?”.
(Anna Maria)
(vedi anche qui)
This entry was posted on July 8, 2008 at 12:00 pm and is filed under Attualità. Tagged: razzismo. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

9 Responses to “Vistocogliocchi”

1. Giocatore d’Azzardo Says:
July 8, 2008 at 12:29 pm
Spiritoso
Lei sta camminando con la borsa della spesa, due borse della spesa. Lui è alticcio, nonostante siano solo le 5 del pomeriggio ha già bevuto e si avvicina, incurante della gente intorno e inizia a palpeggiare, vuole portare lui le borse della spesa, cerca di afferrarle. Nessuno dice nulla e lei non sa cosa fare: “Bella Signora italiana, c…o nord africa buono”.
Metropolitana Milano fermata Loreto
Vagone pieno. Entra una Signora incinta con una bimba in braccio, avrà forse due anni, un Signore si alza per cederle il posto e un gruppetto di ragazzi giovani, ukraini presumibilmente, si fionda sul posto libero spintonando e rischiando di farla cadere. Protesta solo il Signore che si era alzato ed è ricoperto di improperi.
Sabato pomeriggio
Zona pedonale, saldi, persone che fanno compere o si limitano a guardare le vetrine. Una ragazza si ferma con un’amica e osserva alcune borse esposte sul solito telo. Confabulano, trattano, non comperano.
L’Africano che gestisce il banchetto improvvisato le saluta cordialmente con un: “Puttane italiane perché non comperare da nero? Voi razziste?”. Dice proprio razziste.
Episodi. Potremmo continuare l’elenco degli episodi per giorni e non servirebbe a nulla.
Blackjack.

2. tiptop Says:
July 8, 2008 at 1:52 pm
leggendo post e leggendo commento.
Considerazione scontata: la ragione non è mai da una parte sola.
E poi penso che la differenza la fanno sempre le persone, non esistono le categorie, come chi si trova male all’ASL e io mi sono sempre trovata bene.
Nei rapporti col resto dell’umanità dipende sempre molto da come ci si porge.
Mia nipote, italiana, trasferitasi col marito a New York, al super si è sentita insultare in quanto italiana immigrata…a lei è venuto il magone. Chissà, i perchè, dei vari comportamenti, dall’una e dall’altra parte.

3. lucy Says:
July 8, 2008 at 2:13 pm
entrambi gli “schieramenti in campo” mostrano che forse abbiamo superato la soglia fisiologica di tolleranza che dieci quindici anni fa sembrava lontana e che il problema della convivenza è un fatto che attinge prima di tutto all’ignoranza e alla maleducazione. come cittadini siamo lasciati soli di fronte ai grandi cambiamenti epocali in uno stato perenne di confusione tra quello che le belle parole dicono e quello che ognuno sperimenta quotidianamente nel suo vivere. non è e non può essere compito del singolo capire quello che sta succedendo. l’intera società e in capo le istituzioni devono agire per garantire un livello di accettazione reciproca a partire dal linguaggio. e invece sono stati inventati il politicamente corretto e il buonismo. le foglie di fico.
la qualità della mia vita in pochi anni è peggiorata: le vie del mio quartiere sono coperte di sputi ( i bangla scaraccano in quantità) e siccome ci sono sputi i padroni italianissimi di cani, aumentati a dismisura per l’aumentata sensibilità animalista, pensano che la merda dei loro amati animali sia uno spettacolo suggestivo per i passanti. tutti insieme i fumatori pensano che posaceneri pieni di cicche e pacchetti di sigarette si possono svuotare tranquillamente per strada in mezzo a quel bendiddio di scaracchi e cartacce e cacche. le puzze di soffritto bruciato di cipolla imperversano sovrane ed entrano nella mia casa. non un vigile non un poliziotto controlla quanti stranieri abitano in un certo appartamento cucinando in modo precario e fuori legge 24 ore al giorno. per educazione e formazione culturale mi sento cittadina del mondo e considero ciò un valore di tutti. non dirò mai che “vengono qua a rompere i c……”. ma le puzze lo sporco il degrado i negozi miserabili presto abbandonati una certa aggressività che si percepisce anche non in presenza di fatti gravi queste cose, ecco, non vedo perché le devo subire e magari chiamare con altri nomi. sono diventata un’intollerante di sinistra occidentale strapaesana conservatrice e nient’affatto curiosa dei costumi altrui. a chi lo devo? vivo il mio fastidio come una sconfitta, la lotta per non scadere nelle ottusità di cui si parla nel post è oltremodo pesante.

4. melpunk Says:
July 8, 2008 at 2:45 pm
http://melpunk.splinder.com/post/8201878/L%27occasione+per+essere+peggior
L’occasione per essere peggiori
Pap Khouma è nato in Senegal 47 anni fa, da 22 anni è residente a Milano e da 10 ha la cittadinanza italiana. Pap Khouma è giornalista e scrittore, si occupa di integrazione e di diritti degli immigrati, e lavora alla Fnac di via Torino.
Pap Khouma, qualche giorno fa (si veda articolo del Corriere della Sera, giovedì 25 maggio, Cronaca di Milano, pag. 6) era a bordo del tram n. 29 quando due controllori gli hanno chiesto il biglietto. Pap Khouma ha risposto che ha l’abbonamento e lo ha mostrato ai due controllori. Ma i due controllori dell’Atm continuano a chiedergli il biglietto. Poi il tram si ferma in piazza della Repubblica, Pap Khouma scende. Intanto arriva un altro tram, ne scendono altri due controllori che si uniscono ai primi e gli chiedono un’altra volta il blìiglietto. Pap Khouma continua a dire di avere l’abbonamento e a mostrarlo, i quattro continuano a chiedergli il biglietto.
A un certo punto uno degli illuminati controllori che lo circondano dice, “Ehi tu, guarda che qua non sei a casa tua. Qua tu devi fare quello che ti diciamo noi, intesi?”, e lui risponde, “Non sono a casa vostra: sono sul marciapiede”. Un controllore gli risponde “Tu devi andare a casa tua. Vai via. Tornatene da dove sei venuto. Vai a casa. Vai via tu e tua sorella”. Pap Khouma reagisce: “Vai a casa tu. E se io ci vado con mia sorella tu ci vai con tua mamma”, dice.
Dal gruppo di controllori dell’Atm parte un pugno, Pap Khouma per difendersi ne tira uno, non sa bene se sia arrivato a segno (io spero di sì), e i quattro controllori gli sono addosso, lui steso per terra, a tirargli calci sulle spalle e sulla testa. Finiscono tutti a terra tra le botte. Poi Pap Khouma vede due agenti della Polizia, qualcuno li ha chiamati, chiedono le generalità ai controllori e a Pap Khouma, che viene portato al Pronto Soccorso.
Quando dico, Dai la possibilità a un uomo di essere peggiore, lui lo sarà, credo di non sbagliare. Fare il controllore è un’ottima occasione.

Giorgio Morale, visto con gli occhiultima modifica: 2008-07-08T19:38:14+02:00da mangano1
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