Luca Gallesi, Ultime novità poundiane

18/11/2008
Luca Gallesi – Editoria «Ultime novità poundiane»

«NOVITA’ POUNDIANE»
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Esattamente cento anni fa, come è stato autorevolmente ricordato anche dal nostro Direttore su Avvenire e da Mary de Rachewiltz e Massimo Bacigalupo su Poesia, Ezra Pound) pubblicava a proprie spese a Venezia un’edizione limitata di A lume spento, la prima di una lunga serie di raccolte poetiche che lo avrebbero consacrato uno dei più grandi poeti in lingua inglese di tutti i tempi. Se i quarantacinque componimenti raccolti nel libro passarono allora praticamente inosservati – tanto che Pound, in mancanza di acquirenti, aveva finito per regalare ad amici e conoscenti – col tempo essi vennero apprezzati come meritavano, e le poche copie superstiti del libro hanno raggiunto oggi, sul mercato del libro antiquario, valutazioni sbalorditive.
Allo stesso modo, la vita e l’opera di Ezra Pound sono state, col passar del tempo, sottoposte a un’attenta analisi che ne ha rivalutato fatti e contenuti. Dallo stereotipo del poeta eccentrico, stampato da piccoli editori raffinati, siamo passati alla pubblicazione delle sue opere nelle collane librarie del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, ampiamente distribuite nelle edicole di tutta la penisola. Anche all’estero, particolarmente in Gran Bretagna e negli Usa, Pound viene finalmente considerato con la dovuta attenzione e studiato senza i preconcetti che ne avevano distorto l’innegabile grandezza, come dimostra una recente biografia del poeta scritta da David Moody, Ezra Pound: Poet (Oxford University Press), di cui è stato recentemente pubblicato il primo volume, The Young Genius 1895-1920.
Il problema principale delle biografie di Ezra Pound è che, nell’affrontare un personaggio così poliedrico e appassionato, si può facilmente correre il rischio di essere parziali (si veda Ezra Pound The Last Rower, di C.D. Heymann, 1976), o addirittura inesatti (come il J. Tytell de The Solitary Volcano, 1987), anche se, col passare degli anni, si è un po’ assopita l’acredine ideologica spesso preconcetta che caratterizza, per esempio il – peraltro accurato – lavoro di R. Casillo, The Genealogy of Demons, 1988. Tra le biografie poundiane pubblicate sinora, tutto sommato la più utile resta – curiosamente – ancora quella di Noel Stock, The Life of Ezra Pound, datata 1970 e purtroppo mai tradotta nella nostra lingua, come è invece successo alla più recente A Serious Character (1988) di Humprey Carpenter, (mal)resa in italiano da Rusconi una dozzina di anni fa; la biografia originale è un lavoro vasto, complesso e sotto molti aspetti soddisfacente, ma che ha il limite implicito nell’autore, biografo di professione (le edizioni Ares, per esempio, ne hanno pubblicato la vita di Tolkien) e quindi non sempre dotato della sensibilità e preparazione necessarie a trattare adeguatamente i temi politici, economici, poetici e letterari che sono il tessuto connettivo della vita e dell’opera di Pound.
A. David Moody, professore emerito all’Università di York, neozelandese di nascita e inglese d’adozione, dopo una lunga serie di apprezzati saggi su T.S. Eliot – tra tutti: T.S. Eliot: Poet, Cambridge University Press, 1979 e 1994 – si è concentrato su colui che Eliot definì «il miglior fabbro», analizzandolo soprattutto nel suo essere poeta, come recita il titolo del suo lavoro. Il primo volume, 500 fitte pagine che si fermano al 1920, ci racconta la nascita e l’evoluzione di un giovane che già all’età di quindici anni aveva chiaro che cosa avrebbe fatto da grande: il poeta; nelle sue stesse parole, voleva «scrivere, prima di morire, le poesie più belle che siano mai state scritte».

Missione riuscita

La biografia di Moody segue il filo cronologico e si basa su documenti ufficiali e fonti sicure. Non c’è spazio per il pettegolezzo (che invece pervade un’altra «biografia», Olga Rudge & Ezra Pound, di Anne Conover, edita nel 2001 dalla Yale University Press), dato che, come avverte l’autore nella Prefazione, «Ezra Pound oggi esiste in tutto ciò che ha scritto, nella sua poesia e anche nelle migliaia di pagine dei suoi scritti pubblicati e nelle decine di migliaia di pagine di lettere e bozze non pubblicate. Mi sono astenuto da qualsiasi ipotesi non suffragata da prove documentali, e ho cercato di tessere i fili variegati della vita e dell’opera di Pound in un modello narrativo che ci presenti questo individuo incredibilmente ricco di energia e di potenza nella corrente del suo linguaggio e cultura». Missione riuscita, potremmo commentare alla fine della lettura di un libro che ci guida efficacemente lungo i sentieri percorsi da Pound, e che lo vedono all’avanguardia tanto nella poesia e nella letteratura quanto nelle arti figurative, nella musica e nella critica appassionata e militante di ogni fenomeno artistico e culturale che suscitava la sua curiosità. La biografia si ferma, come abbiamo detto, al 1920, e sono quindi ancora in fase di lavorazione le pagine dedicate all’argomento più scottante: l’adesione di Pound al fascismo italiano e la sua ossessiva insistenza su temi economico-politici che, per qualche anno, lo distolsero in parte dalla sua produzione più propriamente letteraria. Sono invece qui accuratamente affrontati i componimenti poetici più significativi, come Homage to Sextus Propertius, H.S. Mauberley, e i primi Cantos, tutte opere analizzate e commentate in modo approfondito e preciso, in modo da offrire al lettore anche non specialista (e questo è forse il merito maggiore dell’opera) gli strumenti per leggere, capire e apprezzare la poesia di Pound. Un esempio per tutti è il paragrafo dedicato al Canto IV, che mette in risalto la vera e propria rivoluzione poetica iniziata e guidata con successo da Pound. «Il poeta», chiosa Moody, «diventa libero di attingere a materiali provenienti da ogni epoca e luogo al fine di confermare, su basi permanenti e comuni a tutta l’umanità, le sue convinzioni».
Col passare del tempo, a partire dalla prima guerra mondiale, quella «inutile strage» stigmatizzata nel poemetto H.S. Mauberley che gli ha portato via amicizie tra le più care, come T.E. Hulme e Gaudier Brzeska, Pound si interessa con crescente passione alle cause delle guerre in generale e a quelle economiche e finanziarie in particolare. E così prende il via l’evoluzione dell’esteta volutamente lontano dalle miserie umane e dedito soltanto al culto dell’arte per l’arte, che si trasforma nel poeta militante, antenna della razza e alfiere della Bellezza e Giustizia diffuse in tutta la società, che deve essere educata al senso estetico da coloro che ne sono più dotati, ossia i poeti e gli artisti.

Ezra Pound politico

Si è scritto molto sull’impegno politico di Pound, e sulla sua adesione al fascismo che, dopo un’imputazione per alto tradimento mai discussa in un tribunale, lo ha condotto a un passo dall’impiccagione e gli è costata una lunghissima detenzione in manicomio criminale. Quello però che solo ultimamente si è cercato di fare è analizzarne seriamente contenuti e motivazioni che andassero al di là dei consueti luoghi comuni e delle facili etichette sbrigativamente apposte su tali argomenti: ingenuità, pazzia, mania di protagonismo, bizzarri abbagli, e via insultando o rimuovendo.
Nel 1991 esce per la Cambridge University Press il primo e tuttora più valido e completo contributo sull’argomento, Ezra Pound and Italian Fascism, di Tim Redman (che invano attende ancora un volenteroso editore italiano) che, con sereno e professionale distacco, inquadra il fascismo di Pound nello Zeitgeist dell’epoca. Lungi dall’essere una stravaganza ingiustificata, la lotta di Pound contro l’usura fa parte di una battaglia condivisa dai migliori intellettuali britannici dell’epoca, guidati da A.R. Orage sulle pagine di The New Age, un settimanale che nel primo ventennio del secolo scorso faceva davvero tendenza. Fra i tanti nomi che maturarono convinzioni politiche molto simili a quelle che Pound sostenne coerentemente fino alle estreme conseguenze troviamo Hilaire Belloc, G.K. Chesterton, T.S. Eliot e W.B. Yeats e tanti, tantissimi altri che, prima della Seconda guerra mondiale, si battevano su posizioni molto simili a quelle di Pound, contro la speculazione finanziaria e per una rivoluzione spirituale.
Oggi, dopo aver scavato con successo nelle fonti inglesi vicine a The New Age, l’attenzione degli studiosi più brillanti – Tim Redman in testa – si è spostata ad approfondire le fonti statunitensi del pensiero politico di Pound, ovvero quel filone genericamente definito «populista», che a una più attenta ricerca si rivela ricchissimo di sorprese, come dimostra l’eccellente lavoro di una giovane studiosa romena, ricercatrice della Freie Universitaet di Berlino, Roxana Preda, che ha curato un’eccellente raccolta di lettere poundiane: Ezra Pound’s Economic Correspondence, 1933-1940, edito dalla University Press of Florida.
Il libro dimostra come il poeta, negli anni Trenta, fosse completamente assorbito dalle tematiche economiche, che infatti pervadono la sua poesia, la sua produzione saggistica e pubblicistica e soprattutto la sua corrispondenza. Sono di questi anni gli Eleven New Cantos e la Fifth Decad, sezioni dei Cantos permeate di teorie economiche vicine al Credito Sociale e al pensiero di Silvio Gesell, scoperto in quegli anni. Il 30 gennaio 1933, inoltre, Pound aveva incontrato Mussolini, e nei mesi successivi scrive di getto Jefferson and/or Mussolini, oltre a molti altri saggi economici e monetari, raccolti in volume o pubblicati su varie riviste e periodici anche italiani.

La corrispondenza privata

Ma è nella corrispondenza privata che si può cogliere appieno il senso e la profondità dell’interesse poundiano per l’economia e soprattutto la questione monetaria. Le lettere curate da Roxana Preda mettono in evidenza un aspetto non sufficientemente sottolineato di Pound, e cioè che non era un eccentrico isolato, ma un attento e sensibile lettore di teorie economiche che allora non erano affatto bizzarre, bensì accettate e sviluppate da politici importanti – come il governatore della Louisiana Huey Long e i senatori statunitensi William Borah e Bronson Cutting – ed economisti rispettabili – come il già citato Gesell e il più ortodosso Irving Fisher – e soprattutto conosciute e condivise da decine e decine di milioni di cittadini, quanti erano, per esempio, i fedeli radioascoltatori di Padre Coughlin e i lettori del suo periodico Social Justice. Con tutti costoro – e molti ancora, altrettanto autorevoli ma meno conosciuti – Pound intrattenne rapporti epistolari, qui raccolti e commentati in modo egregio.

Di Luca Gallesi, Studi cattolici n. 573, novembre 2008.

Luca Gallesi, Ultime novità poundianeultima modifica: 2008-11-21T17:38:00+01:00da mangano1
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