Attilio Mangano, Con l’amaro in bocca

Ancora su studenti e 68
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Attilio Mangano, con l’amaro in bocca

Non amo la parte del cattivo profeta e pertanto non ho alcuna intenzione di affermare che lo scontro frontale tra movimento degli studenti e governo non poteva che finire così. Anche perchè una simile tesi non è in ogni caso un buon motivo per sostenere di non lottare e possono certamente esistere circostanze e situazioni in cui la protesta e la denuncia è obbligata. Quello che mi piacerebbe capire è quanto davvero esista una caratteristica di autonomia e di originalità del movimento stesso ( al di là di componenti tipocon l'amaro2.jpg cobas, centri sociali , san precario etc. che esistevano da prima e che hanno giocato la loro parte). Gli slogan tipo nè rossi nè neri ma liberi con l'amaro1.jpegpensieri o quell’altro sull’irrappresentabilità del movimento stesso sono il segnale di un qualcosa difficilmente decifrabile, un bisogno di non essere strumentalizzati e di non fare il gioco dei partiti che ha una ambivalenza particolarissima.
Stando anche a quei sondaggi che dicono che per la prima volta Berlusconi e &. non aumentano le loro preferenze e indicano anche come non aumenti a sua volta nemmeno il PD, semra emergere un vero e proprio spazio terzo in negativo, nè con gli uni nè con gli altri, che può indicare un nuovo tipo di orientamento nel suo farsi come può esprimere solo un senso di disagio e di non partecipazione, come se l’opinione pubblica fiutasse che i problemi sono altri e le soluzioni pure. In che direzione va questo bisogno di alterità? Se esso esprime a sua volta una linea di tendenza verso Di Pietro o Beppe Grillo?

Attilio Mangano, Con l’amaro in boccaultima modifica: 2008-10-29T18:24:00+01:00da mangano1
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2 pensieri su “Attilio Mangano, Con l’amaro in bocca

  1. In “che direzione va questo bisogno di alterità?”, si chiede Attilio Mangano.
    Domanda difficile, alla quale, forse, conviene opporne un’altra: in quale ruolo sociale si percepiscono coloro che oggi si danno a questa ‘alterità’?
    E’ certo che oggi la duplicità esistenziale di ciascun attore in campo (studente/cittadino – lavoratore, operaio/precario), e della quale è ‘prigioniero’, segnala l’avvicinarsi di un ‘nuovo’ tempo della consapevolezza.
    Un tempo dove l’antica lezione kantiana – nessun uomo può mai essere strumento ma sempre il fine – sembra ancora riproporsi inesausta, prepotente. Forse, Attilio, “c’è ancora speranza”.

  2. In che direzione vada questo bisogno di alterità non lo so ma come docente che, in questi giorni, sta seguendo da vicino lo scontro fra il mondo della scuola ed il governo, di sicuro posso affermare che questo bisogno di alterità c’è, si avverte fortemente ed, in fin dei conti, fornisce anche qualche motivo di speranza rispetto all’immobilismo studentesco-e non solo- che ha caratterizzato gli anni precedenti.
    Non si tratta questa volta della consueta occupazione per anticipare le vacanze estive, piuttosto del desiderio, a volte espresso anche ingenuamente, di essere soggetto della propria formazione e, pertanto, di poter fare delle scelte riguardo al proprio futuro.
    Non è il ’68, il malessere esploso sembra frutto di percezioni piuttosto che di riflessioni politiche ma è già una speranza vedere i cartelloni con la scritta” Pensavate che il nostro sogno fosse diventare tutti veline e tronisti. Vi sbagliavate!”.

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