Raffaele Simone, Il mostro mite

ITALIA DALL’ESTERO

…COME CI VEDE LA STAMPA ESTERA

Raffaele Simone: “Perchè l’Europa si schiera a destra”Unknown.jpeg
Articolo di Politica estera, pubblicato domenica 12 settembre 2010 in Francia.
[Le Monde]

Come spiegare il crollo della sinistra europea, proprio quando il continente subisce i contraccolpi della crisi finanziaria nata dagli eccessi del liberalismo ? Il saggio dell’italiano Raffaele Simone Il Mostro Mite. Perchè l’Occidente non va a sinistra, finalmente pubblicato anche in Francia da Gallimard, ci aiuta a capire.

Linguista di fama internazionale, filosofo simpatizzante della sinistra, Raffaele Simone ha pubblicato in Italia diverse opere ed articoli di critica, fra cui ricordiamo Il Paese del Pressappoco, Garzanti Libri 2005.

La sua analisi è severa. Secondo lui, la sinistra non è più portatrice di un grande progetto “all’altezza del (suo) tempo”. Al contrario, la nuova destra prevale perché ha capito la nostra epoca consumistica, individualista, frenetica e mediatica, e sa mostrarsi pragmatica e senza ideologia. Questa destra pigliatutto si è alleata agli imprenditori ed ai signori dei media per promuovere una società basata sul divertimento e sulla difesa degli interessi a breve termine, promettendo, allo stesso tempo, la sicurezza e la lotta all’immigrazione. Un progetto che Raffaele Simone definisce “il mostro mite”.

Dalla sua pubblicazione in Italia nel gennaio 2009, il saggio ha fatto scorrere fiumi di inchiostro negli ambienti della sinistra europea. La rivista La Discussione gli ha dedicato cinque articoli importanti nel dossier “Declino della sinistra in Occidente ?”. E a gennaio 2010 Laurent Fabius e la Fondazione Jean Jaurès hanno invitato il linguista al dibattito “La sinistra all’epoca della globalizzazione”.

In Francia ci si potrebbe meravigliare di una simile critica della sinistra, quando il governo appare invischiato nel caso Woerth-Bettencourt. A sinistra i sondaggi non sono sfavorevoli, ma il PS non ha ancora elaborato una posizione chiara né sulle pensioni né sulla sicurezza e l’immigrazione. Si tratta quindi di una problematica cruciale, sulla quale Nicolas Sarkozy ha assunto l’estate scorsa posizioni rigide che non gli hanno attirato altro che ostilità. Al contrario, per Raffaele Simone questa nuova destra e le sue derive – che definisce “mostro mite” – sta conquistando l’Europa. Lo studioso ha risposto alle domande di “Le Monde Magazine”.

Chi è il “mostro mite” del Suo libro ?

Raffaele Simone: In La democrazia in America, Alexis de Tocqueville descrive una nuova forma di dominio, che s’insinuerebbe fin nella vita privata dei cittadini, sviluppando un autoritarismo “più esteso e più dolce” che “degraderebbe gli uomini senza tormentarli”. Questo nuovo potere, per il quale – dice – “non si adattano i vecchi termini dispotismo e tirannia”, trasformerebbe i cittadini che si sono battuti per la libertà in “una folla indistinta di uomini tutti uguali (…) che si affannano per procurarsi dei meschini e volgari piaceri, (…) e in cui ognuno di essi, ognuno per conto proprio, è come estraneo al destino degli altri”.

Isolati, presi dalle proprie distrazioni, concentrati sui propri interessi immediati, incapaci di organizzarsi per resistere, questi individui delegano, quindi, il loro destino ad “un potere immenso, tutelare, che si fa carico di assicurare il loro godimento (…) e che non fa altro che tentare di tenerli irrimediabilmente confinati nell’infanzia. Questo potere vuole che i cittadini si godano la vita, purché pensino solo a questo. Esso provvede alla loro sicurezza (…), favorisce i loro piaceri (…). Non piega la volontà, ma la infiacchisce, la spegne, la inebetisce”.

Era una specie di profezia, ma oggi ci siamo arrivati. E’ il “mostro mite” di cui l’Italia mi sembra essere l’avanguardia, il prototipo riuscito. Si tratta di un regime globale di governo, ma anche di un sistema mediatico, televisivo, culturale, cognitivo, una forma di ambiente ”infantilizzante” persistente che pesa su tutta la società.

Questo regime si appoggia ad una destra anonima e diffusa associata al grande capitale nazionale e internazionale, più vicina agli ambienti finanziari che a quelli industriali, influente sui media, interessata a quell’espansione del consumo e del divertimento che considera come la vera missione della modernità, decisa a ridurre il controllo dello Stato ed i servizi pubblici, ostile alla lentezza del processo decisionale democratico, sprezzante della vita intellettuale e della ricerca, impegnata a sviluppare un’ideologia del successo individuale, ad imbavagliare l’opposizione, violenta nei confronti delle minoranze, populista nel senso che aggira le regole della democrazia in nome di ciò che “vuole il popolo”.

In Italia, l’amministrazione Berlusconi incarna questa destra fino a un livello caricaturale. In Francia, dall’epoca dalla famosa cena al Fouquet’s [la sera dell’elezione di Nicolas Sarkozy], ed oggi con il caso Bettencourt, il governo ha rivelato più volte le sue relazioni col mondo degli affari e dei media, e il presidente Sarkozy ha dato scandalo con la sua onnipresenza in televisione ed il suo tenore di vita da star. La sua mi sembra il perfetto esempio della politica di questa nuova destra che rifiuta sia di spaventare che di imporsi ai più ricchi, scegliendo di tagliare i servizi pubblici e flirtando col populismo e con determinate tesi dell’estrema destra.

Nel Suo saggio il “mostro mite” s’impone alla modernità per mezzo di tre comandamenti. Quali sono ?

Il primo comandamento è consumare. È la chiave del sistema. Il primo dovere civico. La felicità risiede nel consumo, nello shopping, nel denaro facile; si preferisce lo spreco al risparmio, l’acquisto alla sobrietà, il mantenimento del proprio stile di vita al rispetto dell’ambiente. Il secondo comandamento è divertirsi. Il lavoro, sempre più svilito, diventa secondario nell’impero della distrazione e del divertimento. Ciò che conta è il tempo libero, i week-ends, i ponti, le vacanze, le serate,la tv via cavo, le presentatrici nude (e non solo nella televisione di Berlusconi), i videogiochi, le trasmissioni popolari, la diffusione degli schermi.

Il divertimento scandisce ogni momento della vita, detta il calendario persino in casa propria dove il televisore, le consolle e il computer occupano un posto centrale. Il divertimento riempie tutto lo spazio, riformatta le città storiche, squadra i luoghi naturali, costruisce alberghi giganteschi e centri commerciali sulle spiagge più belle, crea villaggi turistici nelle dittature più infami.

Persino i più gravi fatti di attualità si trasformano in divertimento. La prima guerra irachena, lo tsunami, le catastrofi naturali, i drammi umani diventano spettacoli, videogiochi in tempo reale o sceneggiati emozionanti. I dibattiti politici diventano guerre di slogan, sfilate di personaggi, quando i ministri non sono addirittura ex modelle che hanno posato nude sulle ”prime pagine” di tutti i tabloids – come in Italia con Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità, o con Daniela Santanché, sottosegretario di non so cosa.

La proliferazione di gadgets, portatili, tavolette informatiche fa sì che ci ritroviamo accerchiati, sommersi, dissolti negli schermi. Sotto il regime del “mostro mite” la realtà scompare dietro il sipario del divertimento. Non c’è più nulla di grave, di importante. Dopo il lavoro, la vita diventa un vero carnevale, le decisioni importanti vengono prese dalle “beautiful people”, ossia politici e grandi capitalisti, tutto diventa pixel, virtuale, irreale, vita di/da stars.

La crisi economica, la speculazione finanziaria, i piani di rigore, gli attentati alle libertà e le collusioni fra uomini politici ed ambienti affaristici – in Francia come in Italia – sono episodi presto dimenticati di un grande “reality show”.

E il terzo comandamento ?

È il culto del corpo giovane. Della giovinezza. Della vitalità. L’infantilizzazione degli adulti. In questo caso il “mostro mite” si manifesta in mille modi, terrorizza tutti quelli che ingrassano, avvizziscono e invecchiano, complessa le persone naturalmente riservate, esclude quelle anziane.

Ringiovanire è diventato un’industria martellante. Ovunque ci giriamo, siamo spinti a fare diete, a spendere una fortuna in cosmetici per apparire lisci, slanciati, adolescenti, ad investire in chirurgia estetica, lifting, Botox, come Silvio Berlusconi, l’eterno abbronzato.

Non credo sia mai esistita una società succube di una tale tirannia del corpo e della gioventù. E ciò comporta gravi conseguenze morali. Si diffonde dappertutto un egoismo arrogante, giovanilista, ipervitaminico, che ostenta un aperto disprezzo per la fatica, per il corpo sofferente, per i vecchi, i brutti, gli handicappati, per tutti coloro che smentiscono il mito dell’eterna giovinezza. E nel frattempo i ragazzi rifiutano di invecchiare, diventano anoressici o bulimici, lasciano i genitori a trent’anni.

Ovunque si rigetta qualunque atteggiamento adulto, riflessivo, intellettuale, giudicato “out”, inutile, triste. Si è obbligati ad essere “sintonizzati”, tutto deve andare velocemente: il successo, i soldi, gli amori. Nei suoi saggi il sociologo polacco Zygmunt Bauman si chiede, disarmato: “Dov’è finita la compassione ?” Eccolo il “mostro mite”: un mondo di piacere senza compassione.

Ma in che modo il “mostro mite” e la nuova destra si fondono ? E perché prevalgono in tutta Europa ?

Un mondo in cui il consumatore ha sostituito il cittadino, in cui il divertimento soppianta il realismo e la riflessione e in cui regna l’egoismo, mi sembra favorevole alla nuova destra, che d’altronde gli spiana la strada e lo coltiva, dal momento che i suoi valori ed interessi vanno di pari passo con la crescita del consumo e della globalizzazione dell’economia, ricca di promesse.

In questo senso dico che questa nuova destra, consumistica, populistica, mediatica, liftata, abbarbicata alle catene televisive, che istiga a guadagnare sempre più, difendendo i piccoli proprietari, dichiarando obsolete le idee di uguaglianza e solidarietà, diffidente nei confronti di poveri ed immigrati, è più vicina agli interessi immediati della gente, più adatta all’atmosfera generale dell’epoca, in qualche modo più “naturale”. Ed è per questo che vince.

Di fronte a lei, la sinistra sembra non aver capito nulla dell’autentico sconvolgimento “di civiltà” derivante dalla vittoria dell’individualismo e del consumismo, restando appigliata solamente alle sue idee sociali.

Bisogna aggiungere che difendere le idee di giustizia, di solidarietà, di aiuto ai diseredati, essere lungimiranti e preoccuparsi dell’avvenire del pianeta sembra oggi un atteggiamento scomodo, coraggioso, ma – ahimé – contrario all’interesse egoistico a breve termine. Costa, esige sforzi. È per questo che la sinistra perde.

Lei sostiene che la sinistra non capisce più la nostra epoca. Potrebbe farci qualche esempio di tale incomprensione ?

Fin dagli anni Ottanta e dagli inizi della globalizzazione, la lista dei cambiamenti radicali che i dirigenti della sinistra non hanno capito è incredibile. Molti di loro hanno resistito all’idea dell’unificazione europea (un grande progetto nato comunque fra le loro fila), quindi hanno criticato la riunificazione tedesca dopo la caduta del Muro. Si sono opposti a lungo, con forza, alla critica ecologista della produzione sfrenata, che avrebbe potuto trarli d’impaccio. Hanno negato la comparsa di un fattore etnico nella sfera politica. Fino a poco tempo fa si sono rifiutati di discutere di immigrazione di massa e di clandestini, mostrandosi lassisti su questi problemi.

Proprio loro, i difensori della laicità, non sono stati chiari nella loro critica dell’islam radicale, sulle questioni del velo e della visibilità dei simboli religiosi. Hanno dimostrato la stessa cecità nei confronti della violenza urbana e della sicurezza, valutandone solo le cause e non gli effetti.

Si ostinano a ignorare l’invecchiamento della popolazione e – come in Francia – a non cambiare posizione sulle pensioni. Hanno lasciato la difesa degli operai e dei salariati ai sindacati e non hanno più nulla dei partiti popolari. Non hanno capito la crescita di potenza dei Paesi emergenti (Cina, India, Brasile), che si accingono a dominare il mondo. Non hanno colto granché dalle nuove culture dei giovani, edoniste, individualiste, alternative, né della formidabile crescita dei mezzi di comunicazione di massa, del potere della televisione, di Internet e del mondo digitale. Ciò fa tanto.

E, se si sommano tutte queste cantonate si vede che hanno ignorato come, nelle senescenti popolazioni europee, la modernità ha generato un aggregato inquietante e caotico di minacce e di paure alle quali solamente la destra e l’estrema destra sembrano oggi in grado di rispondere. Mentre la sinistra, se fosse stata attenta agli ambienti popolari, ne avrebbe dovuto fare una delle sue bandiere.

Lei dice, inoltre, che nessuno più conosce i grandi contributi della sinistra in Europa. Ci faccia capire…

In effetti, al giorno d’oggi non molti sanno ciò che l’Europa moderna deve alle lotte dei partiti di sinistra, alle battaglie dolorose e sanguinose per affermare i diritti dei lavoratori, la libertà di associazione, le libertà civili, le ferie pagate, l’assicurazione contro le malattie, le pensioni, l’istruzione obbligatoria, la laicità repubblicana, il suffragio universale, i diritti delle donne, i servizi pubblici, l’uguaglianza davanti alla legge, la regolazione statale degli abusi di potere, ecc.

La sinistra, dal punto di vista ideologico, ha dilapidato ciò che costitutiva il suo patrimonio: non lo rivendica più, ha addirittura paura di rivendicarlo; lo ha lasciato senza paternità, tanto che esso è diventato parte integrante dell’identità europea.

Guardate per esempio come, dopo la terribile crisi finanziaria del 2008, la destra liberale, pragmatica e senza esitazione, ha allegramente pescato in Europa e altrove nel catalogo delle classiche idee di sinistra, nazionalizzando le banche e mostrandosi interventista. La sinistra non ci ha ricavato nulla in termini di forza e credibilità, al contrario: si è lasciata rubare quel poco che le rimaneva nel suo bagaglio d’idee.

E perché ? Perché da anni, assai più ideologica e chiusa della destra, non ha proposto nulla di nuovo e di consono alla modernità. Si è contentata di ripetere formule già fatte (penso, per esempio, al “care” di Martine Aubry, che somiglia molto all’assistenzialismo degli anni Settanta), non riuscendo poi a realizzare i suoi ultimi grandi progetti…

Quali ?

L’elenco degli evidenti insuccessi della sinistra appare lungo quanto quello delle sue conquiste. Non è riuscita a ridurre le sperequazioni, che diventano sempre più gravi fra poveri, classi medie e ricchi; non è riuscita a tenere sotto controllo il capitalismo finanziario, consentendo alla destra di farlo a modo suo, cioè solo in parte; non ha saputo mettere in campo provvedimenti in materia di solidarietà che aiuterebbero davvero i più deboli a risollevarsi; non ha alzato il livello medio d’istruzione e di cultura; non ha posto fine al metodico sfruttamento di lavoratori e salariati; non ha saputo imporre né l’uguaglianza né la parità fra uomini e donne; ha permesso che la scuola pubblica diventasse meno attraente di quella privata; non ha contribuito alla formazione di una coscienza civica; non è riuscita a ridurre l’impatto della crescita sull’ambiente, ecc.

Come spiegare questi clamorosi insuccessi ? A parer mio si tratta sia di cause peculiari alla sinistra che esterne ad essa. Ci sono, anzitutto, gli effetti di quella specie di terremoto che si è verificato a partire dagli anni Ottanta con l’aumento vertiginoso dei consumi, la prepotente crescita dell’individualismo, l’onnipotenza della televisione e dello schermo: si tratta di altrettanti fenomeni che hanno profondamente sconvolto “lo spirito dei tempi”.

Al cospetto di simili cambiamenti, le proposte sociali della sinistra – uguaglianza, solidarietà e ridistribuzione della ricchezza – appaiono superate sia al singolo individuo che al consumatore contemporaneo; e questo è tanto più vero in quanto queste idee sembrano appartenere a un’ideologia associata ad una storia terribile: il passato comunista.

Lei pensa che per i cittadini la sinistra conservi ancora un colore comunista, anche dopo il crollo dei partiti comunisti europei ?

L’ombra storica del comunismo continua a pesare sulla sinistra, eccome ! Il fatto che il socialismo al potere abbia assunto una forma comunista, ossia una successione di regimi tirannici, miserabili e criminali, rimane nella memoria di tutti. Soprattutto in Europa, dove questo terribile passato risorge regolarmente ogni volta che scopriamo nuovi, terribili documenti su quell’epoca, sui comportamenti criminali delle nomenklature, sulle forzate ammissioni di colpa dei più grandi intellettuali.

E nel contempo, il crollo violento e grottesco del comunismo ha significato il crollo di taluni dei grandi miti dell’intera sinistra. L’idea secondo cui essa avrebbe cambiato il mondo con la “rivoluzione” – sia che fosse violenta, come volevano i bolscevichi, sia che fosse graduale, come pensavano i socialdemocratici – ha fatto cilecca.

Chi è che oggi vuole ancora la rivoluzione ? E per eleggere quale tipo di governo ? Quanto ai roboanti discorsi sulla “lotta di classe” o, addirittura, sull’”odio di classe”, sappiamo fin troppo bene che essi portano alla guerra civile e al dispotismo.

Le nozioni di “progresso” e di “progressismo”, stando alle quali la sinistra dovrebbe lottare per un futuro migliore, muovendosi in direzione della storia e della libertà dell’uomo, oggi, dopo le rivelazioni dei libri neri del comunismo, vacillano come in seguito agli effetti disastrosi delle nostre industrie e del progresso tecnico sull’ecologia del pianeta.

Allo stesso modo, l’intrinseca incapacità della pianificazione socialista a sviluppare un’economia prospera e ad evitare la pauperizzazione generale, e il suo dirigismo restio ad ogni spirito d’iniziativa, hanno distrutto i sogni di un’economia statalista e livellatrice, evidenziando, al contrario, i vantaggi del libero scambio e del mercato, a dispetto delle sue crisi e della sua brutalità.

Ciò malgrado, esistono ancora degli “intellettuali di sinistra” che giustificano l’epoca socialista e lo statalismo fanatico. Uomini di sinistra o di estrema sinistra che continuano a demonizzare il mercato e si definiscono “anticapitalisti” o “antiamericani”; uomini che mettono in mostra pericolose simpatie nei confronti di regimi dittatoriali come la Cuba di Fidel Castro o il Venezuela di Hugo Chavez. Essi danno prova di colpevole negligenza nei confronti dell’islamismo o del terrorismo, che essi “comprendono” oppure “giustificano”.

Molte delle elezioni perse dalla sinistra non comunista sono andate così proprio perché non ha saputo chiarire le sue differenze di fondo rispetto ai tragici errori del passato e quindi i suoi avversari di destra la mettono nello stesso calderone; come fa Berlusconi, che non parla mai di “sinistra” ma sempre di “comunisti”.

Dopo il fallimento del comunismo e della sua mitologia, Lei vede avvicinarsi il fallimento del socialismo e delle idee sociali. Perché ?

Tirate le somme, cosa rimane nel serbatoio d’idee della sinistra europea non comunista ? Non molto. L’aspetto sociale, il riformismo, la regolazione degli eccessi del liberalismo… Ma anche in questo il discorso appare debole, minimalista, senza autentica visione d’insieme. Molte delle tesi proposte mi sembrano scollate dalla realtà, oscillando fra l’assistenzialismo dello Stato-Provvidenza e una politica di centro-sinistra edulcorata, parente di quella della destra centrista o cristiana.

In Italia, per esempio, la sinistra ha cercato di allearsi ai democristiani, arrivando a formare un partito di coalizione, il Partito Democratico. Priva di identità politica, questa sinistra light, centrista, che ha paura di sembrare di sinistra, in cui nessuno si riconosce (né quelli di sinistra né i cattolici), ha subito una severa disfatta alle elezioni del 2008 confrontata con gli uomini di Berlusconi. Risultato: il suo primo segretario, Walter Veltroni, veterano comunista, si è dovuto dimettere [nel 2009].

In effetti, parecchie posizioni della sinistra edulcorata somigliano a quelle dei cristiano-sociali (in particolare l’assistenzialismo, lo statalismo, la tolleranza nei confronti della delinquenza sociale e l’immigrazione clandestina), il tutto avvolto in un’aura confessionale. Si tratta, in questo caso, di un modo di riempire il “serbatoio” delle idee che io definisco “fusionismo”, che poi è un pò “confusionismo”. Ce ne sono altri.

In Gran Bretagna la “terza via” promossa dal New Labour si lascia alle spalle un Paese in cui le disuguaglianze sociali non sono mai state così grandi, senza aver portato a termine la ricostruzione dei servizi pubblici dissanguati da Margaret Thatcher.

In Francia come in Italia, ci sono esponenti della sinistra che suggeriscono che i socialisti dovrebbero concentrarsi sulla difesa dei diritti delle minoranze, delle donne, degli omosessuali, degli immigrati, dei clandestini, dei detenuti… Si tratta di una politica che si presenta come radicale, ma che porta ad esigere la totale gratuità dei servizi pubblici, una politica lassista in materia di sicurezza.

Altri propongono di orientarsi verso la solidarietà (il famoso “care”), considerando le persone anzitutto come delle vittime, dimostrando una filantropia ed una condiscendenza che non mi sembrano in linea con le idee della sinistra.

Tutte queste improvvisazioni nella ricerca di soluzioni mancano di rigore, non aiutano a definire una politica di largo respiro, non fanno progredire la riflessione su un vero riformismo di sinistra che sia all’altezza del mondo moderno, basato sul consumismo e sulla globalizzazione. Ecco perché mi pare che, in questo inizio di ventunesimo secolo, il serbatoio di idee della sinistra sia quasi del tutto prosciugato.

Non riesce ad immaginare una nuova sinistra che sia all’altezza dei tempi ?

Credo che una nuova sinistra avrà molto da fare, ammesso che una sinistra con questo nome possa ancora esistere. A mio avviso, dovrebbe rompere con la vecchia sinistra, senza rinnegare i valori storici costitutivi della sinistra non comunista. Dovrebbe riaffermare i propri valori senza edulcorarli, adattarli alla nostra epoca, riparare i profondi misfatti culturali del “mostro mite”. Ampio, immenso programma !

Affermare il ruolo dello Stato nella regolamentazione degli eccessi del mercato e del capitalismo finanziario. Mettere in campo servizi pubblici efficienti. Investire in università e scuole di alto livello. Difendere rigorosamente la laicità dalle intrusioni religiose. Garantire in modo durevole e senza lassismo la sicurezza dei cittadini. Sostenere con forza la ricerca. Appoggiare la creazione di media e televisione di qualità.

La nuova sinistra dovrebbe ispirarsi alle esperienze della socialdemocrazia dei Paesi del Nord Europa, che ha rotto col vecchio paradigma dell’assistenzialismo e dello Stato-Provvidenza per promuovere l’emancipazione dell’individuo senza abbandonarne nessuno, correggendo la disuguaglianza sociale con la mutua assistenza. Mutua assistenza: è una parola che, effettivamente, sembra impronunciabile ai tempi del “mostro mite”, una parola di sinistra.

[Articolo originale “Raffaele Simone : “Pourquoi l’Europe s’enracine à droite”” di Frederick Joignot]

Raffaele Simone, Il mostro miteultima modifica: 2010-11-30T16:10:24+01:00da mangano1
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