Monia Cappuccini, Addio a LAPASSADE

DA liberazione 31 luglio 2008
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Monia Cappuccini

Addio all’etnologo francese

Lapassade,
studioso degli
stati alterati
di coscienza

«Probabilmente, nel senso accademico del termine, io non sarò mai un etnologo; anche se, nel contempo, sono talvolta persuaso di essere l’etnologo dell’underground etnografico». Una personalità carismatica, un pensiero complesso, un intellettuale che ha sfondato parecchi limiti, primi fra tutti quelli della metodologia tradizionalista che, grazie alle sue ricerche, ha contribuito a rinnovare. Sociologo e filosofo francese, direttore del Dipartimento di scienza dell’educazione presso l’Université Paris VIII Saint Denis, Georges Lapassade si è spento ieri mattina a Parigi all’età di 84 anni, a termine di una malattia che negli ultimi anni lo avevo debilitato fisicamente senza però compromettere la sua vivacità intellettuale. Ricercatore vulcanico e anticonformista, i suoi studi nel campo della trance e degli stati alterati di coscienza costituiscono una pietra miliare per le scienze sociali: in continuo movimento ai margini dell’Occidente ha attraversato i santuari tunisini, la macumba brasiliana, i suoni del tarantismo, le pratiche estatiche delle confraternite marocchine, il culto dei santi, alla ricerca continua di una riconciliazione con i demoni e di una terapia.
Georges Lapassade aveva iniziato la sua lunga carriera verso la fine degli anni 60 occupandosi di psicoanalisi e di biologia. Insieme a René Lourau era stato tra gli animatori del «movimento istituzionalista» – nato all’Università di Parigi-Vincennes dal concetto di «analisi istituzionale» coniato da Felix Guattari e con riferimento alla «psicoterapia istituzionale» del manicomio di Saint Albain – che ha contribuito allo sviluppo di una metodologia di intervento sulle istituzioni che lui stesso così aveva riassunto: «Se l’uomo vuole essere soggetto, attore cosciente della sua storia deve analizzare le istituzioni dalle quali dipende, per trovare nell’azione di gruppo una via d’uscita all’atomizzazione burocratica della quale è vittima». Ricercatore rigoroso e appassionato, non si è mai limitato allo studio librario e difficilmente riusciva a stare fermo a Parigi. Ha introdotto in Francia l’etnometodologia, considerava la ricerca sul campo imprescindibile forma di apprendimento del mondo, tanto che nel corso dei suoi numerosissimi viaggi aveva accumulato esperienze dirette con droghe e riti in molti parti del pianeta. Da pioniere si era occupato di culture nordafricane e afroamericane, successivamente si era dedicato all’indagine dei fenomeni di comunicazione e aggregazione come l’hip hop e le technotranse, aggiudicandosi il primato di essere stato il primo a esplorare il mondo dell’hip hop e della technotranse. Proprio grazie a questi due filoni di ricerca si era fatto conoscere e apprezzare in Italia. Venne per la prima volta nel 1990 insieme a un gruppo di writer, breaker e Mc delle banlieues parigine – invitato da Roberto De Angelis – per un seminario di confronto di tre giorni con le prime formazioni hip hop italiane all’Università La Sapienza di Roma durante l’occupazione studentesca. Poi negli anni 90 il suo interesse per le possessioni lo aveva condotto sulla strada tracciata da Ernesto De Martino nella terra del Salento, che in stretta collaborazione con l’antropologo leccese Piero Fumarola aveva “modernizzato” indagando il fenomeno dei rave. A quel periodo risalgono le sue pubblicazioni più note, Stati modificati e transe e Dallo sciamano al raver . A settembre è invece prevista l’uscita del suo ultimo libro L’Autobiografo per le edizioni Besa.

Monia Cappuccini, Addio a LAPASSADEultima modifica: 2008-07-31T17:28:00+02:00da mangano1
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