Perché noi siamo scienza e fantascienza

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I had a dream.

Ieri sul profilo di facebook di un’amica abbiamo trovato questo articolo, molto denso e pregno di moniti. Vogliamo ricondividerlo con voi tutti perché, parafrasando un noto slogan di qualche decennio fa, abbiamo riflettuto sulla circostanza che “noi siamo scienza e, purtroppo, anche fantascienza”:
“. . . La navigazione in Rete o l’immersione nella realtà virtuale danno agli internauti la sensazione di essere legati a un corpo ingombrante e inutile che va nutrito, curato, divertito, mentre la vita sarebbe molto più felice senza tutte le seccature che esso comporta. La comunicazione senza corpo e senza volto della Rete favorisce le identità multiple, la frammentazione del soggetto impegnato in una serie di incontri virtuali per i quali ogni volta indossa un nome diverso, o un’età o un sesso o una professione scelti a seconda delle circostanze. Il corpo diventa un dato facoltativo…Stiamo entrando, secondo Moravec, in un’era «post-biologica». Il mondo vedrà presto il trionfo di robot pensanti, infinitamente complessi ed efficienti, che non si distingueranno più dall’umanità comune se non per la loro perfezione tecnica e l’abbandono del corpo. «È un mondo in cui il genere umano sarà spazzato via da una mutazione culturale e detronizzato. Un corpo all’altezza delle sfide contemporanee non può che essere una struttura bionica indifferente alle antiche forme umane. Se il computer è un luogo infinitamente propizio per accogliere la mente, è anche promosso al rango di corpo glorioso, di liberazione da un mondo biologicamente impuro. Il discorso sulla fine del corpo è un discorso religioso che crede all’avvento del Regno. Nel mondo gnostico dell’odio per il corpo, il paradiso è necessariamente un mondo senza corpo, pieno di chip elettronici e di modificazioni genetiche o morfologiche. Ma il cyborg ancora non bussa alle nostre porte, il sensibile resiste testardo. Un’umanità fuori dal corpo è anche un’umanità senza sensorialità, amputata del sapore del mondo . . .” [David Le Breton su IL MANIFESTO del 12 aprile 2011]
Davvero difficile quest’era che avanza, e difficile è acquisire gli strumenti per poterla codificare. Molto presto ci troveremo di fronte all’imperare delle intelligenze “artificiali”, ed il prezzo da pagare per questo, a nostro avviso, è altissimo: ossia la nostra integrità UMANA, ossia tutto quel patrimonio di risorse ed esperienze sensibili che fanno dell’animale-uomo un UOMO.
Crediamo fermamente nel valore UMANITA’ e per questo ci danniamo le dita a scrivere articoli su articoli, noi di Metafisica, che si compone e si acquisisce per esperienza fisica e tangibile, quella che generalmente ci proviene dalle cadute, dagli errori, dalla sbucciatura delle ginocchia, da un ricovero improvviso in ospedale.
Certo la tecnologia che avanza e che impera, già da un decennio, non va demonizzata (non vorremmo che passasse questo messaggio, assolutamente no), ma nemmeno va idolatrata. Lo scenario che ci offre l’analisi del nostro comportamento in questo frangente storico è disarmante, ambiguo, inebriante, eccitante, dopante, misero, triste.
Tramite la tecnologia riusciamo a sentirci protagonisti, più di quanto in realtà nella vita di tutti giorni non sappiamo essere; tramite la tecnologia riusciamo ad avere un’autostima compensativa che delle volte non riesce a nascere dal confronto con l’altro sul posto di lavoro; tramite la tecnologia crediamo che finalmente la nostra voce venga ascoltata e apprezzata come in realtà all’esterno non accade, perché tutti nella quotidianità siamo a combattere frettolosamente con le nostre piccole e grandi imprese; tramite la tecnologia crediamo di esistere finalmente, esattamente come noi vogliamo esistere (non essere, di quello ormai c’è poca traccia), perché è più facile contornare i dettagli, fino al più piccolo, con la massima precisione (sui social network un osservatore acuto riesce a cogliere questo ed anche di più).
Purtroppo questo ci fa dimenticare che prima di esistere bisogna essere; e l’essere lo si acquisisce tramite il sensibile, tramite il tocco, tramite una sberla, tramite un bacio. Scrivere di un sentimento perfetto, non è conoscerlo; predicare l’amore per lunghi post non vuol dire averlo sperimentato. Anzi è più probabile che queste manifestazioni di pensieri ed idee non siano altro che l’ammissione di un vuoto, nascente dal solipsismo in cui ormai siamo sprofondati.
Ma dalla teoria, dai bei pensieri e coi desideri virtuali non si vive se questi non si tramutano nell’attenzione concreta a costruire l’amore, l’amicizia, il senso del religioso, la compassione, l’ira e quanto altro: in una parola, tutto ciò che costituisce “da dentro” la nostra “umanità”.
Distratti, confusi e persi nel gioco delle parti e della perfezione, abbiamo dimenticato che l’uomo ha tutto ciò che gli serve per essere vero nel reale: la propria coscienza e la propria intelligenza.
Invasi ormai fino allo sfinimento dagli spot della donna perfetta, del marito perfetto, del figlio perfetto, del genitore perfetto, del professionista perfetto ci stiamo scordando di vivere, e abbiamo scordato che è nella debolezza umana il punto di forza, purchè essa sia combattuta nel sensibile, col sensibile, con gli occhi, con le mani, col cuore, con le gambe; quella stessa debolezza è, al contempo, la falla nel sistema vita, quando cerchiamo di dominarla o annientarla nel virtuale.
Nella debolezza umana non v’è nessuna vergogna, e questo non vogliamo accettarlo, preferiamo l’apparenza di un bel saggio e profondo status piuttosto; viceversa in essa vi è la ragione stessa del nostro superarci con i denti e con le unghie. Vi è la ragione del nostro senso in questa vita.
La tecnologia, e con essa tutto ciò che ne deriva, ha un suo preciso scopo: quello di coadiuvare l’uomo, non quello di sostituirlo, non quello di annullare paura o imperfezioni, inadeguatezze e solitudini. Mai cadere nella trappola intellettiva che vorrebbe portarci a demonizzare la tecnologia. Fuggiamo gli estremismi, ma consideriamo che già in alcuni aereoporti del globo hanno inserito professionalità olografiche al posto di professionalità umane, questo a dimostrazione del fatto che la risorsa umana non ha più un valore, è considerata sostituibile, non essenziale, inutile. Ossia: “tutt’avanti al motto: io non ho bisogno di nessuno per vivere”.
A noi sale un rigurgito di rabbia solo a pensare a tutti gli sforzi che durante l’evoluzione spirituale e coscenziale della vita umana, migliaia di persone hanno fatto per dare dignità e priorità al valore umano e alla sacra legge della solidarietà.
Per amare non abbiamo bisogno di scriverlo su un post di facebook: abbiamo le braccia e il corpo per quello, essi sono i migliori strumenti dell’amore. Se non sappiamo amare (secondo natura) con quelli c’è qualcosa che non va, interroghiamoci.
Riflettiamo: un’emoticon non può sostituire un sorriso vero, riappropriamoci della realtà. La consapevolezza è una strada che si cerca, si agogna e si perseguita nel Silenzio della vita vera, non nello sferruzzare convulso e nel picchettio ossessivo di tasti e “mi piace”; spegnete tutti i riflettori “artificiali”. Se volete essere dipendenti, ebbri, drogati o sedati, siatelo nello sforzo di cercar Dio (chiunque esso sia per voi) o voi stessi non vi serve niente altro che un Cuore e un Intelletto per cogliere l’Infinito ed il vero senso della vita; e se necessitate di protesi, mani, piedi e parole che si muovono e suonano realmente, sono sufficienti. Spegnete i riflettori “artificiali”, ogni tanto almeno, e accendete voi, nel silenzio o nel rumore della vostra vita vera. Il cattivo e ossessivo uso della tecnologia può essere una droga che annebbia e va a sostituirsi al nostro saperci emozionare “naturalmente”.
Non è per caso che siamo Uomini e non tutto è risalibile solo alle naturali e biologiche evoluzionistiche. Ci deve essere un perché del fatto che il cuore abbia bisogno della carne, della realtà, per trovare la vera via della consapevolezza. Tutti gli altri strumenti sono buoni o cattivi in dipendenza dell’uso che se fa. Ma è nostro diritto privilegiare quelli naturali. La tecnologia serve a sollevarci, quando è necessario, ma mai nessuno si sognerebbe di pensare che senza l’auto non si può camminare (ci auguriamo); abbiamo dimenticato a camminare, piuttosto, ossia abbiamo dimenticato, più in generale, ad esercitare le nostre facoltà umane naturali. La tecnologia e tutto ciò che ne deriva è un regalo, non un dono. Quando ricevi un dono hai tutto ciò di cui hai bisogno, quando ricevi un regalo hai solo una piccola parte di ciò che ti è necessario. Riflettiamo, perché la differenza è abissale.
Insegniamo ai nostri figli a leggere, fin da piccoli, testi adatti alla loro età ovviamente: fiabe, fumetti o anche “Il Profeta” di K. Gibran, perché non perdano il valore dell’umanità. Certo, coltivarli in tal senso richiede tempo, il nostro tempo, quello che di norma impieghiamo credendo sia essenziale togliere la ragnatela dallo stipite della porta. E non temete se i bambini fanno sempre resistenza alle novità: sappiate che, come ogni creatura animale, anch’essi soggiacciono alla legge dell’ “abitudine”. Scegliamo allora abitudini che non li rimbambiscano, che non creino in loro assuefazione e, soprattutto, dedichiamo”ci” questo tempo che è prezioso e che non tornerà mai più indietro ( http://www.fabioghioni.net/blog/2011/01/05/la-console-nintendo-3ds-e-la-manipolazione-della-psiche/ )
Spegniamo tv, radio, internet per un paio d’ore al giorno e cogliamo l’attimo, fermiamolo, abbracciamolo. Diceva un grande cantautore italiano: la Vita è adesso. I figli non ci appartengono, ma fin quando non decidono di non dipendere più da noi (e finchè ne abbiamo l’occasione), insegniamo loro a RESPIRARE.

Ieri notte abbiamo fatto un sogno.
Un bambino diceva: “Mamma e papà non s’incontrano mai, litigano per la rata della macchina, per face book, per il volume troppo altro della tv, per le infiltrazioni, per il conto dell’idraulico, per la pasta scotta. Si mettono seduti, ognuno nella propria stanza, ognuno assorto nei propri pensieri, ed io non capisco. HO DECISO DI AMMALARMI, così certamente avranno altro di veramente importante cui pensare”.

Nella propria determinazione – se è vero quello che sempre sosteniamo, ovvero che il bambino è l’emblema per eccellenza della purezza e dell’innocenza -, avreste voi il coraggio di asserire che quel bambino non sta seguendo la voce del suo cuore? Se è quella del cuore, la via deve (???) per forza esser giusta.
O no?
Riflettiamo: ad una via, una strada, un viaggio basta semplicemente esser condotta col cuore per essere quella giusta? Secondo noi no, ma – come sempre – non vogliamo sostituirci al vostro intelletto, né alla vostra umanità.

Un’avvertenza: come crediamo non vadano demonizzati l’ego, né la tecnologia, pensiamo conseguentemente che non vada demonizzata la via del cuore, come perfetta ab origine.
La via del cuore è (per dirla con il nostro classico linguaggio) “SPERIMENTALE”, della sensibilità, e non passa dal godimento del “virtuale”.
Non ha in sé la formula esatta, ossia “me lo dice il cuore, è giusto”. Il cuore è un faro che in realtà ha sempre bisogno di RESPIRARE. Se lo teniamo spento troppo a lungo è probabile che quando vorremo riaccenderlo la ruggine e la salsedine ne avranno compromessi gli ingranaggi. Differentemente dal faro, però, il cuore è un “organo” unico; se si spegne non puoi sostituirlo con altro cuore.
Per come la intendiamo noi, il cuore organo ed il Cuore discernimento d’Amore sono due entità totalmente diverse. Se sedi il secondo coi falsi strumenti, “non ti basterà sapere le lingue straniere quando giungerà la fine del mondo” (diceva un saggio di cui al momento non ricordiamo il nome).

Troppo facile sostenere “seguo la via del mio cuore”: anche il bambino del nostro sogno, a suo modo, lo sta facendo.

 

Perché noi siamo scienza e fantascienzaultima modifica: 2011-09-27T18:19:12+02:00da mangano1
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