Ida Dominianni, La favola del grande seduttore

a favola del grande seduttore di Ida Dominijanni

• da Il Manifesto del 30 aprile 2009, pag. 1
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Può darsi che per essere credibile Veronica Lario dovrebbe accompagnare le sue periodiche scenate al marito a mezzo stampa con una bella separazione coniugale, onde evitare che anch`esse vadano alla fine a vantaggio di quel «divertimento dell`imperatore» che lei stessa denuncia. Però nei patti matrimoniali c`è un margine di insondabilità in cui non si può entrare, anche quand`è evidente che ci sono di mezzo calcoli che riguardano il patrimonio, come in questo caso, o il potere, come nel caso, peraltro imparagonabile sul versante maschile, di Hillary Clinton anni fa. Fatto sta che due voci femminili non del campo avverso ma del suo prima quella di Sofia Ventura sul magazine di «Fare futuro», poi, di conseguenza, quella di Veronica – hanno rotto l`incantesimo dell`onnipotente seduttività di Silvio Berlusconi nei confronti del gentil sesso, e giusto all`apice della sua popolarità guadagnata, anche sulla scena tragica del terremoto, corteggiando le donne dai tre ai novanta anni, ora nominando una segretaria-bambina sul campo ora distribuendo dentiere e tailleur. E’ una lesione non irrilevante nella corazza narcisistica del Cavaliere, come dimostra la sua reazione rabbiosa, e può diventare una lesione non irrilevante nella sicumera delle sue armate, come dimostra la reazione incarognita dei suoi sodali nel sito del Pdl. Ad alcuni osservatori – soprattutto stranieri, evidentemente meno impigliati nello stesso immaginario sessuale schiettamente italico del premier – non sfugge già da tempo l`importanza cruciale, niente affatto accessoria, che la sfera della sessualità e del rapporto fra i sessi ha avuto nella costruzione del consenso di Silvio Berlusconi. Una materia in cui è bene tenere freddo il linguaggio e basso il colore, mentre guardate quale nobile gara ad alzare i toni si scatena anche stavolta sulla stampa nazionale, di parte e indipendente (esempi: Libero e La Stampa di ieri), come se il problema fosse quello di mostrarsi più realisti del re, più disincantati del re, più amici delle veline e meno amici delle femministe del re. Una fiera della finezza che copre l`osso del problema e la pelle delle complicità. Dagli anni 80 in poi, prima con le tv poi con la videopolitica, prima da tycoon poi da premier, Silvio Berlusconi ha accumulato buona parte della sua popolarità lucrando sulla crescita di protagonismo femminile, cambiandone il segno, e riabilitando un immaginario sessuale maschile destabilizzato dal femminismo e dal cambiamento del rapporto fra i sessi. Non si capisce granché riducendo tutto questo alla macchietta volgarotta ma innocua e familiare dello sciupafemmine, né a un referendum pro o contro le veline: l`operazione è stata più complessa anche se probabilmente, come sempre in Berlusconi, del tutto istintiva. Si è trattato in primo luogo di omaggiare una certa idea del femminile femminilizzando se stesso, con la cura ossessiva della propria immagine, con l`uso sbandierato della chirurgia plastica, con un`empatia populista più da Evita che da Peròn. In secondo luogo, di ridurre la libertà guadagnata dalle donne nei decenni precedenti a libertà di mostrarsi in tv e di offrirsi come gadget al circuito del potere, coerentemente con la più vasta manovra di riduzione della libertà politica a libertà di mercato che è il segno di tutto il suo regno. In terzo luogo, di rassicurare l`immaginario maschile, degli amici e dei nemici, propinando ogni giorno la favola del gran conquistatore, una favola a cui è tanto più gratificante credere inconsciamente quanto più la si riconosce scaduta consciamente. E che peraltro si smentisce da sola: basta ricordarselo al G20 di Londra, mentre rincorreva affannosamente la scia della seduttività politica di Obama, solo e senza nessuna Michelle e nessuna Carla al fianco malgrado i collier portati in dono alle diciottenni e le promozioni femminili elargite nel Palazzo. Il fatto è che anche in questa modalità la strategia del consenso berlusconiana non ha incontrato né grandi ostacoli né grandi alternative. Una simile «valorizzazione» delle donne ha la strada spianata, se dall`altra parte non ce n`è nessuna o c`è solo la ritornante querelle, tutta di ceto politico, sulle quote. E una simile riscrittura del maschile ha anch`essa la strada spianata, se dall`altra parte non si mette neppure a fuoco il problema. Così tocca ritrovarsi a discutere se una donna può essere corpo e cervello o solo corpo o solo cervello, se sia più maschilista mandare le veline a Strasburgo o lasciarle dove stanno, più femminista tutelarle o giudicarle, più democratico avere una classe dirigente impresentabile solo maschile o mista; o se tanto vale eleggere direttamente premier Emanuele Filiberto. Dilemmi all`altezza giusta, in tempi di basso impero.

Ida Dominianni, La favola del grande seduttoreultima modifica: 2009-04-30T19:33:00+02:00da mangano1
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