federico la sala,AMORE (CHARITAS) O MAMMONA (CARITAS)?

AMORE (CHARITAS) O MAMMONA (CARITAS)? LA FRANCIA E’ SOTTO IL PATRONATO DELLA VERGINE MARIA, MA I VESCOVI FRANCESI (E NON SOLO) CONFONDONO ANCORA “MAMMONA” CON MARIA, “LA PIENA DI GRAZIA” (“KE-CHARITO-MENE”)!
LA FRANCIA, LA CHARITE’ EVANGELICA, E LA CARITAS RATZINGERIANA! I vescovi francesi seguono la parola e la strategia scelta da Benedetto XVI. Una nota di Frédéric Mounier (“La Croix”) – con alcuni appunti
Con parole scelte Benedetto XVI ha espresso sabato il suo sostegno alla strategia messa in atto dall’episcopato francese per opporsi al “matrimonio per tutti”. Esprimendosi davanti a 39 vescovi venuti dalla Francia settentrionale ed orientale in visita ad limina in Vaticano (…)

a c. di Federico La sala

Titolo:COLLETTIVO DI “L E mONDE”. Contro una “Santa Alleanza” retrograda
Matrimonio gay: no alla collusione dell’odio

Contro una “Santa Alleanza” retrograda
aquiloni spx.jpeg
di Collettivo *

“Le Monde” del 18 novembre 2012 (traduzione: www.finesettimana.org)

Non passa giorno senza che i gay e le lesbiche francesi siano pubblicamente insultati. Si potrebbe datare l’apparizione di questa aggressione permanente dal 4 febbraio 2005, quando un deputato UMP ha osato dichiarare a loro riguardo: “Dico che sono inferiori moralmente”. È stato l’inizio di una litania astiosa proseguita con una dichiarazione parallela a proposito del matrimonio gay: “E perché non delle unioni con animali?”, nel pieno dei lavori della commissione per le leggi dell’Assemblée Nationale (25 febbraio 2011).

Queste frasi hanno potuto essere pronunciate perché certe persone sono “senza complessi”. Si ritengono autorizzate a dire tutto ciò che pensano, se questo si può definire pensare. Il responsabile di questa degradazione del modo di esprimersi in pubblico è l’ex presidente della Repubblica, la cui campagna elettorale è stata caratterizzata dall’omofobia. Fin dalla sua dichiarazione di candidatura, in piena crisi mondiale, non ha parlato prima di tutto di economia, no, il primo punto da lui presentato è stato il rifiuto del matrimonio gay (11 febbraio).

Alcuni giorni dopo (19 febbraio) dichiarava che i gay “non amano la Francia”. L’idiozia di simile affermazione, considerando la storia, da Luigi XIII al maresciallo Lyautey, non ha trattenuto dal parlare un uomo che, per finire, ha schernito i gay, dicendo che sono in contraddizione nel volere il matrimonio, visto che rivendicano il “diritto alla differenza” (17 aprile). Somiglianza, differenza, qualunque cosa i gay e le lesbiche dicano, hanno torto. Peggio, non ne hanno il diritto. Visto che glielo si rifiuta.

Non bisogna quindi sorprendersi del fatto che i discendenti politici del “sarkozysmo” si siano scatenati all’annuncio del progetto di legge timidamente definito “matrimonio per tutti”, come se le parole gay e lesbica fossero vergognose. Durante il dibattito per la presidenza dell’UMP, Fillon ha dichiarato la sua “opposizione totale al matrimonio omosessuale”,seguito da Copé che ha affermato che “non celebrerà nessun matrimonio omosessuale” (25 ottobre). Tre giorni dopo, lo stesso Copé ha pensato di organizzare delle manifestazioni contro il matrimonio gay.

Si è unita a lui su questo punto quella che alcuni hanno soprannominato sua sorella di latte, Marine Le Pen (1° novembre), che ha poi chiesto un referendum sulla questione (4 novembre); la prossima proposta sarà la gogna? L’offesa è non solo quotidiana, ma pluriquotidiana: lo stesso 4 novembre il deputato Laurent Wauquiez prometteva l’abrogazione se la destra tornasse al potere. Il 5, la deputata Valérie Pécresse prevedeva l’annullamento dei matrimoni. La crescente forza dell’insulto politico è manifestata molto bene dal numero dei deputati e dei senatori UMP che hanno firmato una petizione contro il matrimonio gay: erano 82 nel gennaio 2012, e 180 in ottobre.

Da dove arriva l’idea che il matrimonio gay metterebbe in pericolo la Francia? I dieci paesi del mondo in cui esiste hanno forse visto orde di gay e di lesbiche dipingere di rosa le statue de grandi? David Cameron che dice: “Sono a favore del matrimonio gay perché sono conservatore” (10 ottobre) è forse un cattivo britannico? Un cattivo conservatore? Un cattivo uomo? Barack Obama, che, nel suo discorso di elezione, ha dichiarato: “Che voi siate (…) gay o eterosessuali, potete realizzarvi in America” (7 novembre), vuole forse la distruzione della civiltà occidentale?

I politici francesi che fanno quelle dichiarazioni demagogiche, solleticano un elettorato che dovrebbero invece educare. François Mitterrand ha ottenuto il suo status di statista affermando, mentre era candidato alla presidenza e sapeva che la maggioranza dei francesi era contraria, che avrebbe chiesto l’abrogazione della pena di morte se fosse stato eletto. Nel caso del matrimonio gay, la maggioranza della popolazione lo approva.

I rappresentanti di tutte le religioni si sono uniti nella corsa all’insulto. Il 14 settembre, il cardinale di Lione associava il matrimonio gay alla poligamia e all’incesto. Il 3 novembre era l’arcivescovo di Parigi e cardinale che, in nome della democrazia partecipativa, approvava manifestazioni contro questo matrimonio che “distruggerebbe le basi della nostra società”. Lascio a ciascuno di voi qualificare come vuole un uomo che chiama democrazia partecipativa delle manifestazioni di piazza e invita a parteciparvi, mentre il papa viene eletto da 120 cardinali che non rendono assolutamente conto ad un miliardo di fedeli.

Non insisteremo sul silenzio non partecipativo del clero quando di trattava di impedire i torrenti di pedofilia che hanno portato quasi all’annientamento delle Chiese irlandesi e statunitensi, per non parlare solo dei paesi in cui gli scandali sono diventati pubblici. Usando in maniera molto dubbia la parola “lobby”, il cardinale e arcivescovo di Parigi sa di che cosa parla, poiché, in questo caso come in molti altri, la sua Chiesa fa “lobby” in maniera accanita. Sembrerebbe che per lui “lobby” sia un gruppo che difende interessi che non gli piacciono.

Il cardinale è stato preceduto, il 19 ottobre, da venticinque pagine scritte contro il matrimonio gay dal grande rabbino di Francia e seguìto, il 6 novembre, da una dichiarazione nello stesso senso fatta dal presidente del Consiglio francese del culto musulmano (CFCM). La collusione dell’odio è così patente che il Consiglio francese del culto musulmano, che non sapevamo essere così ecumenico, rinvia, sul suo sito, agli attacchi degli altri culti. La Federazione protestante di Francia assicura che il matrimonio gay “non è un regalo da fare alle generazioni future” in una petizione firmata anche dai ministri delle Chiese luterana, greca, anglicana e armena. Occupandosi di faccende di diritto civile che non le riguardano in considerazione della separazione di Chiesa e Stato, questi culti desidererebbero forse l’unione delle Chiese e dello Stato per un migliore ostracismo dei gay e delle lesbiche?

I media riproducono questi attacchi con una premura che sembra rasentare la compiacenza. Anche qui, attacchi quotidiani contro i gay e le lesbiche, e rarissime pubblicazioni di interventi che presentano il punto di vista opposto. Il 3 ottobre, Le Figaro ha pubblicato diverse pagine contro il matrimonio gay basate sui “psi” [ndr.: psicanalisti, psicologi, ecc.], di cui invita di solito a diffidare. Ogni giorno è tornato alla carica, pubblicando ad esempio un appello di sindaci che intenderebbero “scioperare” contro una legge che non è neppure ancora stata votata. Dov’è il rispetto della legalità giustamente sostenuto da un giornale conservatore?

Il 28 ottobre, Le Monde pubblicava l’intervista di un teologo cattolico membro del Comitato consultivo nazionale di etica, diretta contro i gay: “Gli omosessuali vogliono entrare nella norma sovvertendola”. Che l’autore di un’asserzione di tale disprezzo possa essere membro di un comitato di etica è motivo di stupore. Avrà senza dubbio dimenticato le pratiche dei primi cristiani che hanno sovvertito le istituzioni dell’Impero romano fino ad impadronirsene. Tutti questi insulti non avrebbero potuto essere espressi cinque anni fa. Gli indugi del governo e il rinvio della votazione della legge fanno sì che, fino al momento del voto, gli insulti continueranno. Abbiamo deciso di non sopportarli più pazientemente. Non firmiamo petizioni di professione.

Tra noi ci sono gay, lesbiche, eterosessuali. Alcuni di sinistra, altri di destra, alcuni cristiani, altri ebrei, altri agnostici. Indipendentemente dal loro orientamento sessuale, alcuni hanno figli. Alcuni sono celibi o nubili, altri sposati. Nessuno deve render conto a nessuno sul proprio modo di vivere. La maggior parte ha avuto genitori eterosessuali e, tra loro, alcuni hanno avuto un’infanzia infelice. Non accusano di questo l’eterosessualità. Alcuni hanno genitori omosessuali e hanno avuto un’infanzia felice. Non ne attribuiscono il merito all’omosessualità. Non abbiamo i pregiudizi dei nostri nemici.

I gay e le lesbiche rendono servizi alla Francia non meno di strani teologi o politici senza idee. I populisti omofobi si rendono conto che le loro diatribe facilitano il passaggio all’azione? Che, se delle persone, che si presuppone siano responsabili, parlano in maniera irresponsabile, la brutalità si sentirà giustificata? In tutto questo, il matrimonio è un pretesto. Una volta che sarà acquisito, l’omofobia non cesserà, ed è quella che bisogna criminalizzare. Se c’è qualcosa di pericoloso in una società è la lobby della stupidità e dell’odio.

*
– Collettivo

– Charles Dantzig, scrittore;
– Dominique Fernandez, scrittore;
– Christophe Honoré, regista;
– Olivier Poivre d’Arvor, direttore di France Culture;
– Ludivine Sagnier, attrice;
– Danièle Sallenave, scrittrice

Altri sottoscrittori del testo:

Josyane Balasko, attrice; Jean-Luc Barré, scrittore, direttore della collezione Bouquins; Alex Beaupain, cantante; Pierre Bergé, presidente della Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent, azionista di Le Monde; Martin Béthenod, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana; Geneviève Brisac, scrittrice; Sylvain Bourmeau, giornalista; Robert Cantarella, regista; Maxime Catroux, editrice; Manuel Carcassonne, vicedirettore generale delle editzioni Grasset; Edmonde Charles-Roux, scrittrice, presidente dell’Académie Goncourt; Patrice Chéreau, regista; Jean-Paul Civeyrac, regista; Kéthévane Davrichewy, scrittrice; Jean-Baptiste Del Amo, scrittore; Vincent Delerm, cantante; Diastème, regista; Virginie Despentes, scrittrice; Florence Dormoy, produttrice; Ferrante Ferranti, fotografo; Marcial Di Fonzo Bo, regista; Marina Foïs, attrice; Louis Garrel, attore; Thomas Gornet,scrittore; Olivier Gluzman, produttore; Marianne James, attrice; Pierre Jourde, scrittore; Thierry Klifa, regista; Jean-Marie Laclavetine, scrittore; Valérie Lang, attrice; Eric Lartigau, regista; Catherine Leblanc, scrittrice; Katia Lewkowicz, regista; Claude Lévêque, artista; Amin Maalouf, scrittore, dell’Académie française; Thierry Magnier, editore; Sébastien Marnier, scrittore; Philippe Martin, produttore; Chiara Mastroianni, attrice; Arnaud Meunier, regista; Jean-Paul Montanari, direttore di Montpellier Danse; Gaël Morel, regista; Amélie Nothomb, scrittrice; Anne Percin, scrittrice; Patrick Rambaud, éscrittore, membro dell’Académie Goncourt ; Eric Reinhardt, scrittore; Serge Renko, attore; Mathieu Riboulet, scrittore, premio Décembre 2012; François de Ricqlès, presidente de Christie’s France; Pierre Rigal, coreografo; Cédric Rivrain, disegnatore; Thomas Scotto, scrittore; Abdellah Taïa, scrittore; Karin Viard, attrice; Eric Vigner, regista; Edouard Weil, produttore e Cathy Ytak, scrittrice.
Autore    Città    Giorno    Ora
Federico La Sala    Milano    19/11/2012    13.29
Titolo:EDITORIALE DI “LE MONDE”. Una riforma legittima, necessaria e progressista
Una riforma legittima, necessaria e progressista

– Editoriale
– “Le Monde” del 18 novembre 2012
– (traduzione: www.finesettimana.org)

Fin d’ora, una cosa è certa: nel gennaio 2013, quando arriverà in discussione davanti al Parlamento, il progetto di legge che allarga a “due persone dello stesso sesso” il diritto di sposarsi, sarà stato oggetto di un dibattito pubblico molto approfondito.

È una cosa positiva. Infatti, al di là del codice civile, questa riforma riguarda ciascuno in ciò che ha di più intimo: la sua concezione dell’amore, della coppia, della genitorialità e della famiglia; ma anche le sue convinzioni filosofiche, morali e religiose.

Di fatto, fin dall’estate, dibattiti e scontri sono incessanti. I rappresentanti delle religioni, a cominciare dall’episcopato francese, hanno espresso con molto vigore la loro opposizione a questa riforma, che minaccerebbe, poco o tanto, i fondamenti stessi della famiglia e della società.

Altri, soprattutto psicanalisti, hanno contestato, nel diritto all’adozione, la cancellazione simbolica del padre e un “diritto al figlio” che dimenticherebbe pericolosamente i diritti del figlio. La destra, infine, non ha mancato di infiammare la polemica, nella speranza di mettere in difficoltà il governo, se non addirittura di costringerlo a rinunciare, come è successo nel 1984 per la scuola privata.

Mentre i contrari al progetto si mobilitano in questo fine settimana in tutta la Francia, è venuto il momento di ripeterlo: questa riforma – tutta questa riforma e, a questo stadio, solo questa riforma – è legittima, necessaria e progressista. Essa obbedisce, innanzitutto, ad una logica storica. Da una trentina d’anni, gli omosessuali sono passati dall’ostracismo (essendo l’omosessualità considerata nei casi migliori una malattia, nei peggiore un crimine) alla tolleranza, poi al riconoscimento, quasi all’indifferenza. In tutti i paesi occidentali, l’evoluzione dei costumi e delle mentalità è stata spettacolare.

Aggiungiamo che la famiglia non si conforma più ad un modello unico o dominante. Meno della metà delle coppie francesi sono “legali”, sposate o unite dal “pacs”. Il matrimonio stesso non obbedisce più ai motivi tradizionali di lignaggio o di religione, ma piuttosto alle esigenze e alle scelte della vita affettiva, che sono simili tra persone dello stesso sesso o di sessi diversi. La riforma risponde poi ad una necessità democratica: quella dell’uguaglianza dei diritti.

L’instaurazione dei pacs, nel 1999, ha riconosciuto legalmente la coppia omosessuale, ma l’ha esclusa dal diritto all’adozione e alla famiglia. Il progetto di legge del governo mette fine a questa discriminazione e assicura, inoltre, una migliore sicurezza per il coniuge. Come già accade in paesi diversi tra loro come la Svezia, la Spagna, la Norvegia, i Paesi-Bassi o il Belgio.

Infine, aprendo alle coppie omosessuali il diritto all’adozione (in particolare del figlio di uno dei coniugi), il progetto di legge permetterà di regolarizzare molte situazioni, raffazzonate ed incerte, che già esistono. Permetterà ai figli che hanno un solo genitore biologico ed un genitore “sociale” di avere una doppia filiazione, come gli altri bambini.

Questo dibattito è tutt’altro che anodino. È opportuno, anche per il governo, che sia portato avanti con convinzione e serenità.
Autore    Città    Giorno    Ora
Federico La Sala    Milano    19/11/2012    13.44
Titolo:I DUE “CRISTIANESIMI”. ELOGIO DEL DISSENSO ….
Fuori dal gregge

di Antonio Thellung (mosaico di pace, luglio 2012)

L’obbedienza non è più una virtù, diceva don Milani, esortando a coltivare la presa di coscienza. Non per contrapporsi all’autorità, ma per educare ciascuno ad assumere le proprie responsabilità, senza pretendere di scaricarle su altri. L’obbedienza, infatti, può anche dirsi una virtù, ma soltanto se si mantiene entro limiti equilibrati, da valutare appunto con coscienza. Perché l’obbedienza cieca è il tipico strumento utilizzato dalle strutture autoritarie gerarchico-imperialistiche per esercitare il potere, offrendo in cambio ai sudditi lo scarico della responsabilità personale. Tipico esempio si è avuto nel dopoguerra quando pareva che nessuno dei feroci gerarchi nazisti fosse colpevole, perché sostenevano tutti di aver semplicemente obbedito a ordini superiori.

Il Vangelo è chiarissimo: “Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?”, ma la cristianità che si è affermata nella storia ha preferito mutuare dall’Impero Romano un’impostazione imperialistica che si mantiene presente tuttora, sia pure adattata ai tempi odierni. Un’impostazione che riduce i fedeli a “docile gregge”, come li definiva a suo tempo Pio X. Il Vangelo, inoltre, esorta anche a non chiamare nessuno padre sulla terra, un lampante invito a non cadere nelle tentazioni del paternalismo, che svaluta la dignità delle persone. Ma l’uso di chiamare “padre” i ministri del culto la dice lunga. Nello stesso brano, poi, Gesù in persona ammonisce i suoi apostoli a non farsi chiamare maestri perché solo Cristo è il maestro, ma sorprendentemente su taluni documenti ecclesiastici anche dei tempi presenti, come ad esempio il Documento di Base del 1970, si legge nientemeno che: “Per disposizione di Cristo, gli Apostoli affidarono ai loro successori, i Vescovi, il proprio ufficio di Maestri”. Incredibile!

Si potrebbe dire che il magistero ha sempre richiesto ai fedeli un’obbedienza cieca, e non pochi tra coloro che hanno cercato di opporsi hanno pagato talvolta perfino con la vita. San Francesco, nella sua prima regola, aveva provato a scrivere che un frate non è tenuto a obbedire al superiore se questi gli ordina qualcosa di contrario alla sua coscienza, ma naturalmente papa Innocenzo III si è guardato bene dall’approvarla. In tempi più recenti, nel 1832, Gregorio XVI definiva un delirio la libertà di coscienza e nel 1954 Pio XII scriveva: “È giusto che la Chiesa respinga la tendenza di molti cattolici a essere considerati ormai adulti”. Non è stupefacente?

Chi esercita il potere, di qualsiasi tipo, vorrebbe dai sudditi una delega in bianco, perché teme le coscienze adulte, che sono difficilmente governabili per il loro coraggio di esprimere dissenso, quand’è il caso. E tanto più il potere è prepotente e prevaricante, tanto più esige un’obbedienza cieca. Il magistero ecclesiastico ha sempre mostrata una grande avversione al dissenso, trattandolo come un nemico da combattere perfino con metodi violenti, nel caso, senza capire che proprio il dissenso è il miglior amico degli insegnamenti di Cristo, perché agisce come sentinella delle coscienze.

Il dissenso, nella Chiesa, c’è sempre stato, con buona pace di coloro che nelle varie epoche storiche hanno preteso di soffocarlo usando talvolta armi che sono incompatibili con l’insegnamento di Gesù. Sarebbe ora che l’autorità prendesse atto che il dissenso non è un nemico ma, anzi, un grande amico, anche se può rendere più complesso e faticoso il cammino. Il Concilio Vaticano II mostrava di averlo capito quando scriveva, nella Gaudium et Spes: “La Chiesa confessa che molto giovamento le è venuto e le può venire perfino dall’opposizione di quanti la avversano o la perseguitano”. Ma ben presto, poi, sono prevalsi nuovamente gli atteggiamenti di repressione e condanna verso chi tenta coraggiosamente di alzare la testa. essere credibili

Personalmente non dubito che un magistero ecclesiastico sia necessario e prezioso, ma di quale tipo? Qualsiasi coscienza adulta sa che di fronte a disaccordi e perplessità non avrebbe alcun senso rifiutare l’autorità o ribellarsi tout court: non sarebbe costruttivo. Ma sente però il dovere, prima ancora che il diritto, di chiedergli maggiore credibilità, di esigere che sappia proporre senza imporre, con rispettoso ascolto delle opinioni altrui. Gli ascoltatori di Gesù “rimanevano colpiti dal suo insegnamento”, perché “parlava con autorità”, e non perché aveva cariche istituzionali. Così il magistero può sperare di essere creduto, dalle coscienze adulte, quando offre messaggi autorevoli e convincenti, e non per il solo fatto di essere l’autorità costituita. Oggi la credibilità dei vertici ecclesiastici, con tutti gli scandali di questi tempi, è fortemente minata, e si potrebbe dire che solo facendo leva surrettiziamente sulla grande fede in Gesù Cristo che continua a sostenere tante persone (malgrado tutto) evita di porsi in caduta libera. Ma fino a quando, se permane la pretesa di continuare a proporsi come magistero di un “docile gregge?”.

La parabola della zizzania insegna che la Chiesa è comunione di consensi e dissensi, perciò, per recuperare credibilità, le autorità dovrebbero finalmente prenderne atto e imparare a dialogare con tutti alla pari, e in particolare proprio con il dissenso. Dovrebbero educarsi ed educare ad accoglierlo con l’attenzione che merita. Perché un dissenso respinto e represso a priori diventa facilmente aspro, arrabbiato, distruttivo mentre, se accolto con benevolenza, può diventare costruttivo, benevolo, e perfino affettuoso.

Una buona educazione al dissenso potrebbe diventare la miglior scuola alla formazione di coscienze adulte, capaci di confrontarsi senza acquiescenze o confusioni e censure. Capaci, cioè, di non farsi travolgere da vergognosi intrallazzi di qualsiasi tipo.

Personalmente, cerco, nel mio piccolo, di fare quel che posso. Qualche anno fa l’editrice la meridiana ha pubblicato un mio libro dal titolo “Elogio del dissenso”, e per ottobre prossimo ha in programma di pubblicare un mio nuovo saggio dal titolo “I due cristianesimi”, scritto per sottolineare le differenze tra il messaggio originale di Cristo e l’imperialismo cristiano, non solo come si è affermato nella storia, ma anche come si manifesta al presente. L’interrogativo è focalizzato sulla speranza nel futuro, mentre le critiche a quanto è stato ed è contrabbandato in nome di Cristo servono solo per capire meglio come si potrebbe uscir fuori dalle tante macrocontraddizioni.

La speranza è irrinunciabilmente legata a una Chiesa delle coscienze adulte, perciò sogno un magistero impegnato a farle crescere senza sottoporle a pressioni psicologiche; un magistero capace d’insegnare a distinguere il bene dal male senza imporre valutazioni precostituite; lieto di aiutare ognuno a diventare adulto e autonomo senza costringerlo a sottomettersi; volto a stimolare una sempre maggiore consapevolezza rinunciando a imposizioni precostituite. Un magistero che affermi i suoi principi senza pretendere di stigmatizzare le opinioni diverse; che proponga la propria verità senza disprezzare le verità altrui. In altre parole, sogno una Chiesa dove sia possibile ricercare, discutere, confrontarsi, camminare assieme.

Sogno un magistero che affermi il patrimonio positivo della fede, libero dalla preoccupazione di puntualizzare il negativo; che sappia offrire gratuitamente l’acqua della vita, senza voler giudicare chi beve; che proponga la verità di Cristo, esortando a non accettarla supinamente; che tracci la strada, ammonendo a non seguirla passivamente; che offra strumenti per imparare a scegliere, a non essere acquiescenti, a non accontentarsi di un cristianesimo mediocre e tiepido. Un Magistero che preferisca circondarsi da persone esigenti, irrequiete, contestatrici, piuttosto che passive, pavide, addormentate. Esso per primo ne trarrebbe grandi benefici: sarebbe il magistero di un popolo adulto, maturo, responsabile.

Etimologicamente la parola obbedienza significa ascolto, e sarebbe ora di educarci tutti a questo tipo di obbedienza reciproca: i fedeli verso l’autorità, ma anche l’autorità verso chiunque appartenga al Popolo di Dio, non importa con quale ruolo. Solo questa obbedienza è autentica virtù. Chissà se San Paolo, quando esortava a sperare contro ogni speranza, si riferiva anche alle utopie!

federico la sala,AMORE (CHARITAS) O MAMMONA (CARITAS)?ultima modifica: 2012-11-19T16:35:41+01:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento