Valentina Ascione,fate(cie)ntrare nell’inferno

fate(cie)ntrare nell’inferno
Articolo di Valentina Ascione pubblicato su Gli Altri, il 29/07/11

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Lividi grandi e viola. Sulla spalla sinistra, sulla schiena, su entrambe le braccia. Sulla pelle chiara di una giovane tunisina. Tracce inequivocabili di violenza sul corpo di una giovane reclusa del Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, alle porte di Roma. «Stavamo giocando a calcio, io ho colpito la palla e ho preso una ragazza nigeriana sul viso, abbiamo iniziato ad insultarci e alla fine ci siamo prese per i capelli. Nessuna mollava la presa e sentendo le grida sono entrati tre uomini, due della Guardia di Finanza e uno in borghese. Hanno iniziato a manganellarmi per separarci, davanti a tutte le ragazze che assistevano alla scena. Mi sono lamentata più volte con gli infermieri del Cie per i forti dolori chiedendo di poter essere accompagnata in ospedale. Ma mi hanno dato sempre e solo dei tranquillanti». Le fotografie che testimoniano i segni del pestaggio sono state scattate furtivamente nella biblioteca del Cie agli inizi di giugno.

Consegnate al sito Fortresse Europe, sono poi state diffuse da Redattore sociale solo pochi giorni fa, quando la vittima era già in libertà e dunque al riparo da possibili ritorsioni. E sempre Redattore sociale ha raccolto le voci di alcuni “ospiti” del centro romano che spiegano le modalità con cui sono eseguite le espulsioni: gli uomini che oppongono resistenza sono legati mani e piedi con lo scotch, come polli, e se serve anche imbavagliati, affinché smettano di strillare. Le donne invece vengono sedate con un’iniezione. C’è poi chi, tra gli immigrati, per non essere espulso compie atti di autolesionismo tra i più atroci. Come ingoiare lamette da barba. « Se ti va bene e resti in vita finisci al pronto soccorso da dove, anche se non riesci a scappare, puoi comunque considerarti fortunato che non ti hanno rimpatriato», spiegano. Ecco dunque come si vive, o meglio, come si sopravvive tra paura, malessere e disagio, all’interno di quei non-luoghi che sono i centri per immigrati. Peggiori delle carceri e in alcuni casi simili a dei lager. «Monumenti alla violazione della Costituzione, come treni deragliati con esseri umani che non vanno da nessuna parte» , secondo Furio Colombo che lunedì scorso ha visitato il Cie di Ponte Galeria insieme a una nutrita delegazione di altri parlamentari nell’ambito dell’iniziativa “FateCIEntrare”. Una giornata di mobilitazione promossa in tutta Italia dalla Fnsi, dall’Ordine dei giornalisti, Articolo 21 e altre associazioni per chiedere la rimozione del divieto di accesso per la stampa ai Cie e ai Cara istituito dal ministro dell’Interno Maroni.

Lo stesso ministro che, dopo averle blindate, ha prolungato il limite massimo di permanenza in queste strutture da 6 a 18 mesi. Impedire il diritto-dovere di informazione su quanto accade nei centri per immigrati li rende luoghi privi di fondamentali diritti democratici. E sottrae a chi vi è recluso l’unico strumento di difesa e di garanzia. Il che è inaccettabile in un Paese civile.

Comprensibile, allo stesso tempo, se si ha qualcosa da nascondere.

Valentina Ascione,fate(cie)ntrare nell’infernoultima modifica: 2011-08-02T21:35:39+02:00da mangano1
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